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Strada facendo

I preti diminuiscono. E la parrocchia sarebbe da rifondare

ordinazione preti

 

 

Andrea Formenti, 26 anni e Federico Rossi, 25 anni sono i due giovani che, ieri l'altro, sono stati ordinati sacerdoti nella cattedrale di Bergamo. La cattedrale era stracolma e l’evento è stato percorso da un intenso senso di partecipazione: familiari, amici, parenti, tutti si sono sentiti “dentro” quel rito così austeramente solenne.

Sono due, dunque, i nuovi sacerdoti. Soltanto due: è la reazione istintiva che nasce dal confronto inevitabile fra i decenni della seconda metà del secolo scorso e oggi. Allora si pensava in termini di decine di preti nuovi ogni anno. E quando si scendeva verso la ventina o addirittura sotto si gridava alla crisi. Oggi una quindicina di preti nuovi sarebbe un miracolo. Dal 2014 al 2024 si è andati da un minimo di nessun prete (2016) a un massimo di 9 (2023). La media di quegli undici anni è comunque di poco superiore al 4 ogni anno. E’ una media molto buona. Se si guarda agli alunni del seminario che frequentano oggi la teologia, cioè gli ultimi anni prima dell’ordinazione, è inevitabile prevedere un calo ulteriore negli anni a venire.

Qualcuno contesta questo modo di valutare la situazione della Chiesa locale sulla base del numero dei preti. I preti non sono la Chiesa. Giusto. Non dovrebbe essere così, ma è stato così. L’immagine della parrocchia definita nel Concilio di Trento che è arrivata fino a noi è quella di una comunità con i “suoi preti”. La parrocchia è stata disegnata su un territorio e sui preti che la governavano: spesso più su questi che su quello. Ora lo schema “tridentino” è, in buona parte, saltato perché i preti, appunto, sono sempre di meno e sempre di meno rispetto alle parrocchie, e il territorio delle parrocchie spesso è scavalcato dai fedeli che vanno nella parrocchia che vogliono che non coincide sempre con quella in cui vivono. E’ un fenomeno limitato, ovviamente, più significativo in certe zone, vedi ad esempio la città. Ma è limitato per una ragione molto più determinante: non soltanto diminuiscono i preti ma diminuiscono anche quelli che “vanno in chiesa”.  

Tutto questo imporrebbe di ripensare a fondo e la parrocchia e il rapporto della parrocchia con i preti. Facile a dirsi, difficile, anche stavolta, a farsi. Certo, sarà uno dei compiti degli anni che verranno. Chissà se ce la faremo a rifondarci. Perché di rifondazione si tratta.

Intanto, però, una considerazione per tornare ai giovani preti, quelli ordinati sabato e gli altri. Siccome sono giovani e siccome sono pochi è facile che preferiscano di fare i preti in un modo “antico” e rassicurante piuttosto che in un modo nuovo che rischierebbe di essere inquietante. In altre parole: l’eventuale ripensamento della parrocchia di Bergamo deve essere compito di tutta la Chiesa e di tutti i preti. Non della Chiesa giovane e dei preti appena ordinati. Anche per non chiedere troppo ai troppo pochi.

Di solito, noi preti, quando ci troviamo di fronte a problemoni più grandi di noi diciamo che ci penserà lo Spirito Santo. Speriamo che lo Spirito Santo ci pensi davvero, anche stavolta, e che quel modo di dire non sia un modo per dire che non vogliamo pensarci noi.  

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