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Teologia USA. Lo strano Dio di Trump e Vance

volto minaccioso punizione violenza

 

Dio ingaggiato a “benedire” la rabbia degli uomini. La strana teologia che aleggia alla Casa Bianca e dintorni. Il Dio di Gesù Cristo e di Agostino è tutt'altro.

 

 

Vance, il teologo e papa Leone. Per non dire della Meloni

Nella polemica mossa da Trump contro papa Leone, ha suscitato impressione l’invito rivolto al Papa dal vicepresidente americano Vance, cattolico, di occuparsi piuttosto di morale e di parlare con attenzione di teologia. L’opinione pubblica ha reagito difendendo compattamente il Papa invocando sostanzialmente un principio di competenza: come si permette di insegnare al Papa il suo mestiere? In verità, mossa da quel pulpito, la critica può prestare il fianco ad una difesa di questo tipo. La stessa Presidente Meloni ha sottolineato come sia logico e coerente che il Papa, capo dei Cattolici, parli contro la guerra (altro discorso è casomai se lei apprezzi quello che il Papa dice, non solo la coerenza di quel dire).

Qualcuno poi ha messo giustamente in rilievo che è impossibile che la morale, di cui sola dovrebbe parlare il Papa, stia fuori dal terreno della politica, che è la più alta e complessa azione morale. Solo una mentalità borghese laicista separatista può separare la politica dalla morale, ritenendo che la morale sia soprattutto morale individuale (occuparsi delle “anime”). Come se le anime viaggiassero senza un corpo e se il messaggio del cristianesimo, che è religione dell’incarnazione e della storia, non richiedesse responsabilità storiche. E come se la morale privata fosse indipendente da una morale pubblica.

Ma quando la logica trumpiana invita il Papa a occuparsi di morale noi avvertiamo piuttosto l’eco, magari un po’ sgraziato, d’una diversa posizione teologica. Nei trumpiani è all’opera quella reazione al moderno che si manifesta nel fondamentalismo americano, che vorrebbe un intervento deciso e vincolante proprio di tipo morale, che si basi su una previa posizione teoretica dualistica di fondo: spostando il fulcro della fede cristiana dalla salvezza tramite la misericordia alla contesa, perfino armata, di Cristo contro l’Anticristo. E su questo punto papa Leone sarebbe per quella troppo timido.

Il Male sarà vinto solo alla fine dei tempi. Parola di Agostino, vescovo e santo

Rivolta al primo Papa “agostiniano” della storia, questa accusa può suonare ridicola. Ogni conoscitore di Agostino, di lui appena infarinato, sa che nella sua visione teologica la città di Dio, finché vive dentro la città dell’uomo (che non è città del diavolo), fa sempre i conti con la prevaricazione dell’amore di sé e che questo sarà eliminato solo alla fine del tempo. E l’uomo non può distruggerlo, sostituendosi a Dio nella distruzione dell’umanità peccatrice, la quale conserva sempre nel suo cuore, perfino nell’amore di sé, le scintille dell’Amore più alto.

Non con la distruzione dell’uomo, nemmeno del malvagio, quindi si salva il mondo, ma con la purificazione paziente e magnanima della sua tendenza al male. E nessuna, vera o presunta, colpa storica commessa dall’uomo esenta altri dal rispetto di principi basilari della persona e dà il permesso di distruggere, non solo il presunto errore, ma anche, fisicamente, il presunto errante.

Il Dio di Gesù non ha la fretta di Trump e Vance

Il fondamentalismo americano si abbevera a una visione veterotestamentaria di Dio che ha una visione dualistica dove il Dio buono fa i conti col Principio del Male e vuole la punizione e il cruento castigo dei suoi nemici: e in ciò si allea col fondamentalismio ebraico.

È una tentazione che da tempo conosce la Chiesa che è chiamata a tenere insieme continuità e superamento delle sue origini cosiddette “giudaiche”. Nell’antichità cristiana ci fu (tra I e II secolo) qualche illustre teologo cristiano, come Marcione (non privo di vasto seguito), che pensò addirittura di eliminare dal canone gran parte dell’Antico Testamento perché l’immagine del Dio ebraico che esso trasmetteva, con le sue rappresentazioni troppo umane, e talvolta perfino disumane, di Dio, non poteva andar d’accordo con la figura e l’opera del Dio, padre buono e misericordioso, del Nuovo Testamento. La grande Chiesa respinse decisamente quella tentazione e cercò di mostrare come ci fosse nella storia un progetto progressivo di Dio (economia di salvezza) e poi mise in opera l’attenzione storico-critica sulle Scritture, adoprandosi, non senza lunga fatica e non senza rischi di scismi al suo interno, a fare accettare ai fedeli la convinzione che quell’antica immagine di un Dio così diverso da quello di Gesù poteva coesistere con l’immagine di questo.

Il Dio arrabbiato è una proiezione degli uomini. Sempre parola di Agostino

Già proprio Agostino acutamente argomentava che nella Bibbia, “quando si dice che Dio si mostra adirato con i cattivi e amabile con i buoni, in realtà significa che sono gli uomini che cambiano non Dio. Come, quando si dice che la luce è ostile agli occhi malati e dolce con quelli sani, si vuol dire in realtà che sono gli occhi che cambiano non la luce” (de Trinitate, V,16,17). Agostino voleva così spiegare che i comportamenti troppo umani e perfino disumani del Dio veterotestamentario (che a volte scandalizzano anche noi in diverse letture bibliche) devono essere attribuiti non a mutamenti d’umore o, peggio, di natura di Dio, che resta sempre buono, ma al diverso rapporto che in realtà gli uomini istaurano con Lui e che proietta su Dio le aspettative o i timori che essi si attendono o paventano da Lui, e che in realtà si realizzano ad opera loro.

Ma chi come Trump e Vance è ossessionato dalla presenza attuale dell’Anticristo nel mondo, si sente obbligato a individuarlo in un qualche nemico storico, che in realtà è il “loro” nemico, e credono che Dio uccida con loro e per loro. E si sentono interpreti del Bene assoluto in questa lotta che vuole distruggere il mondo del Male, identificato addirittura con interi popoli e civiltà, ad opera dell’Occidente-Bene, che si erige a giudice castigatore dell’Anticristo. Avventurandosi in una identificazione che ignora la parabola del grano e della zizzazia, dove si lascia a Dio la separazione finale tra Bene e Male. Separazione che, se avvenisse nel corso della storia, ne segnerebbe la devastante chiusura. Non solo metaforica: sarebbe infatti la lotta finale e apocalittica che attualmente la potenza distruttiva dell’umanità potrebbe permettersi.

Quanto alla dissociazione della Meloni dal pensiero trumpiano, lo consideriamo un fatto oggettivamente positivo. Ma se lo collocassimo al livello di una “conversione”, faremmo torto sia alla coerenza di lei sia alla idea di conversione, che è cosa più seria. Perciò se ne dovrebbe parlare con uno spazio competente, che non mancherà.

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