Riflessione sulla morte di Leonid Radvinsky, proprietario di OnlyFans. Quello che viene da una pornografia diventata “triste normalità”.
Negli ultimi giorni è circolata la notizia della morte di Leonid Radvinsky, imprenditore ucraino proprietario di OnlyFans, scomparso a 43 anni dopo una battaglia contro il cancro. Una morte non è mai qualcosa da celebrare, e merita sempre compostezza. Quando però viene meno qualcuno che ha scelto per sé un ruolo così controverso, diventa inevitabile interrogarsi non tanto, forse, sulla persona, quanto sull’eredità che lascia.
OnlyFans: un sintomo e un problema
La piattaforma pornografica OnlyFans nasce nel 2016 e viene successivamente acquisita da Radvinsky nel 2018. In pochi anni, è cresciuta fino a contare centinaia di milioni di utenti e milioni di creator. Le cifre del fatturato, tanto dell’azienda quanto dei creator, sono da capogiro. Il suo successo si basa su un modello, in un certo senso innovativo, di contenuti a pagamento, accessibili direttamente e senza intermediari a un pubblico pagante.
La percezione di relazione diretta, seppur online e fittizia, tra chi produce il contenuto e chi lo consuma, ha evidentemente bucato lo schermo e contribuito a rendere il fenomeno del sex work digitale ancora più pervasivo e quotidiano di quanto non fosse prima.
La pornografia come triste normalità
La pornografia esiste dall'antichità. L'etimologia della parola significa “rappresentazione della prostituta” e fa riferimento alle raffigurazioni erotiche nei lupanari.
Mai come oggi, però, la pornografia è stata così accessibile. L’era digitale ha eliminato ogni barriera: bastano pochi secondi per accedere a contenuti espliciti, spesso già in età preadolescenziale - quando non si è assolutamente in grado di filtrare in quel contesto ciò che è finzione e ciò che è realtà.
Questa normalizzazione ha mutato la percezione stessa del problema. Sempre meno persone lo riconoscono come tale, mentre aumentano (tra uomini e donne, giovani e non) i segnali delle sue conseguenze: isolamento, vera e propria dipendenza, difficoltà relazionali, perdita del valore dell’intimità.
Il dono diventa merce, la relazione prestazione, le persone oggetti.
La voce del mondo
Se il mondo mi dice che è perfettamente normale consumare contenuti pornografici, ed è desiderabile e anzi intelligente arricchirmi con la prostituzione digitale, qual è il problema?
Il problema è che la pornografia degrada chi è coinvolto, a prescindere dal lato dello schermo in cui si trovi.
È il risultato di una società che ha cercato libertà e ha trovato una trappola. La promessa di ricchezza veloce è stata mantenuta a prezzo della dignità. La leggerezza del divertimento facile ha il peso dello svuotamento di senso. Gli uomini sono mostri famelici e violenti, le donne oggetti accessibili e degradabili.
Ecco la contraddizione radicale del sex work: ciò che viene venduto come libertà e autodeterminazione è, in realtà, una forma raffinata di mercificazione. L’intimità, che è dono, diventa servizio a pagamento. In questo scambio, il dono dell’intimità diventa uno dei tanti contenuti mediatici da consumare e il sé si frammenta, adattandosi al desiderio del pubblico pagante. Anche l’utente, a sua volta, si abitua a consumare affetto e desiderio come beni qualsiasi, perdendo la capacità di riconoscere l’altro come fine e non come mezzo. È così che l’amore viene sfruttato: svuotato della sua gratuità, piegato a logiche di mercato, trasformato in una transazione che arricchisce economicamente - ma impoverisce umanamente.
Essere nel mondo, ma non del mondo
Che solco lasciamo dietro di noi?
La nostra eredità porta frutti buoni o cattivi? Abbiamo fatto del bene o del male? Abbiamo lavorato per la libertà o per la schiavitù, per il bello o per il degrado? Abbiamo elevato il prossimo o abbiamo contribuito alla sua prostrazione? La nostra ricchezza è materiale o spirituale?
Il mondo giudica secondo parametri materiali - il denaro che ho accumulato, il successo, il potere. In quel senso, una realtà come OnlyFans è un vero capolavoro di imprenditoria.
La vita, però, ha senso nella misura in cui è dono. Non ciò che tratteniamo, ma ciò che offriamo. Non ciò che consumiamo, ma ciò che amiamo. Fiorisce ciò che semino, perisce ciò che trattengo.
E allora, chiediamoci con onestà, e comportiamoci di conseguenza: quando non ci saremo più, il mondo sarà stato un luogo più umano grazie al nostro operato, o un po’ più povero di verità, di dignità, di amore?
Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia (Giovanni 15, 19)