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Strada facendo

Il potere del giornalismo gridato come la politica

Marco Travaglio

 

Un “incidente” fra Lilli Gruber e Travaglio, rivelatore di un giornalismo gridato. Che rischia di essere simile alla politica che intende criticare

 

Un siparietto di qualche giorno fa. Lilli Gruber sta concludendo la sua trasmissione “Otto e mezzo”. Uno dei giornalisti esterni è Marco Travaglio. Il quale , come suo solito, esprime un parere molto perentorio, se non ricordo male, sull’Europa. Lilli Gruber lo interrompe dicendogli che non è d’accordo. Travaglio reagisce: “Io dico le mie idee”. “E io dico le mie”, risponde la Gruber. “Sì, le tue sono verità rivelate”. La trasmissione finisce. Quindi non è stato possibile sapere se e come la Gruber abbia risposto.

L’accusa “teologica” di Travaglio è significativa. E mi ha fatto pensare. Mi capita spesso di abbinare il nome di Travaglio con altri nomi. Me ne viene in mente uno soprattutto: Michele Santoro. La mia è una banale reazione a quello che si vede e si sente. Sono uno della sconfinata platea dei destinatari dell’informazione. Non siamo “dentro”. Ci limitiamo dunque a dire qualcosa – solo qualcosa – e per giunta dall’esterno.

Ecco, a me osservatore molto esterno, questo tipo di giornalismo dà molto fastidio, decisamente, mi urta. Non ho mai sentito né Travaglio né Santoro esprimere un dubbio, un semplice dubbio su se stessi e su quello che loro dicono e che loro pensano. Qualche frase del genere: “Mi sembra”, “mi pare che”, “penso che”, “non sono sicuro ma”. Niente: tutto è certo, assolutamente certo. Se esistono “verità rivelate” appartengono proprio a questo genere di giornalismo. Forse è da qui che nasce le necessità di gridare. Santoro, soprattutto, parla poco e grida molto. Ma anche Travaglio non scherza. Quel tono di voce mi dice che mi trovo di fronte a operatori dell’informazione che proclamano, gridano, la loro verità. Non sono invitato a cercarla, la verità, perché l’hanno già trovata loro. Mi porto via l’impressione, quando sento le loro sparate, che i due – ma forse non sono gli unici – mi dicano che, se non sono d’accordo con loro, sono un cretino.

Si sente spesso dire che il mondo politico, tutto il mondo politico, quello italiano e quello internazionale, si sta polarizzando. Non si trovano più verità intermedie, ma solo verità estreme. Il mondo dell’informazione, di fronte a questa politica, dovrebbe aiutarci a capire il fenomeno e a denunciarlo. Ma non possiamo capire la polarizzazione della politica con una informazione polarizzata come la politica.

Per dirla in un altro modo, ho maturato la convinzione che l’informazione non deve cucinare un pensiero pronto all’uso, ma aiutarmi a cucinare il mio. Abbiamo molta informazione, infatti, che però si porta appresso il guaio di piovere (quasi) tutta dall’alto. Alla fine, l’informazione, invece di essere un’alternativa agli eccessi del potere, ne diventa una replica.

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