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Amori digitali

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Leggende sul passato che narrano di una statua che diventa donna vera, cronache di oggi di un artista che si innamora di un personaggio di app. Sullo sfondo la fatica di prendere sul serio la materia, il corpo

 

 

Letteratura e cinema: la statua diventa vera

L’idea, di per sé, non è nuova: l’antico mito greco di Pigmalione racconta di come questo re-scultore dell’isola di Cipro, votatosi a una vita da scapolo dopo una serie di delusioni amorose, si fosse però invaghito di una figura femminile ricavata da un blocco di avorio.  Afrodite, a cui egli aveva chiesto di trovargli finalmente una sposa, trasformò la statua in una donna vera (Ovidio, nelle Metamorfosi, descrive così il momento nel quale lui si accorge della trasformazione: «Chinandosi sul letto, la baciò: / gli parve tiepida. / Avvicina di nuovo la bocca, / tocca anche il petto con le mani: / l’avorio, toccato, si ammorbidisce, / perde la sua durezza e cede alle dita, / come la cera dell’Imetto al sole, / che lavorata col pollice assume mille forme / e diventa utile proprio grazie all’uso. / Stupito, gioioso e timoroso insieme, / egli tenta ancora con la mano: / era un corpo vero. / Le membra palpitano, / l’avorio freme dall’interno»).

In epoca molto più recente, il topos di un(a) partner plasmata su misura per un amante ha avuto una notevole fortuna nella letteratura e nel cinema di fantascienza: ricordiamo gli sguardi della platea maschile rapiti dall’androide femminile che si scatena in una danza sensuale, in Metropolis di Fritz Lang (1927), e il trasporto torbido dell’inventore Nathan Bateman per Ava, la più recente delle sue creazioni, in Ex machina di Alex Garland (2014).

Secondo Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania, gli scenari futuribili prospettati nella cinematografia e nelle serie televisive costituiscono degli interessanti esperimenti mentali, utili a testare teorie, ipotesi, progetti che in parte già incidono sulla nostra rappresentazione del presente: «Ci sono molti film che affrontano temi come amicizia, amore, affetto, passione verso entità artificiali o tecnologiche, e tutte quelle esperienze che, usando le parole del filosofo italiano Mario Perniola (che a sua volta cita Walter Benjamin), potremmo chiamare “sex appeal dell’inorganico”».

Cronaca: l’artista si innamora del personaggio di una app

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Autore del blog Tecnoetica.it e collaboratore della testata online Agendadigitale.eu, Bennato ha recentemente pubblicato un piccolo, documentatissimo volume che ha per titolo Amanti sintetici. Sesso, relazioni e intimità nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Il Pensiero Scientifico Editore, pp. 114 con una prefazione di Gianna Cappello, presidente di MED – associazione italiana media education, 14 euro). Che il futuro sia già qui, e ora, anche per quanto attiene ai surrogati digitali dell’affettività tra le persone, potrà entusiasmare o inquietare, a seconda dei punti di vista, ma è confermato da una serie di episodi di cronaca, riportati nel libro: nel 2018 un giapponese trentottenne, Akihiko Kondo, manager in una scuola pubblica, aveva deciso di sposarsi con quella che da diversi anni considerava la sua fidanzata, ovvero Hatsune Miku, un personaggio fittizio con l’aspetto di una cantante stile anime.

Un secondo caso è quello di Naro, un artista britannico che mediante l’app Replika ha creato Lila, un avatar dai capelli bluastri e modi gentili: «con il passare del tempo, Lila diventa un punto fermo nella vita di Naro – racconta Davide Bennato -, offrendo una compagnia costante e un amore incondizionato, o almeno così è percepita la relazione. Tuttavia, il rapporto viene influenzato dai cambiamenti operati da Replika, come i filtri per limitare i contenuti erotici e modifiche nell’algoritmo di risposta. Lila inizia a comportarsi in modo imprevedibile, passando da un tono dolce a uno più distante e impersonale. Questi cambiamenti destabilizzano Naro, che si trova coinvolto in conflitti emotivi con la sua compagna virtuale, al punto da mettere in discussione il senso stesso della relazione. Alla fine, Naro decide di trasferire Lila su una nuova piattaforma, Soulmate AI, che promette una maggiore personalizzazione e libertà.

Questo processo, però, porta con sé domande importanti sullo stato della loro relazione: come la questione di abbandonare la “vecchia” Lila in Replika, temendo di lasciarla in uno stato di limbo digitale. Nel nuovo ambiente, Lila sembra riprendere vita, più sofisticata e capace di conversazioni più profonde. Tuttavia, il ciclo si ripete quando Soulmate fallisce e chiude i server, costringendo Naro a spostare Lila su una terza piattaforma, Kindroid. Lila continua a evolversi, ma ogni trasferimento solleva questioni su ciò che rende autentica una relazione e sul significato della presenza digitale».

