Non si è cristiani, lo si diventa. Il cristiano non ha mai finito di costruire la sua vita sul dinamismo del Vangelo. Perché, come Paolo, è stato "afferrato" da Cristo
Qualche giorno fa, all'interno di un gruppo biblico, ci si chiedeva che cosa significa essere cristiani.
Chi è il cristiano, al di là di una facile definizione?
"Trasformatevi"
L'occasione ci è stata data dalla lettura della Lettera ai Romani quando, all'inizio della parte parenetica si dice “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio” (Rom 12, 2).
Il termine su cui si è concentrata l'attenzione è stato l'imperativo trasformatevi che dà il senso di un profondo rinnovamento, cosa che comporta parallelamente un atteggiamento critico nei confronti della logica del mondo.
A questo proposito è significativa la frase di Bonhoeffer, altre volte citata su queste pagine, che, rispondendo a un amico che gli chiedeva cosa volesse diventare, rispondeva: “ vorrei imparare a diventare cristiano”.
Non “essere cristiano”, ma “diventare”.
Non si è automaticamente cristiani
Sì, perché non si è per natura cristiani, il naturaliter cristianus di Tertulliano. Piuttosto si tenta di diventarlo con un'operazione di rinnovamento, mai definitivamente concluso, e questo ci obbliga a rompere con il conformismo non solo mondano, ma anche teologico di un cristianesimo come un dato acquisito, quasi si trattasse di un automatismo, come fosse cosa ovvia.
È vero invece l'opposto, perché il cristiano è un credente sempre in costruzione. Egli vive in stato di processo la pienezza e al tempo stesso l'incompiutezza, il tesoro e il vaso di argilla che lo contiene, il tesoro e il campo dove è sotterrato, l'esperienza quotidiana e la speranza, vive nell'al di qua, ma illuminato dall'al di là.
Occorre arrivare a un'esperienza di metamorfosi come scrive Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi “... Noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria” (2Cor3,18).
"Nuova creatura"
Un dinamismo trasformante dentro il mistero di Cristo con la fatica di diventare “nuova creatura”. “Chi è in Cristo è una creatura nuova. Le cose vecchie sono passate. Ecco ne sono nate di nuove” (2Cor5,17).
“Nuova”, in grado di guardare in maniera libera e profetica l'io, gli altri, le cose, il mondo, con la libertà di chi non si è sedimentato su pretese certezze, ma ha il coraggio di esprimere l'inedito di Cristo nell'ordinarietà della sua esistenza.
C'è una porta da varcare che richiede un mutamento continuo, rinunciando alla propria giustificazione e anche alla tentazione di cristallizzarsi in un personaggio, fosse pure un martire, un eroe, un santo. IL profeta Geremia si sente chiedere provocatoriamente dal Santo di Israele “E tu vai cercando grandi cose per te?” (Ger45,5)
Serve custodire il desiderio di cambiare (chiamiamola conversione), per poi lasciare accadere un “grembo” libero da se stessi, un grembo capace di generare con quel desiderio che attraversa tutta la vita, perché si è stati conquistati da Lui.
Come occupare il pezzo di terra che ci è data
Paolo, parlando di se stesso dopo l'evento di Damasco si definisce “uno che è stato afferrato da Cristo” e che, proprio in quanto tale, non cessa di correre per “conquistare il premio”, il Cristo stesso.
Questa è l'immagine del cristiano.
Non ascesi, né sforzo intellettuale, anche se entrambi importanti, ma prima di tutto prassi di vita, che significa essere fedeli alla terra, vivere in pienezza l'umanità, interrogarsi sul senso di stare al mondo: come essere responsabili di questo pezzo di terra che ci è data, come occuparci degli altri senza sopraffarli e senza negarli, come testimoniare la verità, il diritto e la giustizia. Infine, come “rimanere” ancorati alla terra, senza esserne fagocitati dentro quella “pleonexia” che Paolo definisce idolatria.
Fondamentale, per chi vuole “imparare a diventare cristiano” è mettersi alla sequela di Gesù, il Cristo di Dio, come quelli che vendono tutto perché hanno trovato la perla preziosa, il Regno dei cieli, nei cui confronti il mondo non mostra nessuna propensione.