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Tornare alle radici/I giovani e la fede/2

Un articolo di Daniele Rocchetti, pubblicato qualche giorno fa, ha suscitato molte reazioni. Hanno risposto alcuni "addetti ai lavori" ecclesiastici, preti. Tra questi, don Leone Lussana, già parroco di Torre Bordone.

 

A botta calda e in tutta fretta, non mi è difficile ritrovarmi nelle tua puntuali considerazioni. Oltretutto appoggiate a citazioni che andiamo tutti riprendendo come quella del… buon Pasolini. Un po’, tanto, voce nel deserto già ai suoi tempi tra amici e non amici.

"Aggrediti, torniamo a leggere il Vangelo"

Quindi: aggrediti alle spalle da… ingenui o da… impreparati o da … illusi o dediti ad altre cose, come tu dici, pur non meno rilevanti comunque. Colpiti! Ma non… atterrati, anche se messi alquanto fuori gioco. Almeno stando a impressione immediata e dati alla mano.

Ma anche con ritorni evangelici (cosa non secondaria)a riguardo della missione della chiesa e soprattutto della sua modalità di abitare la storia e di offrirsi nel Vangelo. Alcune belle parabole, rivisitate nel contempo, la dicono lunga a questo proposito. Non solo per una questione magramente consolatoria, ma anche per questione di… sostanza e di rinnovata ‘forma’ pastorale.

Sul fatto della mancata consegna della fede non ci piove su quanto scrivi. Ed è il punto chiave anche della ricerca, della fatica e della amarezza  e della tentata propositività  pastorale che è in atto (quando c’è e quando condivisa!!) nell’orizzonte di questo tempo. 

Sveglia che interroga e richiama alla sorgente, alla dedizione operosa ma serena e a fantasia pastorale.

In pieno deserto, strane fioriture

Qualche adulto, ma è comprensibile, non riesce a sentirsi ‘colpevolizzato’ dentro il discorso della ‘afasia’. In effetti onestamente anche nelle nostre comunità sono cresciuti e non sono mancati e non mancano acribìa e saggezza (lo Spirito non è in pensione o in cassa integrazione!).  

Anzi se vogliamo parlare di desertificazione, non vi è solo il deserto del Sahara ma vi sono deserti con strane e stupende fioriture. Diverse , ma sempre fioriture. Da apprezzare e raccogliere. E poi più c’è deserto, più si cerca acqua (spesso fermandosi a quella inquinata offerta in abbondanza e magari bevuta da tanti canali. Questo sì).

Il Vangelo è acqua buona e fresca da offrire,  vedendo di canalizzarla in modi opportuni… questa la sfida!

Questo ci permette di vivere in rinnovata fiducia, svegliandoci certo da torpori, trepidazioni, difese, paure etc. In un ‘oggi’ diverso, da abitare con ‘simpatia sì, ma profetica’ e non supina e che si presta, come dici al termine, a delle immense opportunità. Innestate nei passaggi del vivere personale e nei passaggi della storia e dell’ odierna sensibilità. Quando è sana e non ‘ideologica’ e quindi aperta all’ascolto e al confronto e alla ricerca.

Gesù, "codice di umanità vera e bella"

Il buon papa Leone ha comunque nel discorso ai cardinali posto la riflessione al cuore della testimonianza cristiana, a Gesù Cristo, Figlio di Dio, salvatore codice di umanità vera e bella, se vuol risultare ‘buon annuncio’, per dare senso a una speranza dalle solide fondamenta.

Con il miglior alfabeto per scrivere al meglio e con chiarezza parole (e quindi fatti) come pace, giustizia, fraternità… 

“Rendere ragione della Speranza che è in noi”: che è Gesù Cristo nel suo Vangelo.

Questo abbiamo da offrire, questa la priorità che può dar senso al ‘coinvolgersi’ in tutti gli angoli del vivere  senza farsi ‘travolgere’  da storture.

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