Progressi sulla fusione nucleare: un risultato più politico che scientifico

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La notizia fragorosa.
Ma siamo solo ai timidi inizi.
E si deve lavorare ancora per evitare il disastro ecologico

La notizia annunciata con grande clamore da tutti i mezzi di comunicazione del superamento del punto di pareggio energetico in un processo controllato di fusione nucleare avrebbe la sua più corretta collocazione nella sezione di politica internazionale e di politica interna piuttosto che tra le news di grande rilievo scientifico. Entriamo un attimo nel merito.

Il “dare e ricevere” dell’esperimento. Da precisare

La quantità netta di energia che è stata generata nei giorni scorsi al Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) californiano è pari a 1.1 MegaJoule. Il prefisso Mega fa pensare a qualcosa di rilevante, ma a conti fatti corrisponde a quanto consuma un ferro da stiro per circa 20 minuti. Si dirà giustamente che non è questo il dato importante ma piuttosto che si è riusciti ad ottenere più energia di quanta ne è stata spesa per produrla.

Anche qui bisogna guardare i dati un po’ più in dettaglio. L’energia che viene presa in considerazione è solo quella della luce dei 192 fasci laser che sono stati diretti su una piccola capsula contenente il materiale in cui si è innescata la reazione di fusione.  Per generare quella luce sono state impiegate apparecchiature sofisticatissime grandi come 3 campi da calcio. E’ facile immaginare che se nel conto della spesa si vogliono mettere tutti i contributi richiesti per far funzionare un impianto del genere, alla voce “dare” bisogna aggiungere dei costi enormemente più grandi rispetto a quelli del risultato rivendicato. Analogamente se analizziamo la voce “avere”  siamo anche qui in forte deficit. L’energia ottenuta è quella delle particelle nucleari che sono state prodotte, che non è affatto interamente convertibile in energia elettrica, che alla fin fine è quella che ci interessa per scopi pratici.  

Uno dei tanti passettini fatti. La grancassa dell’informazione USA

Ma non lasciamoci fuorviare; ciò che conta per ora è il grande passo scientifico e tecnologico. Se andiamo a guardare i progressi che sono stati fatti nella ricerca sulla fusione nucleare per scopi civili nel corso degli anni non troviamo dei singoli grandi balzi in avanti ma piuttosto una serie di piccoli passettini. Questo è uno dei tanti che sono stati fatti e dal punto di vista scientifico nemmeno tra i più significativi. Però si presta benissimo ad essere sfruttato dal punto di vista mediatico perché può essere collegato all’immagine del superamento di un grande ostacolo, dello sfondamento (“breakthrough” come si dice pomposamente) di un muro ovvero al superamento del suddetto punto di pareggio energetico.

Su questo impatto di immagine l’amministrazione USA (i laboratori LLNL sono governativi) ci sta marciando alla grande. Il primo messaggio fatto intendere alle grandi potenze straniere è che in questo specifico settore gli Stati Uniti sono avanti a tutti gli altri ed arriveranno per primi ad avere energia pulita, illimitata e a costo quasi zero.

Le cose però non stanno esattamente così. A detta di tutti gli esperti il tipo di reattore utilizzato in California è molto utile per la ricerca ma decisamente non adatto per la produzione di energia su larga scala. Per questo scopo è invece stato studiato il reattore ITER che è in corso di costruzione a Cadarache, nel Sud della Francia, ad opera di un consorzio internazionale composto da Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d’America, India, Corea del Sud. Anche lì vi assicuro che si lavora con molto impegno e i risultati che hanno ottenuto non sono meno importanti di quelli americani.  

Avviso ai militari e ai signori del gas e del petrolio

Chi è del settore però sa bene che il sistema installato al LLNL serve soprattutto per lo studio dei plasmi e lo sviluppo di nuove armi nucleari.  Quindi il secondo messaggio non troppo subliminale è per i signori Putin, Kim Jong-un e compagnia belligerante che in questo campo il primato della tecnologia americana è ribadito e ulteriormente consolidato. 

Un altro obiettivo dell’enfasi data alla notizia è più di politica interna. Laboratori del genere hanno un costo di realizzazione e di mantenimento enorme. Per costruirli sono stati spesi 3,5 miliardi di dollari (circa un decimo della nostra finanziaria 2021). Sono soldi dei contribuenti e quindi se c’è una buona occasione per mostrare che sono stati ben spesi è da cogliere al volo,  prima che inizino a farsi domande inopportune. E’ noto che nell’ambiente della ricerca nucleare gira da molto tempo il detto che “è da 50 anni che gli scienziati dicono che ci vorranno altri 50 anni prima di avere una centrale che funziona a fusione”.   

E infatti tutti gli esperti del settore si sono affrettati a far presente che ci vorrà ancora parecchia pazienza, almeno alcuni decenni,  ma si arriverà comunque ad avere energia pulita, illimitata, a basso costo e soprattutto svincolata dall’approvvigionamento dei combustibili, siano essi fossili (gas, carbone, petrolio) che nucleari (uranio).   Dunque cari amici produttori (russi, paesi del Golfo, ecc.) prossimamente vi diranno tutti ciao, ciao. Non fate dunque troppo i difficili perché le cose stanno cambiando. 

Intanto il problema ecologico resta. E continua a pesare

Un’ultima considerazione, a mio parere particolarmente preoccupante. Si rischia di far passare l’idea che la lotta al cambiamento climatico attraverso l’abbandono dei combustibili fossili non sia dopotutto così urgente perché si tratta di resistere ancora per un po’ e poi avremo la soluzione definitiva. Non è vero; i tempi per il nucleare pulito sono assolutamente troppo lunghi rispetto all’evoluzione della crisi ambientale e l’esito è ancora molto incerto.

La transizione ecologica deve proseguire senza flessioni con le tecnologie che utilizzano le risorse rinnovabili che abbiamo oggi. Tra trenta o quaranta anni, quando saranno disponibili le centrali a fusione, avremo fatto comunque enormi passi in avanti nello sfruttamento del solare e dell’eolico, senza contare i progressi che si saranno fatti anche su queste tecnologie e che le renderanno sicuramente competitive rispetto ad impianti nucleari di enorme complessità e costo di realizzazione.

Non dimentichiamo infine che anche il sole e il vento sono disponibili quasi ovunque, non si comprano da paesi stranieri, e sono sfruttati con tecnologie molto più accessibili a tutti rispetto agli impianti per la fusione nucleare che saranno prodotti da pochissimi colossi industriali.

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