Search on this blog

Il protagonismo dei ministri della scuola

esami alunno scuola

 

Ormai è un accadimento assodato e garantito, come il sole che sorge al mattino e tramonta di sera; mi riferisco alla volontà dei ministri responsabili dell’istruzione in Italia di lasciare la loro nobile firma sull’esame di stato. Così anche il ministro Valditara, nel solco di questa consolidata volontà di protagonismo, ha riformato la prova finale. Ma il nuovo esame è molto vecchio.

 

 

L’esame di maturità. La “novità” del nome

Innanzitutto, ne ha modificato il nome: da esame di stato a esame di maturità. In realtà si tratta di un ritorno al passato, nonostante l’intenzione di giustificare l’operazione appellandosi al carattere formativo (espresso dal sostantivo “maturità”) del percorso conclusivo degli studi superiori. Anche la denominazione dell’ex alternanza scuola-lavoro viene cambiata e si è passati dal complicato acronimo PCTO alla più chiara definizione di “Percorsi di formazione scuola-lavoro”, con la quale il ministro ha inteso dare maggiore evidenza all’integrazione fra il mondo educativo e quello produttivo.
Se è vero che anche la scelta delle definizioni ha un senso e dà senso, è però altrettanto vero che queste due modifiche non rappresentano l’anima della riforma ma mostrano solo il restauro della veste esteriore.

La "novità” delle commissioni. Ci sono anche motivi economici

Ben diversa è la questione della nuova composizione delle commissioni. Si è passati da sette membri (presidente, tre esterni, tre interni) a cinque membri (presidente, due esterni, due interni). La motivazione ufficiale risiede nella volontà di rendere i lavori più fluidi e snelli; in realtà l’unico motivo oggettivo che si riesce con chiarezza a intravedere è economico: due membri in meno fanno risparmiare parecchi soldini, che il ministro ha affermato di voler investire nella formazione e nell’adeguamento della retribuzione dei docenti.

Sono sacrosante queste necessità espresse dal ministro; ma quali rischi può presentare la riduzione dei membri della commissione? Forse è in grado di comprenderlo solo chi nella sua carriera ha avuto spesso a che fare con i lavori di commissione alla maturità, da commissario o da presidente. Ridurre il numero significa rendere la valutazione un po’ meno democratica, oserei dire più “oligarchica”, quindi con un contributo ridotto di pensiero e riflessione, in quanto ci mettono la testa meno teste. E poi, aspetto per nulla trascurabile, cosa capiterà se fra quei cinque membri ce ne saranno un paio che considerano l’esame come l’occasione per ostentare la loro bravura a scapito della serenità delle prove e dell’oggettività delle valutazioni? Fino ad oggi il protagonismo narcisistico di alcuni commissari (folle, in quanto di follia si tratta) era rintuzzato e assorbito dall’equilibrio degli altri colleghi, ma cosa potrà fare il povero presidente di turno per garantire operazioni tranquille e bilanciate di fronte alla vanitosa prepotenza di mezza commissione? Temo potenziali disastri.

Gli orali. Da valutare

L’orale ruoterà attorno a quattro materie che sono state indicate dal ministero a gennaio per ogni ordine di scuola; è stata abbandonata quindi la strada intrapresa negli ultimi anni, che mirava all’interdisciplinarietà del colloquio, per tornare a un’orale più strutturato e di natura più significativamente disciplinare; potremo valutare i risultati di questa novità dell’orale (anch’essa una sorta di ritorno al passato) al termine degli esami in corso.

E a proposito dello studente che “non apre bocca"

Qualcosa invece mi permetto di aggiungere sulla bocciatura automatica per chi si rifiutasse di sostenere l’orale. Non è stato un bello spettacolo assistere impotenti, negli ultimi esami, a questa forma di protesta, peraltro senza che i candidati dissidenti corressero alcun rischio, dato che rifiutavano il colloquio con la promozione già garantita. Pertanto, da un lato approvo la decisione del ministro di non consentire queste forme di protesta, dall’altro mi chiedo chi e in che modo si sia sforzato di riflettere su questi atteggiamenti che hanno risollevato il problema della valutazione finale e del senso dell’esame. Ritengo che tali provocazioni non si possano soffocare con minacce di bocciature e un colpo di scure sui responsabili, ma meritino maggiore considerazione e approfondimento, come ogni espressione giovanile di ribellione e di malcontento.

L’esame “nuovo”, in buona parte restaurazione del vecchio, è cominciato; ne valuteremo a breve gli esiti. Intanto attendiamo il cambio di governo per ulteriori modifiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *