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Strada facendo

Funerale di due omosessuali. Il prete “sorvola”

Notizia da internet, di un paio di giorni fa. Critiche per l’omelia ai funerali dei designer delle Barbie, Gianni Grossi e Mario Paglino, coppia nella vita e nel lavoro, morti sull’autostrada Torino-Milano a causa di un’auto in contromano. La foto del loro matrimonio era all’ingresso della basilica, davanti all’altare di San Gaudenzio, a Novara, dove si è svolta la cerimonia funebre ma nell’omelia don Renzo Cozzi non ha citato la loro unione parlando invece di “profonda amicizia”.

Singolare che il prete non abbia “preso atto” del legame omosessuale dei due. Ma più curiosa ancora è la ragione: “Non volevo dare giudizi, penso che loro due si amassero profondamente. Ma la Chiesa non riconosce le unioni tra due persone dello stesso sesso, dunque ho cercato un modo diverso per dirlo. Se avessi parlato di amore, sarei andato contro le regole ecclesiastiche”.

Dunque: si può fare un funerale di due persone omosessuali. Basta non dire che sono omosessuali. Di conseguenza la verità della vita non può entrare nella liturgia. La liturgia si può fare a condizione che resti “a lato” della vita delle persone. Ma una liturgia siffatta è ancora liturgia?

E’ una situazione simile a quando si deve fare il funerale di un suicida. Qualche volta si assiste a omelie “capate in aria”. Il prete non se la sente di prendere atto del suicidio e fa discorsi nei quali i ghirigori biblici e teologici sono il pretesto per non parlare di quello di cui tutti parlano.

La Parola di Dio non trova nulla di estraneo a tutto quello che appartiene all’uomo, compresi drammi e situazioni difficili da capire, difficili almeno per alcuni di noi. Quindi dovrebbe potere dire qualcosa di sensatamente evangelico anche su un amore omosessuale o su un omicidio. O, quanto meno, si dovrebbe dire con onestà che, in alcune circostanze, ci si deve fermare alle soglie del mistero della libertà umana. E, soprattutto in quei casi, si lascia che si Qualcun Altro a giudicare.

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