Artisti contemporanei interpretano i valori di Francesco in forme nuove. Dai documenti francescani all’ arte contemporanea
Pane
Tommaso da Celano nella “Vita prima del beato Francesco” - scritta nel 1225 - racconta che i “pauperes minores” nel 1211 sono a Roma per ottenere da papa Innocenzo III il permesso di predicare: lo ottengono. Al ritorno da Roma - trionfanti - hanno la conferma che la Provvidenza non li avrebbe abbandonati: al buio, stanchi, affamati, con niente da mangiare, in luogo disabitato: “…uno sconosciuto venne incontro, ci diede pane e se ne andò.”
Dai ricordi di frate Leone, detta “Compilazione di Assisi:
…una notte Francesco stava così male… fece chiamare tutti i frati… si fece portare del pane, lo benedisse, e siccome era troppo debole per spezzarlo, chiese a uno dei frati di romperlo in tanti pezzettini e ne diede uno ciascuno, ordinando di mangiarlo tutto.

Giuseppe Penone
Sulla loggia di palazzo Baldeschi a Perugia - sede della mostra dedicata a “San Francesco nostro contemporaneo” - Giuseppe Penone ha collocato una pagnotta di pane lunga 2 metri e 80 centimetri dal peso di 40 chili.
Il tema è il “disvelamento” (la scoperta); saranno gli uccelli che nei prossimi mesi, beccando il pane, sveleranno il messaggio celato dentro e scritto nell’alfabeto di Francesco: quello di Cristo.
Dialogo con tutte le creature
Racconta fra Bonaventura:
… un giorno Francesco era in cammino verso Bevagna… capitò in un luogo dove c’era una moltitudine di uccelli - colombe, cornacchie e taccole”. Francesco amava le creature “inferiori e irragionevoli.” “Corse da loro… gli uccelli, invece di volare via, lo attesero. Francesco, stupito e felice, li salutò chiamandoli fratelli miei volatili; li esortò a lodare il creatore… disse che erano le più nobili tra le creature di Dio giacché avevano come casa il più puro degli elementi, l’aria... Volarono via solo quando li benedisse.

Mimmo Paladino
Mimmo Paladino - artista della Transavanguardia - vede in San Francesco “materia e simbolo”; sono i medesimi elementi fondanti la ricerca artistica, cioè la trasfigurazione dell’umile e dell’amorfo in messaggio universale.
Paladino plasma nel 1995 una monumentale figura, fusa ripetutamente in bronzo, alta fino a tre metri; la figura accoglie, immobile e a braccia aperte uno stormo di uccelli. Il titolo “Caduto a ragione”, evoca un sacrificio compiuto in nome di una nuova razionalità mossa da giusta causa. Allo sguardo si presenta una solenne figura di orante e di uomo, come albero in armonia con se stesso e con il creato.
Sorella povertà
Come scrive frate Leone nella “Compilazione di Assisi”, Francesco dice”: …ho eletto la santa povertà a mia signora e lì c’è tutto il mio piacere e la mia ricchezza spirituale e corporale…”.
Tommaso da Celano racconta di come Francesco si rattristasse incontrando qualcuno più povero di lui e, cercando di ribaltare la situazione, dividesse la sua tonaca ruvida e miserabile:
… ne scuciva un lembo e, talvolta si cavava addirittura le mutande…”; “…chiunque vuol essere frate minore non deve avere se non le tuniche concesse dalla Regola, la corda e le mutande, e le scarpe per quelli che sono costretti da necessità evidente della malattia.

Alberto Burri
Il saio di san Francesco è fatto con tela di sacco; Alberto Burri cresce lungo i percorsi del cammino di Francesco e la tela di sacco diventerà il suo linguaggio artistico.
Il saio racconta povertà, ascesi, penitenza, serafica follia. Con Burri e Francesco la povertà diventa “regale”; sacco e iuta restano ruvide pezze, ma, caricati di senso e di significato, passano dall’infimo al sommo grado di valore, simboli di spirito, di verità oltre la materia.
Tele scartate, “pauperes minores”, corpi infimi e tribolati, sono il minimo che alludere al tutto.
Sorella morte
Dalla “Compilazione di Assisi”: “il medico parlò chiaramente…la tua malattia è incurabile e morirai o a fine settembre o entro il 4 ottobre”. Francesco protese le mani e disse: “Ben venga la mia sorella morte”.
Bonaventura riporta nella “Legenda Maior”:
In punto di morte volle farsi deporre nudo sulla nuda terra… accettò tonaca e mutande dal guardiano solo perché questi disse che gliele prestava… finiva come aveva cominciato quel giorno in cui si era spogliato nudo davanti al vescovo...
“Laudato sie mio Signore
Per sora nostra morte corporale,…
Biati quilli ke troverà nelli toi sanctissime volontade
Ke lla morte seconda noli farà male”

Marina Abramovic
Marina Abramovic si esprime con azioni mimate dove protagonista è il suo stesso corpo che esplorando limiti fisici e mentali ricerca l’anima.
Nelle sequenze delle sue azioni, spesso provocatorie al punto da risultare scandalose, si muove nei misteri del sacro, tra ascesi e liturgie laiche. Il tema sottotraccia è la morte: Francesco la chiama “sorella”. Marina invece la cerca per affrontare un vago fantasma interiore e dare coscienza al rimosso. Francesco abbraccia la morte, Marina l’affronta, uno nella speranza, l’altra nel coraggio.
Armonia con la natura e con l’infinito
“Vieni da me sorella cicala… non far dl male a fratello fuoco… Francesco non voleva che venisse gettato via un tizzone fumante, voleva fosse deposto a terra con cura, per reverenza di Colui che l’ha creato.”
“Nell’istante in cui la sua anima saliva al cielo allodole si radunarono in gran numero sopra il tetto a cantare… benché siano uccelli che amano la luce del mattino, mentre ormai stava già calando la notte.” (dal “Trattato dei miracoli”)

Michelangelo Pistoletto
Nel Bosco di San Francesco ad Assisi nel 2011 Pistoletto pianta 121 ulivi intitolandoli “Terzo paradiso”. Li interra disponendoli a formare cerchi intrecciati; aggiunge un terzo cerchio più grande e centrale ai due che formano il simbolo matematico di infinito.
Il primo cerchio vuole significare la natura, il paradiso originario dove l’uomo è in armonia con il creato; il secondo rappresenta l’artificio, il paradiso costruito dall’uomo con la scienza, la tecnologia e il progresso in precario equilibrio.
Il terzo cerchio, il più grande, per Pistoletto è il “grembo” generativo di nuova umanità, il terzo paradiso, fusione tra natura e artificio verso l’infinito: è la forma di una speranza, la forma di armonia globale del messaggio di Francesco.
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