Dunque, per papa Leone, è tumore. Tutti gli organi di informazione cercano di capire e di far capire di che tumore si tratta, cosa succederà nel prossimo futuro e nel futuro più lontano. Si parla dei possibili viaggi da ripensare, a cominciare da quello per l’America Latina del prossimo novembre. Gli organi di informazione parlano soprattutto di quello di cui dovranno parlare o di cui dovranno rinunciare a parlare. Pochi parlano, invece, dei riflessi che la malattia del Papa provocherà sul governo della Chiesa. Qualcuno ha notato che non esistono dei “vice Papa” e si è ricordato il canone 331 del Codice di Diritto Canonico, dove si afferma che il Papa “in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente”.
E’ questo l’aspetto messo in gioco dalla malattia del Papa che più interessa i credenti. “Solo il Papa decide”, si dice. La frase è decisamente un po’ rozza, ma serve a porre il problema. La Chiesa cattolica ha una struttura verticale abbastanza netta. Con poche strutture che la “correggono”. Che, invece, esistono in altre chiese cristiane. Si pensi, per esempio, al sinodo delle Chiese ortodosse orientali (e anche nelle Chiese unite a Roma ma di rito orientale). In quelle Chiese, tra le altre cose, è il sinodo che elegge i nuovi vescovi. Il Patriarca o il Papa non eleggono, ma si limitano a confermare l’elezione fatta dal sinodo. Il sinodo esiste anche nella Chiesa cattolica ma non ha questi poteri. Il carattere “verticale” dell’autorità che caratterizza la Chiesa cattolica riguarda il Papa ma, in forme diverse, anche i vescovi locali e la stessa parrocchia. Non soltanto le leggi definiscono questa situazione ecclesiale ma esiste una cultura diffusa, per la quale non è solo il Papa che decide, ma anche il vescovo per la diocesi e il parroco per la parrocchia. I vari Consigli – diocesani, parrocchiali, pastorali, degli affari economici… - esistono ma spesso non decidono. Se decidono è “per benigna concessione”. Spesso la benigna concessione non viene concessa. “Voi datemi un parere, poi decido” è il mantra che si sente ripetere soprattutto nelle parrocchie. E’ ovvio che, dove vige strettamente questo regime, i consigli esistono ma è come se non esistessero. Viva le eccezioni, certo, che ci sono, ma restano, almeno così sembra, delle eccezioni.
Che c’entra tutto questo con la malattia di papa Leone? C’entra nel senso che nella Chiesa cattolica sono abbastanza chiari il concetto e i compiti di chi esercita un’autorità, fissati dalla legge o dalla prassi. Sono molto meno chiari i compiti di chi obbedisce, dei laici soprattutto. Per cui quando manca il parroco la parrocchia si blocca, quando manca il vescovo, la diocesi è in trance. Solo che, negli anni più recenti, i giovani che si candidano a diventare preti sono pochi e saranno sempre più pochi (per i vescovi gira la battuta maligna: sono pochi quelli che vogliono fare il prete, ma restano molti quelli che vogliono fare il vescovo). Per cui o una comunità sarà capace di trovarsi, di pregare, di fare catechesi anche senza un prete, o non ci sarà più comunità.
E speriamo allora, in conclusione, che il Papa guarisca, che torni a fare il Papa. L’augurio significa anche che il suo magistero aiuti la Chiesa a essere più chiesa (cioè sempre più “assemblea”, “convocazione”; “chiesa”. Chiesa è in greco “ekklesìa”, dal verbo ekkalèin, che significa “convocare”, “radunare un'assemblea”).
1 commento
Penso che educare alla corresponsabilità e alla comunione nelle nostre parrocchie sia uno dei temi principali che ci sta davanti nei prossimi anni. Lo noto in particolare nei nostri Consigli Parrocchiali. Si è sempre stati abituati ad aspettarsi dal prete la proposta, la conduzione dell’incontro, la conclusione e poi la decisione finale. Se anche solo distinguessimo i diversi compiti e ruoli in questi organi di rappresentanza avremmo già fatto un bel passo in avanti. Grazie.