Papa Francesco prediligeva sei piccole tavole che si trovano nella Pinacoteca Vaticano. Rappresentano le “opere di misericordia corporale”. “Qui gli scartati della società sono protagonisti”, diceva Papa Francesco.
I poveri secondo papa Francesco
Papa Francesco nel suo libro “La mia idea di arte” racconta la sua passione per sei piccole tavole che rappresentano le opere di misericordia corporale conservate nella Pinacoteca Vaticana.
Pittore e confratello
Le tavole sono state recentemente restituite alla mano di Olivuccio da Ciccarello, pittore marchigiano nativo di Camerino che opera tra trecento e quattrocento in Italia centrale.
Olivuccio sintetizza vari influssi figurativi in uno stile originalissimo, oltre il gusto che verrà definito Gotico internazionale; crea figure patetiche - aspre, pungenti - con forte risalto del chiaro scuro in atmosfere irreali con architetture strampalate.
Le tavole - vendute alla Biblioteca Vaticana nel 1837 come “opera della mano di Giotto, o della di lui scuola” - formavano in origine la predella di un dossale nella chiesa della Confraternita della Misericordia di Ancona dove lo stesso Olivuccio “serviva” come confratello.
Tra i capolavori delle Gallerie Vaticane: Il più semplice
Papa Francesco diceva di amare questo semplice ciclo pittorico e lo riteneva particolarmente significativo; diceva: “Qua gli scartati della società sono protagonisti, sono attori principali della rappresentazione con un punto di vista radicalmente evangelico…”; in primo piano il bisogno, non il benefattore.
“…l’avrete fatto a me”
Il povero diventa protagonista privilegiato; affamato, assettato, ammalato, defunto o carcerato Olivuccio lo ritrae coronato di aureola dorata: quindi o è il Beato evangelico del Discorso della Montagna o è lo stesso Cristo in veste di scartato.
Intorno al povero si muovono più persone, una società che si mobilità nella città: la città solidale.
Come mai nell’arte, Olivuccio interpreta alla lettera il versetto di Matteo:
“Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me”.
Dal Vangelo secondo Matteo (25, 35-37)


“…ero forestiero mi avete ospitato”
La tavola con la terza Opera di misericordia manca nella collezione; è perduta o dispersa. Per i tempi correnti sarebbe la più impegnativa: impellente interrogativo per le coscienze e le politiche internazionali.
(Per questo “…ero forestiero mi avete ospitato” sarà il tema per l’immagine della prossima settimana)



La settima opera di misericordia corporale
“Seppellire i morti” è opera di misericordia aggiunta a quelle enunciate nel Vangelo di Matteo in forza di pratiche devozionali ispirate dal libro di Tobia; consolidatesi già nel XII secolo a cura di numerose confraternite laiche, si diffuse soprattutto per dare sepoltura dignitosa a poveri e stranieri.
Non ancora elencata nel Catechismo Romano Tridentino del 1566, verrà definitivamente ufficializzata nel Catechismo di Pio X nel 1910.
Dal Libro di Tobia (1, 17-18)

L’ottava opera di misericordia: “Cura della casa comune”
Il primo settembre del 2016 - nel contesto del Giubileo della Misericordia, giornata mondiale per la cura del creato - Papa Francesco propose di aggiungere un‘ottava opera di misericordia: la “cura del creato” come già sottinteso nell’enciclica “Laudato sì’.
“il grido della terra è inseparabile dal grido dei poveri"
La cura del creato propone ecologia integrale per la contemplazione grata del mondo con il riconoscimento del legame tra tutte le creature e il Creatore.
Rappresenta una nuova visione dl monde e della morale quotidiana; significa cose apparentemente banali: non sprecare acqua, differenziare i rifiuti, evitare gli sprechi alimentari, proteggere gli esseri viventi.
Papa Francesco dirà: “chi manca di rispetto verso la natura e chi la sfrutta commette un crimine contro l’uomo e un peccato contro Dio”.