Per non lasciare il debito pubblico ai posteri

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Ricorre oggi il trentesimo anniversario della nascita di una associazione, poco conosciuta al grande pubblico, quanto meritoria: la Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP). Con richiami a temi impegnativi come il senso di cittadinanza e la reponsabilità

Sono trascorsi 30 anni e oggi è ancora più attuale. Ci riferiamo alla nascita dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), costituita il 18 dicembre 1993. “L’Associazione è apartitica, non persegue finalità di lucro e la sua struttura è democratica. Essa si propone di promuovere e favorire in Italia la riduzione del debito pubblico, attuando iniziative di informazione e di sensibilizzazione ai valori della solidarietà” (art. 2 dello Statuto).

“Contributo volontario al risanamento del bilancio dello Stato”

Questa Associazione (www.ardep.it) in realtà sorge sulla spinta di una scelta tanto personale quanto politica. Il 26 settembre del 1992 Luciano Corradini, professore di pedagogia all’Università di Roma e vicepresidente del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, si reca in un ufficio postale e versa 500 mila lire. Ragione dichiarata: “contributo volontario al risanamento del bilancio dello Stato” italiano. 

In effetti in quel periodo il nostro Paese era sull’orlo della bancarotta. Il debito pubblico aveva raggiunto il 117% del PIL. Oggi la consistenza del debito è ben superiore: oltre il 140%. Il 15 dicembre 2023 la Banca d’Italia ha segnalato che il debito pubblico italiano ha raggiunto un nuovo record assoluto: 2.867 miliardi di euro 

Oggi il debito pubblico del nostro Pese è di 2.867 miliardi euro

Trent’anni fa Luciano Corradini decide di agire con un “gesto di responsabilità personale un po’ provocatoria nei riguardi della disattenzione collettiva verso il bene comune”. Scrisse una lettera a Giuliano Amato, allora presidente del Consiglio dei Ministri, spiegando: “se l’Italia subisce un tracollo e regredisce nella barbarie, a poco valgono l’appartamento che posso lasciare ai miei figli” (Luciano Corradini – La tunica e il mantello – Editrice Universitaria di Roma).

“Posso fare qualcosa di più di quanto mi viene richiesto”

Luciano Corradini cita l’art. 53 della Costituzione: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Ne deduce che, “se misuro questa capacità contributiva non solo in rapporto all’evasione altrui e ai miei desideri, ma ai bisogni e ai  rischi che corre ‘la squadra italiana’, indipendentemente da chi la guidi pro tempore e dalla politica che questi riesca a fare per affrontare questi rischi e per far pagare gli evasori, concludo che posso fare qualcosa di più di quanto mi viene richiesto”.

La cittadinanza, un bene da produrre e da garantire con appartenenze, leggi e comportamenti

La lettera a Giuliano Amato indica lo scenario in cui si colloca la scelta di Corradini: “Io penso che questo volontariato dentro le istituzioni, questa forma di volontariato fiscale, che non vuole accusare nessuno né coprire alcuna ingiustizia, sia un investimento produttivo di un valore di cui non vedo come si possa fare a meno, noi e chi verrà dopo di noi. Parlo della cittadinanza, un bene da produrre e da garantire con appartenenze, leggi e comportamenti, che siano sempre meno inadeguati ad assicurare una buona vita sul Pianeta al più alto numero possibile di persone”.

Un’indicazione politica per il futuro

Pertanto, quella di Corradini non rappresenta soltanto una pur lodevole testimonianza, ma è un’indicazione politica della strada da intraprendere per il futuro. Luciano Corradini ha interrotto i versamenti mensili allo Stato soltanto quando è nata l’ARDeP, di cui Corradini è fondatore e tuttora presidente onorario. In questi tre decenni l’Associazione ha cercato di far presente a tutti i cittadini italiani che “abbiamo un problema” chiamato debito pubblico. Corradini l’ha efficacemente rappresentato con un esempio: “ci comportiamo come due genitori che tutte le sere vanno al ristorante e che ogni volta mandano il conto da pagare ai figli”.

Siamo come due genitori che tutte le sere vanno al ristorante e che ogni volta mandano il conto da pagare ai figli

Così non si poteva e non si può continuare: “mia moglie ed io, genitori di tre figli ormai cresciuti, stiamo cercando d’imparare il mestiere di cittadini”. Umiltà e serietà di un pedagogista, che con il versamento volontario si è sentito “più libero di chiedere al Governo il massimo impegno di equità, con particolare rispetto per i giovani e per la scuola”. La parola “fisco” viene dal latino e significa “cesto”. In quel cesto comune Corradini ha messo un messaggio educativo concreto che purtroppo finora non è stato raccolto come meriterebbe.

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