Elezioni. Gli euforici e i delusi

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Meloni molto euforica. Schein euforica. Salvini rassegnato. Conte depresso.
La coincidenza di elezioni per l’Europa e per i propri comuni. Vicinanza e lontananza.
La scommessa di far diventare l’Europa “nostra patria”

Conte dovrebbe dimettersi. Casaleggio dixit

Il giorno dopo è giorno strano. I vincitori, ovviamente, esultano per aver vinto. Meloni più sorridente che mai, Shlein irresistibilmente euforica. I vinti sono depressi e si vede, ma cercano di mascherare la loro depressione. Salvini contento dello zero virgola rispetto alle ultime elezioni politiche. Non dice nulla del crolla dal 34 e rotti per cento delle politiche del 2019 al misero 9 per cento di queste elezioni. Non parliamo di Conte che, stando ai si dice, a suo tempo ha “fatto fuori” Draghi perché sognava di prendere il suo posto. Ora rischia di perdere anche il posto di segretario dei Cinque Stelle. In effetti Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, confondatore con Beppe Grillo del Movimento, ha chiesto le dimissioni di Conte.

Giorno strano perché si parla molto di quello che è stato e di quello che sarà e per quale si è votato, il Parlamento europeo e le istituzioni comunitarie, per forza di cose e di tempi, non si sa ancora nulla. La politica che è l’arte del fare non fa nulla, non può fare. Per ora. Poi si spera.

L’Europa lontana e la politica

La coincidenza di elezioni europee e comunali è stata significativa. L’Europa è l’istituzione più lontana, il comune l’istituzione più vicina. Ma lontananza e vicinanza si intrecciano. Il sindaco di Bergamo Gori ha presentato la sua candidatura con lo slogan “Bergamo in Europa”. Si potrebbe dire che ha usato la sua “vicinanza” agli elettori per chiedere di essere il loro rappresentante lassù, lontano, a Bruxelles. Dunque una lontananza vicina e una vicinanza lontana. E si può continuare con tutti i giochi di parole possibili e immaginabili.

Ma questo ci rimanda un problema, un bel problema. Ci si lamenta, da molte parti, dell’assenteismo che sta aumentando, in proporzioni ormai preoccupanti. Ma l’assenteismo si “spiega” anche con il fatto che gli elettori sentono “lontana” la politica, tutta la politica, spesso perfino quella del proprio comune. Politicamente non ci si sente a casa da nessuna parte. Tanto più quando la “casa” è l’Europa, la lontana, lontanissima Europa.

Ecco la sfida difficile di cui qualcuno ha parlato in occasione di queste elezioni: bisogna fare in modo che l’Europa diventi la nostra patria. Che ci si senta a casa in Europa. Impresa difficilissima, come ognun vede. Ma necessaria. Una buona politica europea, per i prossimi anni, sarà quello che ci farà sentire più vicina l’Europa e che quindi ce la faccia sentire un po’ di più la “patria comune”.

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