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JEAN MARIE PIROT, in arte ARCABAS

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Arcabas è un artista molto noto. A Bergamo esistono diverse sue opere che interessano prevalentemente temi religiosi, Abbiamo chiesto a Rosella Ferrari, studiosa di Arcabas, alcuni articoli che illustrino l'artista francese. Iniziamo oggi per proseguire nei prossimi martedì, con scadenze settimanali

 

 

Dalla nativa Lorena agli orrori della guerra

Jean Marie Pirot nasce nel 1926 a Trémery, in Lorena. Mamma tedesca e papà francese insegnante alla scuola laica del paese: persone colte e libere, che decidono di non crescere i cinque figli nella fede ma di stimolare la loro curiosità e la ricerca, in qualsiasi campo. E’ subito evidente che il piccolo è portato per il disegno e per i colori, che maneggia perfettamente.

Ha 13 anni quando i tedeschi annettono la Lorena e pochi anni dopo, appena adolescente, Jean Marie si trova arruolato a forza nella Wehrmacht: è uno dei giovani chiamati “malgré nous”, cioè nostro malgrado, che l’esercito tedesco, dopo aver invaso la loro terra, vuole mandare al fronte. A 16 anni Jean Marie vede l’orrore della guerra e decide di non volerne far parte. Così decide di scappare: “nell’età così importante dell’adolescenza, fui costretto ad indossare la divisa tedesca! Quello che mi ha salvato è che, nel gito di un anno, sono riuscito a scappare e a riprendere in mano la mia vita. Ho inforcato la mia bicicletta e dopo aver passato la frontiera sono andato fino a Parigi per iscrivermi alla Scuola di Belle Arti”.

La Scuola di Belle Arti. La "scuola" del Louvre

Ai tempi, l’insegnamento alla scuola d’arte non era dei più entusiasmanti: troppo classicismo, troppa “chiusura”. Essere a Parigi, però, consentiva a Jean Marie di andare al Louvre ogni volta che voleva e di starci ore in ammirazione dei grandi capolavori della pittura che poi, tornato nella sua camera, cercava di replicare a memoria. Fu quella, disse più volte, la sua vera scuola.

Ottenuto il diploma nel 1949, ecco il suo primo incarico: insegnante presso la Scuola di Arti decorative di Grenoble. Nel frattempo continua a sperimentare, a creare, a seguire l’arte in ogni sua forma, perché egli è davvero un artista polivalente, senza confini; innanzitutto pittore, certo, ma anche scultore sia in pietra che in bronzo, visto che ama i materiali così come ama forme e colori; pratica il mosaico, la creazione di vetrate, l’incisione… e si dice anche falegname, perché crea personalmente le cornici per la maggior parte delle sue opere, convinto com’è che una cornice “sbagliata” sia deleteria per un dipinto.

Jacqueline, intelligente, psicologa e bellissima

Torniamo al Jean Marie insegnante che nel frattempo aveva incontrato Jacqueline, una giovane donna colta (laureata in psicologia), curiosa, intelligente …e bellissima. E’ amore a prima vista e per il suo uomo Jacqueline lascerà il suo lavoro, convinta com’è che la sua arte non debba essere ostacolata da nulla. Jacqueline sarà essenziale per l’artista: sempre presente, si occupava delle questioni economiche, è stata agente e consigliera preziosa ed è a lei che dobbiamo la conoscenza dell’opera dell’artista.

Nel 1948 Jacqueline et Jean Marie si sposano: avranno due figli, Jean-Etienne e Isabelle, che erediteranno la passione per l’arte del padre, sia pure in ambiti diversi. Il primo, col nome d’arte di Etienne, diventerà uno straordinario scultore, le cui opere si trovano in tutto il mondo (è morto pochi mesi fa e ha lasciato opere immortali); Isabelle, che alla morte di Jacqueline lasciò la sua casa in Bretagna per trasferirsi dal papà e gli rimase accanto fino all’ultimo giorno, è stata un’attrice ed è una scrittrice magnifica: usa un linguaggio sensibile e insieme sontuoso, gioca con le parole come fossero bolle di sapone per creare immagini fantastiche, che si disegnano da sole nella mente.

Nasce il nome "d'arte": ARCABAS

Jean Marie non amava l’insegnamento, non così com’era impostato.

Ero un buon professore, ma detestavo esserlo! Insegnante, professore… ecco degli appellativi che mi sono sempre stati estranei. L’arte, io credo, non si insegna. Si dimostra… allora ho fatto la cosa più semplice, e ho posizionato il mio cavalletto tra quelli degli allievi. E’ stata una rivelazione. Un meraviglioso ambiente dove imparare, semplicemente. Ma questo metodo non è piaciuto all’istituzione”.

Nel periodo dell’insegnamento, l’artista vedeva l’insofferenza dei suoi allievi per le costrizioni, le imposizioni che la scuola metteva in atto. Era il periodo delle prime contestazioni ed era con preoccupazione che egli, insieme ai suoi allievi, prendeva atto delle decisioni del ministro della Cultura del tempo, André Malraux, che metteva la letteratura e la musica in secondo piano, favorendo solo una corrente artistica contemporanea senza tener conto di altre ricerche artistiche in atto.

Davanti all’insofferenza dei suoi allievi per tali costrizioni, Pirot decise di rivestire, a proprie spese, i corridoi dalla scuola d’arte con pannelli sui quali gli alunni, al di fuori delle lezioni, avrebbero potuto esprimere liberamente la propria arte. Un giorno, uscendo dall’aula al termine delle lezioni, vide che su uno dei pannelli un allievo aveva dipinto uno splendido arcobaleno mentre poco più sotto un altro aveva scritto il proprio grido di protesta: “A bas Malraux”.

In quel preciso momento, Jean Marie Pirot trovò il suo pseudonimo, quel nome con il quale oggi è conosciuto ovunque: ARC (da arc-en-ciel, arcobaleno) A BAS (abbasso, dalla protesta del suo giovane allievo).

Da quel giorno egli si chiamò, e si firmò per tutta la vita, Arcabas.

 

Arcabas

Enfants à l’oiseau mort. (Bambini con un uccello morto), firmato in basso a  destra “Jean Marie Pirot”. Il pittore vide un giorno i suoi bambini che avevano trovato un uccellino morto in giardino e volle illustrare il loro tentativo di vederlo volare (Isabelle con il legnetto che ha in mano tentò più volte di smuoverlo) e il loro dolore quando si resero conto che tutto sarebbe stato inutile. L’uccellino venne sepolto nel giardino di casa. Quest’opera venne riprodotta in 200 copie. Negli ultimi mesi di vita, dopo aver perso la sua Jacqueline, l’artista riprese i pennelli e dipinse una nuova versione di quest’opera, nella quale in quell’uccellino voleva raffigurare Jacqueline.

 

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