Un sindaco di sinistra proibisce la proiezione di un film religioso. Ma il giudice dà torno al sindaco. Succede in Francia, ma potrebbe succedere ovunque
Succede in Francia, dunque. Ma la faccenda è interessante anche al di qua delle Alpi. I fatti. Siamo a Marsiglia. Viene proiettato nelle sale cittadine un lungometraggio, “Sacré Coeur”, “Sacro Cuore”. Il sindaco della città, di sinistra, annulla la proiezione del film al cinema del castello La Buizine, gestito dalla amministrazione comunale. Motivo: il “carattere confessionale del film entra in contrasto con la legge del 1905”. La legge del 1905 stabilisce la completa separazione fra Stato e Chiesa cattolica. E’ la legge fondante della laïcité, alla quale la cultura francese è affezionatissima.
Il lungometraggio propone “numerose testimonianze di fede, offre dei chiarimenti su questa pietà popolare e suscita l’interesse degli spettatori”. In effetti, in altre sale, 250.000 spettatori l’hanno già visto.
La decisione del sindaco viene contestata dai produttori del lungometraggio e da politici della destra francese. Il giudice dà ragione ai contestatori e ordina la ripresa delle proiezioni. “La sola diffusione di un’opera cinematografica suscettibile di presentare un carattere religioso in un cinema municipale (…) non intacca la laicità in quanto non segna una preferenza religiosa da parte del comune…”.
Sorprendente la risposta del giudice. Non perché dica cose strane, ma per la ragione contraria: dice cose ovvie. Quelle parole le avremmo scritte tutti, anche senza essere esperti di leggi. Certo, la laicità, spinta all’estremo rifiuta tutto ciò che è religioso. Ma è proprio il confine molto fluido del “religioso” che è difficile stabilire. La Chiesa, spesso, entra nella società e, viceversa, elementi della società entrano in chiesa. Ho appena letto la notizia dei funerali di Marco Ghigliani, l’amministratore delegato della 7. Una folla di laicisissimi giornalisti ha partecipato al rito religioso. Di eventi di questo tipo se ne possono citare una montagna.
Una società non è moderna perché è talmente laica da ignorare la fede di alcuni cittadini, comprese le manifestazioni pubbliche di quella fede. E, sull’altra sponda, i credenti non sono buoni credenti se fanno coincidere il mondo buono con il perimetro della loro chiesa, dove si celebrano messe e funerali. Il vangelo, in effetti, è molto più vasto della parrocchia locale e della Chiesa stessa.
Problema vecchio, s i dirà. Certo. In estrema – e facile – sintesi si potrebbe dire che la società laica non fa problemi ai credenti se sa essere, fino in fondo, democratica e la Chiesa non fa problemi alla società se sa essere, fino in fondo, evangelica.
Il guaio è che principi così evidenti non sono mai perfettamente realizzati. E quindi non si finirà mai di realizzarli. E quindi non si finirà mai di scontrarci proprio perché, in un punto o in un altro, non li abbiamo ancora realizzati.
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