Ho deciso, senza nemmeno troppa fatica, di non schierarmi né con i sostenitori del no né con i sostenitori del sì, ho scelto di non aderire ad alcuna sottoscrizione o appello, voglio riservarmi ancora qualche giorno per decidere in libertà e coscienza come votare.
L’indecisione e la conseguente necessità di fare chiarezza nascono da diverse constatazioni che mi impongono prudenza.
Fatico a capire. Cerco di capire
Innanzitutto mi ritengo piuttosto incompetente sul tema in oggetto, non sono un esperto del settore, non conosco per filo e per segno l’attuale sistema giudiziario e le sue dinamiche. In questi casi, quando siamo chiamati ad esprimerci su argomenti di natura tecnica, il rischio è di esprimere un voto indotto da simpatia o da istinto, non da consapevolezza e convinzione. Da incompetente quale sono, dunque, mi sto informando, leggo contributi e approfondimenti, seguo dibattiti, soprattutto mi confronto con persone del settore fra la cerchia dei miei conoscenti.
Ebbene: mi trovo sempre di fronte a letture contrastanti e prive di indirizzi sicuri, a magistrati che cavalcano la tesi del sì e altrettanti la tesi del no, ad amici avvocati che, nonostante l’appartenenza politica, sostengono il sì senza alcun dubbio o il no smentendo le loro convinzioni ideologiche. Tutto ciò mi conferma come l’argomento sia alquanto delicato e magmatico (fortunati coloro che hanno certezze granitiche e inattaccabili!).
L’invasione di campo della politica
L’aspetto che però mi infastidisce maggiormente di questa situazione è la tendenza della politica a fagocitare il referendum, trasformandolo arbitrariamente e subdolamente in uno scontro ideologico fra la sinistra e la destra: chi vota no è di sinistra, chi vota sì è di destra; in ogni caso è nemico della parte avversa.
Trasformare un referendum, che è la forma più diretta di partecipazione prevista dalla nostra democrazia, in uno scontro che non definirei nemmeno politico, ma partitico, mi sembra estremamente fuorviante e pericoloso, non solo per coloro che, ignoranti come me, cercano di districarsi in una materia che non possiedono, ma anche per quanti sostengono con idee ben chiare la loro parte.
Non si spiegherebbero altrimenti gli eccessi di un ministro dello stato che afferma che chi vota no avvalla il CSM che è un sistema paramafioso, o di un illustre magistrato Procuratore della Repubblica che ha affermato che voteranno sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente (salvo poi, entrambi, ritrattare in parte o chiarire le loro farneticanti affermazioni).
La Giustizia e la sua autonomia
Non voglio entrarci, io, in questo ring di violenza verbale e di attacchi reciproci: il referendum non può e non deve diventare uno scontro politico, un giudizio sul governo o una forma di rivalsa delle minoranze. Se vincerà il no, il governo, legittimamente eletto dal popolo, continuerà a governare, se vincerà il sì i partiti di minoranza continueranno legittimamente a svolgere il loro ruolo di opposizione in Parlamento. Le eventuali modifiche oppure la conferma dello status quo riguarderanno solo il sistema della giustizia, indipendentemente dalle idee politiche dei promotori del referendum o dei difensori dell’attuale sistema giudiziario.
I distinguo che si riscontrano anche all’interno delle varie associazioni di magistrati, di avvocati, di giudici, di giuristi fanno comprendere come la questione riguardi un contesto specifico e non possa essere tradotta in slogan o frasi ad effetto che nulla hanno a che spartire con la serietà dei temi in oggetto e in particolare con l’autonomia della magistratura e con la necessità di processi giusti: anch’io, un domani, potrei trovarmi coinvolto in un processo e gradirei che il sistema giudiziario fosse in grado di valutare la mia posizione di imputato nel modo più equo possibile.
In ogni caso: votare
Per tutto ciò, in questi giorni che precedono il referendum, continuerò a informarmi e a cercare di capire meglio la questione, chiamandomi fuori da appelli e manifesti a favore dell’una o dell’altra parte e non dando peso a ciò che dicono i personaggi pubblici che azzannano il referendum come se fosse un succulento boccone per nutrire la loro visibilità.
L’unico appello che mi sento di sottoscrivere è quello di recarsi a votare, perché è attraverso questo preziosissimo strumento di partecipazione che possiamo esercitare a pieno titolo la nostra cittadinanza e sostenere la dignità e il valore della nostra repubblica democratica, nata, ricordiamocelo, da un referendum per il sì o per il no.
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