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Le ceneri, l’inizio di quaresima, il digiuno. I possibili significati

croce ceneri quaresima

 

Ricordi di antichi riti di inizio quaresima. Il digiuno non è solo una istituzione cristiana. Esistono anche le diete. Ma sono tutt’altra cosa

 

 

“Memento homo…”. La cenere è vicina

Quando il prete cospargeva il mio capo di cenere nel Mercoledì che precede la prima domenica di Quaresima e recitava “memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris”, il primo effetto constatabile non era spirituale, ma fisico: un fastidioso prurito del cuoio cappelluto, che durava per qualche ora. All’epoca quella meravigliosa millenaria invenzione indiana, che noi chiamiamo “shampoo”, non era ancora arrivata nelle Valli bergamasche e neppure in Seminario. Né provocava effetti esistenziali particolari quel “in pulverem reverteris”, recitato dal prete come un mantra, quando passava di testa in testa, distribuendo il suo prezioso “memento”. Oggi, sono costretto a confessarlo, il richiamo è mi diventato assai più realistico: la cenere è vicina!

Dopo il Concilio Vaticano il passo della Genesi è stato sostituito da ”Pænitemini, et credite Evangelio”, tratto dal Vangelo di Marco, nel contesto dell’inizio della predicazione di Gesù.

Con il crescere degli anni, il “Mercoledì delle ceneri” ha acquisito un significato esistenziale. Ma anche uno filosofico. Alla storia del pensiero europeo appartiene l’ingenerosa, ma fulminante espressione di G. Lukacs, con la quale nel suo libro marxistissimo – La distruzione della Ragione – bollava l’intera filosofia di M. Heidegger quale “Mercoledì delle ceneri del soggettivismo parassitario”. Privato dei fondamenti del materialismo storico e dialettico il soggetto borghese ripiega su di sé, senza più capacità di una presa trasformativa sulla storia. Così, almeno, secondo Lukacs.

Abituarsi alla verità che siamo a termine

Viceversa, nella spiritualità cristiana il Mercoledì delle ceneri non è il segno di un fallimento: è l’inizio di un periodo di purificazione, di penitenza, di astensione dall’uso smodato delle cose del mondo, di digiuno. E’ l’inizio di una conversione, di un cambio di direzione: verso il mondo o verso Dio? E’ una re-iniziazione “stagionale” a quella finitudine, che noi tendiamo fatalmente a seppellire sotto la corrente quotidiana dei fatti e degli atti.

La “conversione” incomincia dal corpo, attraverso la sofferenza, sia pure momentanea, della privazione del cibo o dei cibi più piacevoli: mortificare il corpo per rafforzare lo spirito, per mettere a freno gli istinti, per dominare “la carne e il sangue”, per poter sentire nel silenzio dei corpi la voce dello Spirito.

Ogni religione offre un tempo speciale per questo esercizio. L’Ebraismo propone lo Yom Kippur, che cade tra la metà di settembre e la metà di ottobre. Quel giorno completa dieci giorni di penitenza.

Il digiuno, le sue ragioni, le diverse tradizioni religiose

Il Cristianesimo propone la Quaresima, che incomincia il Mercoledì delle ceneri e termina con la Pasqua di Resurrezione. Ogni settimana al Venerdì ci si doveva asteneva dalla carne, meglio il pesce. L’invito funzionava in realtà solo per le classi alte, i cui membri spesso morivano di gotta, perché mangiavano troppa carne. Dalla quale le classi povere si astenevano non volontariamente tutto l’anno. Quelle di montagna difettavano anche di pesce.

Il Ramadan, che è uno dei cinque pilastri dell’Islam, è un digiuno che dura per un mese lunare, in un periodo calcolato ogni anno in base alle mutevoli fasi lunari. Perciò ogni anno cade sempre più indietro, essendo l’anno lunare più corto di quello solare. Questa prescrizione attinge per un verso alle tradizioni pre-islamiche e ripropone l’esperienza delle chiese cristiano-siriache. E’ noto, d’altronde, che l’Islam é un patchwork in cui Maometto ha fuso un pizzico di zoroastrismo, di ebraismo, di cristianesimo ariano. Anche l’Induismo e il Buddismo hanno prescritto e continuano a proporre digiuni, silenzi, astensioni.

Gli studi antropologici documentano che le prescrizioni dietetiche e sanitarie – digiuno, no all’alcool, no al sangue animale e umano… – sono state stabilite socialmente, assai prima della loro codificazione religiosa. La quale è arrivata per conferire un’autorità divina, indiscutibile e sanzionatoria, a prescrizioni di politica sanitaria, il cui rispetto era condizione di sopravvivenza per clan e tribù. Dove non potevano arrivare le Asl e i Nas, arrivava l’occhio severo di Dio.

Mercoledì delle ceneri: un popolo che digiuna

E’ evidente qui che la religione nasce dall’esigenza sociale di dare forza alle regole dell’etica pubblica, contrattata tra i gruppi umani. Tuttavia, essa vi sovraimpone molto altro: l’idea della trascendenza e quella correlata della finitudine. Il digiuno non è solo un modo per stare in salute, ma il segnale che esiste un orizzonte fuori controllo da parte dell’essere umano. Segnala una mancanza. Questo è il Mercoledì delle ceneri per noi cristiani. Non solo trascendenza, ma anche “comunità”. Il digiuno è un gesto sì individuale, ma compiuto, segnalato, vissuto collettivamente. Non è un individuo, ma un “popolo” che digiuna, perché ha un destino comune. E “un popolo di Dio”, anche se non vale il viceversa: Dio non è il “Dio di un popolo”.

Il Mercoledì delle ceneri c’entra qualcosa con le moderne filosofie del benessere e delle diete? Per niente. Queste nascono dalla medicina, dal timore dei grassi, del colesterolo, delle coronarie sovraccariche, del diabete.  Timore condivisbile, si intende. Religioni new-age, che perseguono il mito  del corpo perfetto, eternamente giovane, destinato all’immortalità su questa terra. Il loro orizzonte è l’Homo Deus. Donde digiuni, diete, tisane, ginnastiche, integratori… Ed è una faccenda di individui, non di comunità. La si sbriga tra palestra, tatami, casa, trainer, dietologo

Il Mercoledì delle ceneri è stato secolarizzato.

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