Search on this blog

Strada facendo

In morte di Umberto Bossi. Commento ai commenti

Bossi

E’ morto Bossi e tutti giornali ne parlano. Ne devono parlare. Oggi i funerali a Pontida. Le molte evocazioni di storia, di storie e di cronache ci consegnano un’immagine prevalentemente positiva del personaggio. Qualche bilancio equilibrato, qualche accenno di critica. Pochi.

Mi sto sempre più convincendo che le evocazioni dei personaggi pubblici che muoiono sono molto simili alle omelie ai funerali di un qualsiasi caro estinto. Tutto, investito dalla forza dell’evocazione, si trasforma, si trasfigura. Il morto è sempre buono, generoso, coraggioso… Così per Bossi. Il suo modo irruente di fare politica è diventato il “terremoto nordista”, la sua fissazione sul Nord è diventata la sua forma originaria di patriottismo, la canotta con la quale incontrava Berlusconi è diventata una icona. Insomma “un padre per noi”, ha detto Zaia, che ha aggiunto: “il Paese è in debito con lui”.

 E’ nota la frase del Siracide: “Prima della fine non chiamare nessuno beato;  un uomo si conosce veramente alla fine” (11, 28). Come a dire: solo uno sguardo totale, che comprende l’intera vita di un uomo, consente un giudizio attendibile su di lui. Ma, se si guarda alle abitudini correnti, quelle che stanno dando i toni anche ai giudizi su Bossi, si deve concludere che lo sguardo “alla fine” della vita di un uomo ci costringe a parlarne bene. Ci costringe, perché se uno si arrischia a parlar male di un defunto dà l’impressione di una inspiegabile perfidia.

E’ probabile che il motivo di questo timore reverenziale sia dovuto soprattutto alla morte: parlare del morto, infatti, costringe a parlare, anche solo per allusioni, della morte. Ora, non si è mai trovato il modo di addomesticare la morte. Tanto meno lo si è trovato oggi, quando la morte resta la grande intrusa che si cerca in tutti i modi di esorcizzare. Per cui, quando uno di noi entra nel regno dell’intrusa si evita di “parlare male” di lui nel timore di dover parlare male di lei. E così o non se ne parla – cosa che capita il più delle volte – o se ne parla bene – quando si è costretti a parlarne. Ora, di Bossi si deve parlare, perché è Bossi, perché personaggio politico, dunque pubblico, e politico di quella particolare razza che ha fatto clamore quando c’era e ha continuato a farne quando si è fatto da parte. Dunque siccome se ne deve parlare, se ne deve parlare bene.

Conclusione. Se, in questi giorni, si vuole avere qualche notizia dei meriti storici di Bossi, bisogna aprire i giornali. Se si vuole ricordare i tratti ambigui o negativi della sua politica, bisogna chiuderli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *