I mesi primaverili sono sempre, per la diocesi di Bergamo, pieni di attese febbrili: diversi preti cambiano parrocchia.
Alberto Varinelli, prete anche lui, si chiede che cosa succederebbe se le nuove parrocchie le scegliesse l'Intelligenza Artificiale.
Ci sarebbe divertirsi. Forse
“E se le destinazioni dei preti le facesse l’intelligenza artificiale?” “No, grazie!”. Sono la domanda e la risposta che mi suono e mi canto da solo mentre rientro a casa dopo aver ascoltato, a Seriate, offerta dall’associazione culturale “Il Greto”, uno splendido intervento del professor Riccardo Larini, fisico, filosofo e teologo, già monaco di Bose ed esperto di intelligenza artificiale (IA).
Algoritmi, Intelligenza artificiale...
Algoritmi semplici, algoritmi di apprendimento automatico... fino all’ultima frontiera, quella dell’intelligenza artificiale generativa, con tante luci, qualche zona d’ombra e alcune zone buie e problematiche. L’IA funziona grazie ad algoritmi sempre più specializzati, ossia a istruzioni specifiche che permettano alle macchine di riprodurre perfettamente ciò che noi vogliamo facciano. Ad oggi, esse sanno perfino leggere i nostri gusti, ciò che diciamo e vogliamo e, grazie alle informazioni che incamerano e combinano, agire e orientare le nostre scelte in un dato modo.
Molto interessante è il fatto che alcune delle intelligenze (alle quali lo studioso Gardner ha dedicato studi interessantissimi), come quella logico/matematica e diverse altre, sono ormai traducibili in algoritmi che rappresentano le modalità di apprendimento di queste intelligenze. Di alcune intelligenze, invece, non essendo possibile conoscere bene il funzionamento (almeno per ora ..), non si possono ancora predisporre algoritmi.
Con l'Intelligenza Artificiale Martini non sarebbe mai diventato cardinale di Milano
Queste ultime intelligenze sono, ad esempio, quella creativa, quella filosofica e quella spirituale: insomma, quelle con le quali lavoriamo noi preti!
Ora, in macchina, pensavo (sì, mi rendo conto che l’unica intelligenza che posso ambire ad avere io è quella artificiale… ma ringrazio chi mi vuol bene e mi accetta come sono): con l’IA Carlo Maria Martini non sarebbe mai diventato arcivescovo di Milano e non sarebbe stato quel gigante di fede, spiritualità, pastorale e cultura che in molti apprezziamo.
Ci sono volute l’intelligenza spirituale, la fede e la preghiera di San Giovanni Paolo II per nominare il rettore del Pontificio Istituto Biblico, grande studioso (ma a livello pastorale, chi avrebbe potuto intuire come se la sarebbe cavata?), alla sede vescovile più grande del mondo. Ecco perché, pensavo, l’IA non può destinare i preti.
E dove finirei io con l'Intelligenza Artificiale?
Scherzando con alcuni amici, mi chiedevo se oggi non sia possibile fare qualcosa del tipo: “Alexa/Chat GPT, dove mando don Alberto Varinelli?”(mi pongo come esempio non per protagonismo, ma perché nessuno si offenda..). In fondo, se io in un programma dalla straordinaria efficienza come quelli già oggi a disposizione inserisco le informazioni della “x” parrocchia e le caratteristiche dell’“y” prete… il gioco è fatto e magari esce anche qualcosa di interessante.
Tuttavia, la questione sono proprio le informazioni con le quali programmiamo l’IA. Chi stabilisce che don Alberto è così, che ha queste caratteristiche? Per qualcuno don Alberto sa fare A ma non B e C, per qualcuno B ma non A e C oppure C ma non A e B, per altri più o meno è sufficiente in A-B e C, per altri ancora è incapace in tutte e tre.
E quali informazioni avrebbero dato alla Intelligenza Artificiale i parroci con cui ho lavorato?
Se anche solo i parroci e i curati con i quali ho lavorato in questi anni dovessero dare informazioni su di me all’intelligenza artificiale, ne emergerebbero tanti “don Alberto” quanti sono loro. Qui sta il fulcro del discorso: tutto dipende dalle percezioni che uno ha, da quanto stima o meno l’altra persona, dal bene che ci si vuole. Quindi, chi darebbe di me la descrizione “giusta”?
Se penso al mio primo parroco don Tarcisio, che mi ha voluto un bene immenso, mi manca tanto e sento che mi benedice dal paradiso, so cosa pensava, cosa diceva di me e quanto mi ha apprezzato. Inevitabilmente, altre persone darebbero diverse letture. È normale!
Lo stesso vale per la parrocchia: chi stabilirebbe quali informazioni inserire nel computer, che elaborino un profilo della parrocchia alla quale assegnare il prete? Alla fine, mi sembra, le destinazioni dei preti, dalla prima, indicata al vescovo dal rettore del seminario, all’ultima, prima della pensione (se mai ci arriveremo, vista la situazione attuale ..), passano dalle percezioni che ha di noi chi deve decidere.
L'alternativa: un gruppo di persone che pensano al bene dei preti. E delle parrocchie
Ecco perché, a mio parere, è importante che sia un gruppo di persone a farlo: le percezioni che si hanno possono essere diverse, le informazioni a disposizione anche, la stima pure.
Sarebbe, credo, una modalità pastorale davvero sinodale: un gruppo di preti, diversi per pensiero e conoscenze, che pensando al bene delle comunità e dei confratelli provano a capire quali siano le scelte migliori da operare nei trasferimenti.
Sarebbe un gesto splendidamente umano, che l’IA non può fare, perché solo l’uomo può decidere, anche nell’utilizzare l’intelligenza artificiale, cosa vuole che resti di veramente umano.