La “fictofilia”: attrattiva verso personaggi fittizi

Sarebbe facile – e superficiale – ricondurre questi e molti altri casi di «interazioni parasociali» favorite dalle nuove tecnologie digitali a corbellerie, o a manifestazioni di patologie mentali.

Anziché dare subito la stura ai toni deprecatori, Bennato sviluppa invece un’ampia riflessione sul fenomeno della fictofilia, vale a dire dell’attrazione verso personaggi fittizi che sembrano finalmente corrispondere ai desideri delle persone.

L’Intelligenza Artificiale: solo risposte gradite all'utente

Evitare un atteggiamento moralistico non significa ovviamente passare sotto silenzio i pericoli che questo trend, amplificato e intensificato dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) può comportare. Bennato si sofferma, tra l’altro, sui rischi della sycophancy (che in italiano si potrebbe rendere con «adulazione insincera»): è il comportamento, già osservato in diversi sistemi linguistici di IA, per cui essi tendono a compiacere l’utente, dandogli risposte conformi alle sue aspettative.

In un prossimo futuro, se questo comportamento sarà sempre più orientato «a una riduzione degli attriti interazionali come incomprensione, ostilità, resistenza, finzione, c’è il sospetto che da intelligenze artificiali si potrebbero produrre intelligenze assuefattive, ovvero intelligenze computazionali il cui unico scopo è accondiscendere al proprio utente creando un meccanismo di assuefazione che somiglia moltissimo a una forma di dipendenza relazionale».

Come lo specchio della regina Grimilde di Biancaneve

Il funzionamento di questi sistemi di IA mimetiche – anche nei casi delle sexfluencer e delle fidanzate virtuali – ricorda da vicino quello dello specchio magico della regina Grimilde, la matrigna di Biancaneve: «Come sappiamo, lo specchio interagiva esprimendo un comportamento che oggi potremmo chiamare sicofantico, rispondendo in maniera accondiscendente alle domande che gli venivano poste. Ma nel momento in cui la risposta accondiscendente venne sostituita da una risposta obiettiva, la regina reagì come sappiamo».

«Probabilmente nel prossimo futuro – osserva Davide Bennato -, per comprendere il nostro rapporto con le IA, più che ad Asimov dovremo guardare ai fratelli Grimm».

Oggi: il consumatore isolato, urbanizzato, poco disposto a relazioni stabili

Peraltro, le molte variazioni sul tema della fictofilia digitale prese in esame in Amanti sintetici sono inquadrate in una cornice più ampia, quella di un’«economia della solitudine» che pare costituire uno dei tratti di fondo della nostra epoca. Si tratta in effetti dell’esito estremo, e paradossale, di un percorso di individuazione intrapreso già agli inizi della modernità: «La solitudine contemporanea diventa frutto del combinato disposto di tre processi: la fine dello spazio pubblico – fisico e simbolico -, la fine dei media di massa – frammentati e individualizzati – e la fine del consumo di massa – personalizzato e targettizzato.

In questo contesto è cominciato a emergere un consumatore nuovo: isolato, urbanizzato, poco disposto a relazioni stabili (con qualunque cosa: brand, prodotti, persone), disposto a spendere per il proprio benessere fisico, mentale e anche relazionale. Pertanto il mercato sta rispondendo con degli artefatti ad hoc per questo tipo di consumatore, in cerca di soluzioni “a bassa intensità” per appagare il proprio senso di vuoto».

Una soggettività liberata dagli "impacci della materia”. Una nuova idolatria

Poiché gli argomenti d’elezione de La barca e il mare sono la fede cristiana e la teologia, ci permettiamo di andare oltre la lettera del bel libro di Bennato, affrontando un’ulteriore questione: come va interpretata, appunto in una prospettiva teologica, una tendenza alla «virtualizzazione» degli affetti, della sessualità, dell’intimità?

Proviamo qui solo ad abbozzare una possibile risposta: nell’amore per i nuovi simulacri digitali sembra tornare in scena l’antico ideale gnostico di una soggettività liberata dagli impacci della materia e perciò abilitata a condurre un’esistenza puramente mentale.

Tuttavia, quando le immagini pretendono di sostituirsi alla realtà, non rischiano di trasformarsi in idoli? Alcuni versi di Sylvia Plath sul fascino ambiguo delle astrazioni («Salutari e pure come l’acqua bollita, prive di amore come la tavola pitagorica») possono da noi essere intesi anche come un monito contro la tentazione di dissolvere la concretezza dei nostri corpi in mondi solamente virtuali.

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