“Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11,1)
Sollecitazioni da un’immagine
All’inizio del percorso di visita del nuovo Museo Bernareggi

Comuni radici culturali
Nella prima sala del museo è esposto un luminoso bassorilievo che rappresenta l’“Albero di Jesse”, cioè la genealogia di Cristo. Il pannello è scolpito nell’alabastro con fine fattura ad opera di bottega inglese attiva nel Derbyshire tra la fine del ‘300 e i primi anni del secolo successivo.
La scultura appartiene alla chiesa di Botta di Sedrina come altro rilievo - simile per fattura e provenienza - conservato nella vicina chiesa di Endenna.
Questi manufatti importati da luoghi lontani testimoniano la vivacità delle relazioni e degli scambi lungo i percorsi transalpini della Valle Brembana; raccontano storie di migrazione e di u radici culturali nell’Europa del tempo.
“Virgultus e virgo”
Il tema dell’Albero di Jesse ricorre spesso nella cultura letteraria antica come rappresentazione simbolica della profezia di Isaia - “Dalla radice di Jesse spunterà uno stelo e un fiore… sopra di lui riposerà lo spirito del Signore” - significando l’incarnazione del figlio di Dio dal “ceppo” di Jesse, padre del re David. Nelle arti figurative intorno all’anno mille, il simbolo dell’albero prende forma, inizialmente nei codici miniati, con particolare attenzione alla figura di Maria nell’assonanza tra “virgultus - virgulto - con virgo - vergine”.
Il fregio del museo Bernareggi è fedele all’iconografia consolidata; da Jesse - disteso e addormentato - sboccia Davide, incoronato, suona la cetra. Da Davide l’albero germoglia in spirali di gusto gotico; i virgulti incorniciano profeti - si riconosce Mosè con corona e tavole della legge - e confluiscono al centro dove Maria - regina in trono con corona e scettro - intreccia con il Figlio un intenso sguardo.
Nuove forme - storia non simboli
Con una straordinaria sintesi tra esegesi e arte, Michelangelo nel soffitto della cappella Sistina interpreta in maniera nuova e suggestiva il tema della genealogia di Cristo: storia, non alberi simbolici.
Re
Michelangelo nelle lunette al di sopra delle finestre - ai bordi del soffitto - rappresenta gli antenati di Cristo - i re di Israele - nel rispetto dell’enumerazione narrata nei Vangeli di Matteo e Luca. Rappresenta i re nelle vicende di famiglia, come momenti di generazioni in successione di vicende, tra bene e male, fede e idolatria: cioè nella storia.
Nella lunetta di Ezechia, ad esempio, è rappresentata l’intera famiglia: il figlio Manasse, che sarà re, con la moglie e il figlio Amon, erede del regno. Ezechia sradicherà l’idolatria; figlio e nipote la ripristineranno, perseguitando i profeti.


Profeti, Sibille e storie di coraggio
Al contrario nelle vele sovrastati Michelangelo allinea i Profeti - che annunciarono al popolo ebraico la venuta del Messia - e le Sibille che la annunciarono ai pagani. La doppia sequenza salda in una visione l’intera vicenda umana all’avvento di Cristo, principio e fine, Alfa e Omega.
Nei quattro grandi pennacchi angolari della volta sono rappresentate, ciascuna in tre scomparti, quattro vicende anticipatrici dell’avvento di Cristo. Sono storie di ribellione e coraggio: Giuditta che vince Oloferne; Davide che vince Golia; Aman, vinto, punito e crocifisso dal coraggio di Ester; Mosè che innalza il serpente di Bronzo, anticipo della salvezza che troverà compimento nell’innalzamento della Croce.


Nel dubbio la luce
Nell’arte dell’età moderna la genealogia di Cristo perde la raffigurazione in forma di albero dando spazio alla meditazione sul senso della storia.


La forma dell’albero torna in modo suggestivo, come filtro di colori e luci, nelle vetrate create da due artisti negli anni successivi alla seconda guerra mondiale: Georges Braque - iconoclasta cubista - nel 1962 in una cappella in Normandia - e Marc Chagall - ebreo agnostico - nel 1974 per la tribolata cattedrale di Reims; in entrambe è la luce vera a dare forma e sostanza all’albero di Jesse.
O.R.