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Un libro diverso, intenso e particolarissimo: “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia”

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Una scrittura asciutta, immagini nitide, perfette. Gli oggetti "parlano", si riconnettono nel ricordo e permettono di intessere legami anche con chi non c'è più. Il libro è finalista dello Strega. L'autore è Michele Ruol, l'editore Terrarossa.

Finalmente un libro diverso dagli altri, per il modo nuovo di trattare gli eventi narrati, con una scrittura asciutta e scarna, quasi da medico (quale è in effetti la professione del giovane autore), per l’abisso di immagini nitide, perfette, che non lasciano scampo, spesso da “pugno nello stomaco”, per l’impaginazione stessa, con molti spazi bianchi inerenti al contesto, e perché, soprattutto, fa parlare gli oggetti, che, pur inanimati, godono di un’esistenza propria, mantengono cioè le impronte lasciate da chi li ha posseduti.

Un inventario di 99 oggetti

Al modo di un archeologo, che partendo da pochi cocci risale a un’intera civiltà, il lettore ricostruisce così piano piano la storia della famiglia normale di cui si narra: dalla memoria non si scappa e ci dice cosa siamo e da dove veniamo.

Come in ogni famiglia, anche in questa però c’è un “prima” e c’è un “dopo”. La nascita dei figli, ad esempio, la loro morte, ma anche altri episodi minori che hanno determinato una sorta di spartiacque .

Riconsegnandoci dunque la vita di chi li ha usati, questi oggetti ci riconnettono a momenti del ricordo e ci permettono di ricongiungerci magari anche a chi non c’è più. Tutti si ricollegano  infatti a un episodio della storia familiare, restandovi intrappolati pezzi di esistenza, magari allegri e divertenti oppure drammatici, e costituiscono poi un filtro, un espediente narrativo che crea comunque una distanza tra lo scrittore e il lettore e la storia raccontata.

Questo “inventario” di 99 oggetti diventa così una strategia narrativa, cui ricorre l’autore, Michele Ruol, al suo esordio. Il libro è già stato pluripremiato e, presentato da Valter Veltroni, è nella cinquina finalista dello Strega.

La. famiglia, grado zero delle. relazioni

Addentriamoci allora in una casa abbandonata, visitata stanza per stanza, ancora piena di oggetti, e dove muffe e ceneri e macchie di umidità si sono accumulati negli anni, e addirittura un banano affonda le radici nell’appartamento e con i suoi rami ripopola la casa vuota. La vegetazione che invade è un personaggio della storia, così come i pioppi contro cui i figli si sono schiantati, morendo, molti anni prima. Non ci sono nomi, ma vengono indicati come Maggiore e Minore, così come Padre e Madre. Ruoli dunque, e volontà di universalizzare la storia che tutti alla fine ci riguarda, nelle crepe della relazione di coppia, come nel rapporto genitori – figli.

La famiglia è vista perciò come unità minima, grado zero delle relazioni: le dinamiche messe in atto lì sono le stesse dei condomini, delle città, delle nazioni.

Si rinasce, come i corbezzoli

Il lutto poi brucia tutto e fa da esplosione.  La foresta  che arde è un’immagine sì metaforica, ma anche reale, perché un incendio si è davvero verificato sulle colline: col tempo al posto degli alberi bruciati- se ne accorgerà Madre- ne sono sorti dei nuovi, diversi dai precedenti, perché la vita pulsa, ed è inarrestabile.

Allo stesso modo, la tragedia viene elaborata da Madre e Padre in maniera diversa e il loro rapporto cambia, si modifica, mettendo in luce le crepe che già c’erano.

Il dolore ingloba tutto. Come si sopravvive e come si abbatte il silenzio che sembra pervadere  tutto? Noi non siamo in effetti pronti a soffrire e ci sono tante domande aperte senza risposta, rimozione alla quale la letteratura può soltanto avvicinarci  e accompagnarci. Ma sopravvivere significa essere sbalzati in avanti, in un punto del futuro in cui non avremmo mai voluto trovarci.

Così, Padre e Madre fanno un percorso di ricostruzione con effetti diversi, ma c’è comunque in loro la voglia di ritrovarsi. E dopo quasi vent’anni dalla tragedia, ritroveranno la vita anche come coppia.

Come i corbezzoli, che dopo un incendio sono tra i primi a rinascere e sotto terra sono ancora vivi. Più rigogliosi di prima, sono capaci di fare contemporaneamente fiori e frutti. Lasciata la vecchia casa, saranno proprio loro a essere ripiantati in un luogo nuovo da Padre e Madre.

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