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Strada facendo

Fatti e parole. A proposito di femmicidi

Parole e fatti

Ennesimo femminicidio, ieri, in provincia di Ancona. La donna sarebbe stata uccisa a botte dall’ex-marito. Da due anni era vittima di violenze da parte dell’uomo. Anche questo femminicidio fa molto notizia. Fa notizia questo come hanno fatto notizia i 77 precedenti. Anche se, quest’anno, pare vada meglio dell’anno scorso quando i femminicidi sono stati 116. Ma non c’è molto da consolarsi.

Il fenomeno fa discutere per tanti motivi. Tra i tanti, ce n’è uno che si colloca più a monte, un dato culturale, del quale non si parla molto perché, di fronte al fatto, si è più incuriositi del dramma che delle sue ragioni profonde.  

Si fa notare, infatti, che il femminicidio, è segno della nostra società, dove il vecchio patriarcato stenta a morire e il nuovo “normale” rispetto per la donna stenta a nascere. Quindi, chi ne parla è sempre costretto a parlare e di quello che c’era e di quello che ci sarà. Le parole, quindi, per forza di cose, si moltiplicano. Solo che il molto parlare contribuisce, anche senza volerlo, a enfatizzare il fenomeno. Si parla di un fatto perché è importante ma succede molto spesso che un fatto diventa importante perché se ne parla. (Si potrebbe citare, a riprova, il caso della famiglia di Pamoli e della sua “casa nel bosco”. Fatto interessante, certo, ma non unico, diventato unico perché se ne è parlato moltissimo).

"I fatti parlano più delle parole", dice un noto proverbio. Mi nasce il sospetto che, a un certo punto, anche i proverbi devono adeguarsi. Vuoi vedere che oggi si dovrebbe affermare che “le parole parlano più dei fatti”? Sennò, se anche le parole non parlassero, a che cosa servirebbero?

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