Due notizie diverse: la giornata del povero e il capitano dell'Atalanta che porta regali ai bambini malati. Due gesti simbolici che interessano non tanto a chi li fa ma soprattutto a chi li riceve: un invito a non essere smemorati
Leggo sull’Eco di Bergamo di ieri due notizie diverse, ma vicine, vicine anche fisicamente, una pagina 12 e una a pagina 13. Pagina 12: “La giornata dei poveri. “Riconosciamo in loro i segni della speranza”. Pagina 13: “De Roon, capitano dal cuore d’oro. Porta i giochi ai bimbi in pediatria”.
La vicinanza sta nel fatto che nei due eventi c’è l’attenzione a persone che si trovano in difficoltà: o poveri, o bambini malati. C’è gente, quindi, che, in mezzo a tanti prevaricatori e arraffatori, si preoccupa non di prevaricare, ma di mettersi a disposizione, non di arraffare ma di dare. Ed è cosa che rasserena moltissimo.
Da notare, in queste due notizie, un aspetto che potremmo dire simbolico. Non tutti i poveri sono stati contattati nella giornata dei poveri e non tutti i bambini malati sono stati visitati da De Roon. Ovviamente. Quello che conta, nei due eventi, è la loro carica simbolica. Non hanno la pretesa di fare tutto, ma di fare qualcosa che renda tutti un po’ meno smemorati. Ricordatevi che ci sono bambini che soffrono, ricordatevi che ci sono dei poveri (diceva Camus che si ha sempre un po' vergogna a essere felici da soli).
Ci dicono sempre che siamo in una società dove l’apparire conta più dell’essere. Ma non è possibile predicare contro l’apparire e fermarsi lì. Appaio ma per dire che non basta apparire. Poi ognuno che celebra la giornata dei poveri o che viene a sapere che è stata celebrato e ognuno che gode nel sapere che un giocatore di calcio è capace di fare anche altro, ognuno dunque che è stato toccato dai due eventi, deciderà, liberamente, il da farsi.
La sensibilità per l’altro è un bene che si sparpaglia nei più diversi avvenimenti della nostra storia che resta sempre così dolorante e così drammatica.