Un nuovo attentato. Un nuovo segno della violenza epidemica, che affiora dappertutto e alla quale però ha contribuito, con i suoi mezzi e con la sua forza, lo stesso Trump.
Trump è sfuggito a un attentato forse a lui indirizzato. Le agenzie riferiscono che erano da poco passate le 20.30 di ieri a Washington e i camerieri avevano appena iniziato a servire quando alcuni colpi, forse quattro, forse sei, hanno echeggiato nella lobby dell'Hotel Hilton dove si stava svolgendo la cena con Trump e signora invitati d’onore.
Gli uomini del Secret Service hanno portato via dal palco il presidente Donald Trump e il suo vice J.D. Vance, in direzioni opposte come previsto dal protocollo d'emergenza.
Negli stessi attimi, mentre molti dei 2.600 giornalisti presenti attorno si buttavano sotto i tavoli o si nascondevano dietro le colonne, agenti armati di fucili d'assalto entravano in azione a protezione dell'uscita di scena del presidente. L'aggressore è stato subito bloccato dopo che era stato colpito da un agente. Un altro agente è stato ferito, ma se la caverà grazie alla protezione garantita dal giubbotto antiproiettile. L’attentatore è un docente di 31 anni, californiano.
Questa la notizia. La notizia è importante ovviamente. Ma sono interessanti anche le reazioni. “Non c’è posto per la violenza nella democrazia”, hanno affermato quasi allo stesso modo, Erdogan e Merz. Salvini lamenta “troppo fanatismo” e Meloni dice “nessuno spazio all'odio politico e al fanatismo”. Trump, da parte sua, ha reagito dicendo che questo dimostra quanto sia necessaria la nuova sala da ballo alla Casa Bianca.
Lasciano molto perplessi le condanne così forti e così concordi al fanatismo e alla violenza. Si deve ricordare che la violenza conosce mille modi diversi, dalla violenza di una bomba alla violenza della parolaccia. E poi, soprattutto, la violenza è di sua natura mimetica, imitativa. Se uno colpisce, deve aspettarsi un colpo in risposta. Chi fa violenza deve aspettarsi di subirla. Ora, da semplici cittadini, ci chiediamo se davvero Trump ha contribuito a combattere il fanatismo e la violenza, se ha evitato, lui presidente USA, di dare il cattivo esempio. Tenendo presente che chi siede in alto ha il dovere non solo di offrire un buon governo ma anche un buon stile nel governare. In regis exemplum totus componitur orbis, pare abbia detto il poeta tardoantico Claudiano. Il comportamento del re diventa esempio per il mondo intero. Il comportamento nel governare è una parte importante del governo.
Ecco, se possiamo sussurrare un modestissimo parere, non ci pare che, se vogliamo imparare lo stile del confronto democratico, del rispetto, del dialogo, se vogliamo adottare un buon comportamento nel governare, non ci pare di dover rivolgerci a Trump per impararlo.
E, se ci è permesso, ci sembra anche che, per diffondere quello stile, non serva molto costruire una nuova sala da ballo alla Casa Bianca.