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Rotte da tracciare, coscienze da risvegliare

pace

La pace, forse, ha iniziato timidamente a nascere in Medio Oriente. Quello che sta succedendo ci permette di capire e di giudicare quello che è successo e a prenderne qualche utile insegnamento. Ci stiamo accorgendo che gli "irresponsabili" di oggi ricordano gli "irresponsabili" di ieri: Gandhi e Martin Luther King

 

Barchette di carta e barche vere

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Le barchette di carta penzolano sotto una delle tettoie dell’oratorio. Le hanno realizzate tredici bambini ucraini ospitati a Bergamo da altrettante famiglie perché potessero vivere un mese di pace in Italia dopo tre anni di guerra nella propria patria. Per loro non è stato facile lasciare casa, affrontare un lungo viaggio e trovare il proprio spazio, almeno temporaneamente, in una nuova situazione. Eppure ce l’hanno fatta: sono stati messaggeri di pace perché ne hanno dimostrato l’assoluta necessità e hanno provocato reazioni di accoglienza e gesti di solidarietà.

È successo a Bergamo, sulla terra ferma. Un tavolino di legno da arredo urbano è l’appoggio giusto per piegare un foglio e trasformarlo in un simbolo, in una richiesta di cambiamento. Questa è esattamente la stessa dinamica che si è generata attorno alla Global Sumud Flotilla di cui tanto abbiamo parlato nelle settimane scorse: non barchette di carta realizzate da bambini ma vere imbarcazioni in mezzo al Mediterraneo. Oltre quaranta natanti e quasi cinquecento attivisti partiti da Barcellona, Genova, Catania, Siro e Tunisi per risvegliare la coscienza del mondo contro la barbarie della guerra. Un messaggio vivente scritto sulla mappa geografica del mar Mediterraneo, da troppo tempo trasformato dalla cronaca in triste scenario di morte e di indifferenza. Le barchette, tanto quelle di carta quanto quelle a vela o a motore, sono un segno lasciato lì a penzolare per richiamare l’attenzione della gente su una situazione indegna di un mondo che vorrebbe definirsi civilizzato.

"Pericolosi e irresponsabili"

Alla luce dei timidi segnali di pace che stiamo vedendo in questi giorni siamo in grado di tornare su quell'evento e sui commenti che si sono sentiti. Qualcuno, infatti, ha definito quella della Sumud Flotilla un’azione con “margini di pericolosità e di irresponsabilità” sminuendo così il valore simbolico dell’iniziativa e denigrando il coraggio delle persone coinvolte nel viaggio. Qualcuno l’ha ridotta a un tentativo di consegnare una risibile quantità di aiuti umanitari in un territorio dove sarebbe stato molto difficile poterli distribuire.

Ma così facendo prova a far dimenticare i veri obiettivi del progetto. Qualcuno ha anche contestato che dei ‘civili’ potessero sfidare le navi militari di un esercito in un’area di guerra. Ma nella storia recente molte manifestazioni pacifiche hanno aperto la possibilità ad un cambiamento radicale oltrepassando gli steccati della prudenza: la marcia del sale in India voluta da Gandhi nel 1930; la marcia su Washington del 1963 quando Martin Luther King pronunciò il suo più celebre discorso: "I have a dream"; il manifestante solitario e fermo davanti a una colonna di carri armati in piazza Tienanmen nel 1989; la marcia dei 500 a Sarajevo nel 1992 per porre fine all’assedio della città.

Una testimone diretta e le piazze piene

Silvia Boccardi è una giornalista. Ha affrontato il viaggio della Sumud Flotilla sulla Life Suppor dell’organizzazione umanitaria Emergency. La nave, attrezzata per portare soccorso in mare, ha dato sostegno alle altre imbarcazioni finché sono entrate nell’area più rischiosa, quella controllata dall’esercito israeliano. In un suo contenuto condiviso su Instagram dopo l’intercettazione e il fermo delle barche e dei loro equipaggi, rispondendo a distanza alle polemiche e ai dubbi di molti, ha dichiarato: “Il cuore del progetto era un altro. Mostrare al mondo intero che il blocco navale imposto da Israele era illegale e che la comunità internazionale continua a chiudere gli occhi davanti a una violazione sistematica dei diritti umani. Attorno a questa missione è nato qualcosa di diverso: un grane momento di coscienza condivisa un risveglio ci siamo accorti che non siamo ciechi”.

Proprio in quegli stessi giorni le piazze e le strade in Italia e in tutta Europa si sono riempite di manifestanti. Persone comuni, giovani, famiglie, militanti tutti insieme hanno saputo dire ‘basta al genocidio e all’indifferenza’ e con il loro radunarsi hanno provato a fare pressione sui governi nazionali affinché prendessero posizione nei confronti delle atrocità perpetuate dallo Stato d’Israele. Questa immensa massa di gente è stata definita la “Flotilla di Terra”: un segno fastidioso, provocante, capace di far parlare di sé e di ottenere l’incredibile risultato di svegliare le coscienze assopite e distratte.

Continua Boccardi: “In un momento in cui la partecipazione politica è ai minimi storici, una grossa fetta della società è tornata a credere di poter avere un impatto sulle scelte della politica affinché agisca”. L’azzardo, il sacrificio, il coraggio di pochi militanti hanno smosso qualcosa. Persone prese dalla società civile hanno provato a compiere ciò che, da molto tempo, avrebbero dovuto fare i governi europei e non hanno fatto. È davvero difficile immaginare che sia da condannare chi ha ancora una coscienza non assopita dall’abitudine all’orrore. I piccoli ospiti ucraini in Italia, i naviganti della Flotilla, i manifestanti nei cortei sono i globuli bianchi dell’umanità: difensori della dignità della vita e del rispetto che andrebbe riconosciuto ai più fragili. Sono l’antidoto al veleno della rassegnazione e l’argine alla violenza figlia dell’odio e dell’interesse meschino che da tempo governano i rapporti internazionali a danno delle persone comuni.

Il seguito della storia è da scrivere. Sia per i piccoli ucraini già tornati alle loro famiglie, sia per gli “irresponsabili” marinai fermati e rilasciati da Israele e soprattutto per i moltissimi e pacifici manifestanti. I segni di pace resteranno simboli di un’utopia o trasformeranno le coscienze e le scelte anche per il futuro? Di certo abbiamo capito che il cambiamento ha bisogno di gente che si scomodi e che provochi, che ponga un segno, richiami l’attenzione e tracci una rotta.

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