Una Chiesa più partecipata, articolata, "sinodale" sta faticosamente delineandosi. La terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia ha pubblicato un "Documento di sintesi", alla fine di un iter complesso. Le critiche accanite dei tradizionalisti
A fine ottobre è stato pubblicato il Documento di Sintesi della terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia, suddiviso in una Introduzione e tre parti intitolate, rispettivamente: 1- Il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali; 2 – La formazione sinodale e missionaria dei battezzati; 3 – La corresponsabilità nella missione e nella guida delle comunità.
Un documento criticato, un documento nuovo, le votazioni
Questo documento ha fatto seguito a quello della seconda assemblea sinodale svoltasi all’inizio dello scorso aprile, ma che era stato ampiamente criticato da molti dei delegati presenti, in quanto molto scarno e povero rispetto alle considerazioni e alle richieste che erano emerse durante le diverse fasi del cammino sinodale svoltosi dal 2021 fino a quel momento. Ciò aveva indotto la presidenza del cammino sinodale a ritirare il testo per rivederlo integralmente, ridiscuterlo e votarlo nell’assemblea di fine ottobre. Questa volta il documento ha avuto un’ approvazione con percentuali molto alte, sia nel suo insieme che nelle sue singole parti e paragrafi, sottoposti a votazione uno per uno, e precisamente:
voto generale introduzione: 832 favorevoli su 847; voto generale prima parte: 812 favorevoli su 846; voto generale seconda parte: 818 favorevoli su 830; voto generale terza parte: 792 favorevoli su 807; voto generale intero documento: 781 favorevoli su 809.
Significativo il fatto che gli oltre 800 votanti dell’assemblea comprendessero non solo i vescovi, ma una maggioranza di laici e laiche, provenienti dalle diverse diocesi italiane. Ora il documento sarà ripreso dall’assemblea della CEI che si svolgerà in questo mese e che dovrebbe valutare le richieste e le priorità che sono emerse con maggior forza nel testo approvato, frutto del lungo cammino sinodale.
"La cura delle relazioni". Omosessuali, transgender
Si tratta di un documento molto ampio comprendente in tutto 75 punti, per ognuno dei quali, dopo una parte introduttiva, seguono delle proposte che vengono rivolte alla CEI o alle Chiese locali. Tra questo grande numero di proposte vorrei soffermarmi in particolare sui punti 30 e 31, inseriti nel paragrafo “La cura delle relazioni” nella prima parte del testo.
Nelle proposte del p. 30 si chiede di promuovere percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di coloro che sono ai margini della vita ecclesiale per situazioni affettive e familiari diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, ecc.); e poco oltre si chiede che le Chiese locali, superando ogni atteggiamento discriminatorio, promuovano il riconoscimento delle persone omoafettive, transgender e dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana.
La mala fede dei "tradizionalisti"
Nei giorni successivi alla pubblicazione del documento ho avuto modo di leggere diversi interventi dei “tradizionalisti” (non saprei come chiamarli diversamente) che si sono accaniti, in particolare, proprio nei confronti del par. 30, prendendosela anche con Amoris laetitia, definito “infausto” per le aperture che introduce nel modo di affrontare le questioni legate all’affettività in generale.
Inoltre, nella loro interpretazione prevenuta e in mala fede, la richiesta espressa in 30d che la CEI aderisca con la preghiera e la sensibilizzazione a giornate promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione, come bullismo, pedofilia, omofobia ecc., significherebbe la richiesta di appoggiare anche i gay pride, cosa che non rientra assolutamente nelle intenzioni del testo. Infatti ciò a cui si intende riferirsi è, soprattutto, la giornata del 17 maggio, per ricordare che in quel giorno del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalle malattie mentali; e tale data nel 20007 è stata promossa dall’Unione Europea per contrastare ogni forma di discriminazione nei confronti dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e in difesa dei diritti umani. Ed è proprio in quella data che da anni molti gruppi di persone lgbt credenti celebrano veglie di preghiera aperte a tutti.