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Strada facendo

I “nostri” calciatori “eroi” e le escort. Un po’ meno “nostri” e un po’ meno eroi

Calcio pallone stadio

 

L’Atalanta battuta dalla Lazio. Anche la Coppa Italia, pur finita male per la squadra bergamasca, ha confermato la passione per lo sport, per il calcio, la partecipazione dei tifosi e della città. Si sapeva già tutto questo. Ma nei giorni scorsi si è parlato del calcio per altri motivi, non proprio sportivi. Adesso girano anche i nomi. E viene citata anche l’Atalanta.

 

Si parlava da giorni di una settantina di sportivi coinvolti nell’inchiesta sul giro di ragazze escort a Milano. Si parlava di giocatori di squadre di serie A, di un campione di formula 1, di imprenditori e di altri ancora. Se ne parlava ma non giravano nomi. Si pensava, però, già nei giorni scorsi che i nomi, prima o poi, sarebbero arrivati. E infatti. Ieri “Dagospia” di Roberto D’Agostino, tanto dissacratore scanzonato, specializzato in sussurri e grida ma, di solito, informato. dava la notizia. “Da Stankovic a Maldini (Maldini junior, per precisare): ecco i nomi dei calciatori delle carte dell’inchiesta… Tra i clienti ci sarebbero Marcus Pedersen del Torino e Christian Volpato del Sassuolo. Compare anche il nome di Cheikh Niasse, centrocampista del Verona…”. La notizia prosegue: “Appare un lungo elenco di nomi (non indagati): Calafiori, Bastoni, Bellanova, Bissek, Hakimi, Coutinho, Skriniar, Carlos Augusto per l’Inter. De Winter, Leao, Giroud e Menez per il Milan. E poi giocatori della Juventus e dell’Atalanta…”. La notizia abbonda di condizionali (“ci sarebbero”), precisa che i giocatori che sono nell’elenco non sono indagati e non si sa come e fino a che punto sono coinvolti. Insomma, è un invito ad andare coi piedi di piombo.

Ma, in casi del genere, quando arrivano i nomi, si perdono le illusioni che si tratti di un abbaglio e soprattutto muore l’illusione che i propri campioni non c’entrino. Invece c’entrano. O, perlomeno nell’attesa che le cose si chiariscano, si teme che c’entrino.

A quel punto scattano i riflessi condizionati di sempre. Noi tifosi ci identifichiamo con la “nostra” squadra. Cosa notissima. Io atalantino, di solito, quando seguo una partita, dico “abbiamo segnato”, “abbiamo vinto”, “abbiamo perso”. Come se invece di Scalvini, di de Roon, di De Keteleare ci fossi stato io in campo.  

Adesso leggo questa notizia e fatico a dire: “ci siamo divertiti a Cinisello Balsamo (è la sede della MA.De, la società che gestiva il giro delle escort”), “abbiamo incontrato delle ragazze”, “abbiamo respirato dai palloncini” (un gas, chiamato esilarante, usato per sballarsi che non risulta ai controlli antidoping), abbiamo…”. Mi fermo qui con l’elenco, compilabile in molti, diversi, fantasiosi modi possibili…

Mi fermo: non posso più identificarmi con i “miei” eroi giocatori. I quali, risultato finale inevitabile, restano giocatori ma sono e un po’ meno “miei” e soprattutto un po’ meno eroi. Sì, perché l’eroe è a tutto tondo o non è. Se si parla della sua vita privata, della sua fidanzata, o della sua moglie, o dei figli… è per esaltare la sua vita pubblica. Guarda un po’: il mio eroe ha anche una moglie. E invece, vengo a sapere che il mio eroe si diverte con le escort e respira gas esilarante. A quel punto l’eroe scende dal piedestallo.

“Sono una donna, non sono una santa”, cantava, tanti anni fa, Rosanna Fratello. Il ritornello si può adattare alle notizie di questi giorni. I “nostri” eroi sono stati snicchiati. Noi tifosi non potremo fare a meno di tifare. Continueremo a entusiasmarci per giocate geniali, per gol segnati, per gol parati, per partite vinte, soffriremo per gol subiti e partite perse… Alla fine, però, cercheremo di non dimenticare che gli undici in campo saranno anche eroi, ma, che, alla fine, sono undici giovanotti che tirano calci a una sfera di cuoio.

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