Un nostro amico ci manda una pagina del Corriere e ci chiede: “dove va a finire la Chiesa dei poveri?” (il nostro amico è seguace di una smaccato populismo cattolico e pazienza). Il titolo del Corriere è: “Monsignor della Vite celebra con la casula Missoni: ‘Ottavio l’aveva realizzata per me’. La storica amicizia con la famiglia”. Sottotitolo: “Al matrimonio di Simone Bombardieri molti hanno notato il colorato paramento del celebrante”.
L’inizio della cronaca è altrettanto interessante. “’La sposa era bellissima, ma il prete celebrante molto fashion. Questo è il commento di alcune invitate”. Da notare, anzitutto, il femminile plurale e l’onesto “alcune”, non tutte. Si precisa anche chi è lo sposo (nei grandi matrimoni, infatti, lo sposo è poco più di una comparsa: è sempre la sposa che ruba la scena): lo sposo è Simone Bombardieri, già dirigente Confindustria e manager dell’azienda di famiglia Unionchimica.
E’ tutto interessante e, in buona parte, risaputo. Che la sposa sia bellissima lo si dice sempre. E sempre si descrive, nei minimi dettagli, il suo vestito. Si dice anche con che macchina è arrivata e dove si terrà il pranzo. Eccetera eccetera.
In questa notizia c’è un particolare che non c’è mai: il celebrante. Si precisa che la sua casula è molto colorata. Ma soprattutto si precisa che è stata disegnata apposta per lui da “Ottavio”. Da notare: Missoni viene citato da mons. Della Vite non con il cognome, ma col nome. Col che dice due cose: la mia casula è firmata e io sono stato – modestia a parte – suo intimo amico, tanto che lo cito con il nome (ovvio che “modestia a parte” è una nostra aggiunta).
Il tutto si può riassumere così: avete capito che sono un celebrante molto ma molto speciale. Tanto che faccio cronaca almeno quanto la sposa.
La bella liturgia e quindi i bei paramenti sono sempre stati la passione di tutti noi. Ma ci sono paramenti e paramenti e ci sono celebranti e celebranti. E modi e modi per usare paramenti e per fare i celebranti.
Il fastidio di una notizia così viene da una sensazione. Non è la Chiesa che accoglie i suoi figli che sono tutti figli e quindi tutti accolti con la stessa umile bellezza, quella della liturgia (umile perché è per tutti e per tutti uguale. E se la liturgia non è bella non è di nessuno). Ma esiste una liturgia speciale per figli speciali, designati tali proprio dal celebrante e dai paramenti. I quali non sono speciali perché sono i più belli della propria chiesa, ma per una ragione laica: sono disegnati da Missoni (intendiamoci: se Missoni mi ha regalato un paramento molto bello certo che lo devo usare, ma lo uso per tutti i matrimoni e soprattutto non dico che è di Missoni e tanto meno che è stato disegnato per me).