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Il sapore dolce del riposo. Anche per le scuole

vacanze mare computer

Le scuola sono quasi totalmente chiuse. Le lunghe vacanze estive sono in corso. Si discute sulla lunghezza, ma non si discute delle vacanze, bene “necessario” da vivere - bene - fino in fondo.

 

 

Gli istituti scolastici sono ormai chiusi, le attività si sono fermate, funzionano solo le segreterie alle prese con la definizione del personale e della logistica in vista del prossimo anno scolastico.

Si discute sui tempi delle vacanze scolastiche

Il ritmo scolastico in Italia è diverso rispetto agli altri paesi; da noi è ancora presente una lunga pausa estiva (pausa della didattica, non delle attività legate ai processi formativi, in quanto gli esami e i corsi di recupero si svolgono proprio in questo periodo di sospensione), uno stacco significativo a Natale, uno decisamente più ridotto a Pasqua e pochi giorni qua e là in base a feste nazionali o locali.

Tralascio di entrare nella querelle che da anni si infiamma proprio nei mesi caldi, ossia se la pausa estiva sia troppo lunga, se la distribuzione dell’attività didattica debba adeguarsi a quella di altri paesi europei e cambiare prevedendo pause più frequenti e meno lunghe durante l’anno, se sia opportuno assegnare i compiti delle vacanze (pratica che in alcune scuole è stata ormai abbandonata); mi permetto solo di osservare che la crisi climatica imporrà nel tempo una forzata revisione dei periodi e degli orari di attività e di pausa, condizionati dall’eccessivo riscaldamento delle temperature (ma si tratta di un problema complesso).

Ma riposare fa bene

Mi fermo piuttosto a riflettere sul valore del riposo. Osservo con compiacimento come la scuola, in una società nella quale correre, performare, non perdere tempo sono diventati i mantra dettati dall’economia, ancora una volta vada contro corrente e offra ai suoi studenti e al personale scolastico un ampio periodo di riposo. I mesi estivi non sono da considerare una pausa dell’attività, un “altro” rispetto ad essa, sono parte importante dell’attività didattica stessa.

I nostri bambini, i nostri ragazzi lavorano intensamente per nove mesi, studiano, si esercitano, apprendono, crescono; i nostri insegnanti trasmettono le loro conoscenze e il loro metodo, si esercitano insieme ai loro studenti, riflettono e programmano. Poi ecco l’estate, nella quale l’attività didattica si interrompe nei fatti ma continua sottotraccia, offrendo il tempo e l’occasione al sapere di sedimentare, alle metodologie di affinarsi, alle paure e agli stress da prestazione di smorzarsi fra le onde del mare, all’ombra dei pini montani oppure, per i meno fortunati, sulla poltrona di casa o fra le vie della città.

Fare pausa è rinascere

Per comprendere l’importanza del riposo gli esempi si sprecano. Pensiamo al lievito che, mentre viene fatto “riposare”, cresce e si prepara per trasformare la farina e le uova in una torta gustosa dall’aspetto invitante; pensiamo ai farmaci che, una volta assunti, “lavorano” con calma e in silenzio nel nostro organismo malato e forzatamente a riposo e favoriscono il ritorno alla salute fisica.

La natura stessa, se non la stressiamo, vive di attività e di pause: i fiori e i frutti crescono solo in certe stagioni, le piante che in inverno sembrano morte in realtà stanno riposando, per riprendere pieno vigore in primavera; gli animali vanno in letargo per poi tornare a una vita piena e generativa nella bella stagione; noi stessi viviamo quotidianamente l’esperienza dell’attività e del riposo, distinguendo il giorno dalla notte e comunque concedendo a corpo e mente pause, nelle quali corpo e mente non sono inattivi, ma si rigenerano, rielaborano, selezionano.

Anche il Creatore, dopo sei giorni di “lavoro”, ha fatto pausa

Penso che in questo contesto non sia fuori luogo neppure il richiamo alla Genesi, nella quale si racconta che Dio creò (potremmo banalizzare dicendo “lavorò”) per sei giorni, ma il settimo lo concesse al riposo e, fattore non secondario, alla contemplazione di quanto aveva creato. È veramente bella questa immagine di uno stacco contemplativo e compiacente: come Dio si riposò e vide che la sua creazione era cosa molto buona, così anche per noi il riposo deve diventare un momento di contemplazione.

Tornando al mondo della scuola, in estate lo studente può rileggere con calma il suo percorso annuale appena concluso, rendersi conto dei successi e degli insuccessi, delle fatiche e dei traguardi e far tesoro dell’esperienza in vista del futuro; in estate l’insegnante può ripercorrere il suo lavoro, coglierne i limiti e godere dei risultati positivi, aggiornarsi tramite letture e approfondimenti, programmare il nuovo anno alla luce dell’esperienza fatta. Per fare tutto ciò serve il tempo del riposo, da vivere nella serenità e non nella noia, in un misurato equilibrio e non nella bulimia del divertimento, con uno sguardo al passato e uno al futuro, perché solo nei momenti di riposo siamo in grado di guardarci indietro con serenità e di guardare avanti con prudenza e fiducia.

Godiamoci queste giornate totalmente a nostra disposizione, non sprechiamole sporcandole con ulteriori stress da vacanza, gustiamo il sapore dolce del riposo e quello agrodolce del bilancio, diamo senso alle nostre pause che sono parte essenziale dei nostri percorsi formativi.

Quindi ben vengano le vacanze lunghe, dove il letargo dell’attività didattica prepara energie nuove da mettere a frutto con rinnovato entusiasmo e solida convinzione.

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Sisana

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