A scuola, la “classe”. Il valore simbolico ed educativo del gruppo “classe”, con le sue relazioni, le sue leggi, il suo spazio
Mi ricollego al mio articolo pubblicato in data 17 dicembre 2025 per proporre un’ulteriore riflessione sul tema dell’educazione.
La “mia” classe. Ma non è così dappertutto
Il nostro sistema scolastico è costruito attorno alla classe; ogni studentessa e studente, oltre che dal proprio cognome e nome, viene identificato tramite la classe di appartenenza. Se incontri uno studente nel corridoio e gli chiedi chi sia, ti risponderà Tizio Caio di 4F.
La classe è così lo spazio di appartenenza di ciascuno; ci si ricorda per tutta la vita di essere stato alunno della tal classe e sezione. Non tutti i sistemi scolastici però si basano su questa unità di appartenenza. Se consideriamo per esempio la high school americana, corrispondente alla nostra scuola superiore, constatiamo che essa, invece di avere classi fisse e un programma di studi predefinito per tutti, si fonda sulla scelta e sulla personalizzazione. Quindi gli studenti non restano nella stessa aula con gli stessi compagni per tutte le lezioni, ma si spostano in base alle materie che hanno scelto: Ogni docente ha la sua aula e gli studenti si muovono da una classe all'altra per ogni lezione (così funziona in Italia il sistema universitario).
Anche nei paesi del nord Europa il sistema scolastico risulta molto più flessibile del nostro e offre ai suoi discenti la possibilità di selezionare un certo numero di materie facoltative e di adattare in tal modo il loro curriculum a interessi e aspirazioni personali. Secondo alcuni esperti del settore, questa impostazione favorisce un più rapido conseguimento dell’autonomia.
Il termine “classe”, l’immagine della flotta e della navigazione
Qual è allora, se c’è, il valore aggiunto della classe? Ci aiutano l’etimologia (non sicura) del termine e i campi semantici di appartenenza. Il termine deriva dal latino classis, che rimanda probabilmente alla radice “κλ-“ (cl-)del verbo greco καλέω (caléo), ovvero “chiamare”. La classis nella Roma antica esprimeva quindi la chiamata militare, in particolare l’arruolamento del civis nella flotta (significato specifico del termine classis). Se ne deduce che il termine indica un insieme di persone convocate per svolgere una funzione specifica all’interno del sistema militare romano. Nel VI secolo a.C. il re Servio Tullio applicò per la prima volta il termine all’ambito sociale, per classificare il civis all’interno delle cinque classi definite dal censo, ovvero dalla ricchezza posseduta. Questa nuovo significato del termine esprime l’appartenenza ad un gruppo che condivide alcuni aspetti, quali il reddito, la professione, il rango.
Si comprende come la “classe” scolastica rimandi a tali contesti militare e sociale in chiave simbolica. Appartenere a una classe significa essere membro di un gruppo che esprime caratteristiche comuni (l’età, i livelli di apprendimento, i programmi scolastici, lo spazio fisico – la classe appunto – in cui il singolo si ritrova e si identifica), ma soprattutto, richiamando l’accezione simbolica di “flotta”, la classe scolastica evoca un gruppo che intraprende insieme una navigazione nel mare della formazione e del sapere. È affascinante l’idea che questa avventura si svolga all’interno della stessa flotta, dove ogni studente è un po’ come una barca che procede insieme alle altre, nel mare calmo, nel mare agitato, nelle tempeste che talvolta ci sorprendono durante la navigazione e che vanno affrontate con coraggio e saggezza (talvolta, purtroppo, qualche barca si perde).
La classe e il cammino insieme
Questo è, a mio avviso, il valore aggiunto che cercavamo. La classe fa camminare insieme, crea relazioni e rapporti di amicizia anche forti, aiuta a gestire i conflitti con i compagni di viaggio indesiderati o antipatici, fa sentire parte di un insieme coeso e solidale, che ha le sue leggi, le sue norme non scritte di comportamento, che ha un suo spazio fisico da vivere quotidianamente, da abbellire con materiali e immagini, da addobbare in occasione delle feste, da tenere in ordine e pulito. Si penalizzano le scelte individuali e la personalizzazione? Forse sì, ma si arricchisce e si rafforza ciò che più conta, ovvero l’identità del singolo che, per essere pienamente uomo, non può non misurarsi con le identità altrui; assume quindi particolare rilevanza la dimensione sociale, che evita o almeno riduce isolamenti e risvolti narcisistici e abitua a crescere come singoli ma insieme ad altri in un clima di convivenza civile.
Ribadisco, in conclusione, la mia assoluta preferenza tanto a un’educazione non parentale quanto a un percorso formativo aggregato attorno a un gruppo definito di coetanei, che sviluppa insieme lo stesso cammino. In questo senso la “classe” (quella scolastica, si intende) non è acqua: non scorre via senza lasciare traccia, bensì favorisce la sedimentazione e l’assimilazione di esperienze, volti e dinamiche.