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Il morto in casa. Perché il fastidio e per chi?

 

Una riflessione su un dibattito “molto caldo” dei giorni scorsi. La Regione Lombardia proibisce di custodire i defunti nelle chiesette. Il problema è molto più profondo: siamo in difficoltà di fronte alla morte e cerchiamo in tutti i modi di tenerla fuori gioco

Dalla Regione Lombardia: niente defunti nelle chiesette

Nei giorni scorsi sul giornale online Bergamonews è emerso il dibattito nato dalla circolare di Regione Lombardia che vieta l’utilizzo delle chiesette come luogo per tenere i defunti nei giorni prima del funerale.

https://www.bergamonews.it/2025/05/20/ats-ribadisce-ai-sindaci-bergamaschi-feretri-vietati-nelle-chiese-prima-dei-funerali/803853/

Questa decisione ha sollevato intere comunità con i loro sindaci e parroci, che vedono precluso quello che era un “diritto” ormai acquisito, anche se in deroga ad alcune norme che già c’erano ed erano chiare: non era possibile mettere un defunto in una chiesetta.

https://www.bergamonews.it/2025/06/21/chiese-vietate-ai-defunti-la-carica-dei-64-sindaci-per-rivedere-la-normativa-e-una-battaglia-di-valori/812630/

Domanda: come mai i morti sono sempre "senza casa"?

Non voglio entrare nel merito delle questioni giuridiche o delle norme igieniche… tuttavia è interessante che la stessa categoria delle Onoranze funebri “Lia Bergamo” dica, in modo molto razionale, che quello che è successo in bergamasca di fatto rappresenta un’anomalia del tutto nostra. Ossia quello che fino a pochi anni fa era un’eccezione ora è diventata una prassi di cui sembra non si possa fare a meno.

https://www.bergamonews.it/2025/06/20/feretri-nelle-chiese-lia-anomalia-locale-non-un-problema-di-legge/812282/

E’ proprio su questo punto che mi sono posto la domanda: come mai nei nostri paesi (non parlo della grande città) i nostri nonni quando morivano venivano custoditi nella propria casa per quei giorni che preparavano al funerale, e invece oggi in quegli stessi paesi diventa un problema custodire il morto in casa tanto che se non c’è a disposizione una casa del commiato o una cappella questo diventa un problema? Mi sembra che da sempre le persone muoiano e vengano custodite prima della morte: come mai solo noi scopriamo l’impellente bisogno di una chiesetta o di una sala del commiato per tenere il defunto per poche ore ancora tra noi?

Io credo che dovremmo soffermarci su questo rapido cambiamento sociale delle nostre comunità. Fatte salve le eccezioni di persone che davvero hanno necessità perché magari la casa non è agibile, o stretta… come mai le case dei nostri paesi sono diventate in pochi anni un luogo impossibile per tenere la persona morta, che magari fino a qualche giorno fa era dentro a vivere in questa casa?

La strana voglia di "sterilizzare la morte"

Io credo che questo fatto imponga una riflessione… Fatto salvo ripeto le opinioni di sindaci e di parroci che ovviamente sono condizionati dai (volubili) desideri dei loro elettori/parrocchiani… io credo che sia interessante soffermarci a pensare perché nella nostra terra i segni della morte è meglio tenerli fuori dalla casa…

Nei giorni in cui c’è il morto in casa tante persone tornano e si creano legami tra individui che magari è da tempo che non ci si vedono: si offre un caffè, ci sia parla attorno a un tavolo, accanto alle fotografie e alle cose che “parlano” di quella persona. Perché abbiamo bisogno a tutti i costi di “sterilizzare” la morte in un luogo anonimo?

Ormai in casa non si nasce più perché si nasce (giustamente) in un ospedale… come mai ora anche la morte è tolta da questo luogo degli affetti? Forse perché abbiamo paura a dire a un nipote che il nonno è nella bara? In una cultura che ogni giorno proprio i nostri ragazzi e giovani sfidano la morte nei modi più stupidi (pensiamo alle dipendenze, al modo assurdo di usare moto e auto correndo all’impazzata ogni sabato sera…) abbiamo paura che la presenza di una persona defunta nella nostra casa “inquini” qualcosa delle nostre vite già abbastanza malate?

La morte, anche quella del Covid, è dimenticata

Ecco a me piacerebbe una riflessione su questo tema. Credo che dietro a questo fatto ci sia invece, strisciante, un gran desiderio di rimozione collettiva della morte. Mi inquieta come dopo soli cinque anni per esempio abbiamo quasi completamente dimenticato il covid qui a Bergamo (restano solo le scritte no vax a ricordarci come “il sonno della ragione genera mostri”) e ora anche questo fatto della polemica sull’ordinanza di “Regione Lombardia” mi fa pensare. Perché il morto in casa ci dà fastidio?

Come società bergamasca, tutta piena di corse e di lavoro, di mito un po’ “macho” dell’uomo efficiente” forse stiamo davvero smarrendo l’anima… il senso, che passa anche una prassi così concreta e così semplice come tenere il proprio caro defunto tra le proprie mura.

Penso che quei due giorni in cui la casa si fermava per fare accoglienza alla persona defunta era davvero l’unica occasione di una bella “catechesi laica” su tante cose della vita: la preziosità degli affetti, la necessità di fermarsi ogni tanto per ritrovare il senso delle nostre quotidiane corse…

Non riusciamo mai a fermarci. Per prendere atto

Mi ha sempre stupito che nelle nostre case di buoni bergamaschi che siamo sempre di corsa anche di domenica (non è forse una malattia anche questa?) quando moriva una persona per due o tre giorni tutto si fermava in quella casa, sia che fosse abitata da credenti o da non credenti… e quel luogo diventava per tante persone un’occasione di sosta, di “adorazione laica” attorno al corpo di un caro morto, stanza di ricordi, di pensieri, di racconti, di umanità.  Insomma avveniva qualcosa in quei momenti di ciò che nei giorni normali spesso perdiamo, tutti intenti come siamo a correre come formiche impazzite verso non si cosa e non si sa chi.

Davvero saremo più umani quando avremo costruito in ogni paesello della nostra provincia una lucidatissima e anonima “casa del commiato” o messo a nuovo la chiesetta di quartiere per metterci quei morti che in casa nostra non trovano più posto, perché sono diventati “ingombranti”? Avremo forse qualche diritto in più… ma avremo certamente perso qualcosa in umanità. E questo non è un bel segnale.

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