Continua il dibattito sull'articolo di Daniele Rocchetti, pubblicato qualche giorno fa. Questa volta risponde don Ruben Capovilla, parroco di Endine, Valmaggiore e Rova
Caro Daniele, ti ringrazio delle tue parole e vi aggiungo a conferma e conseguenza tre semplici sfoghi che hanno bisogno di ulteriore riflessione.
Testimoni di una vita piena
Non è insignificante la figura di Cristo, forse è insignificante il calendario parrocchiale e spesso mi chiedo cosa sto facendo.
È davvero bello e appassionante ascoltare e accompagnare le storie dei ragazzi e dei giovani perché aprono anzitutto a me pagine di vangelo scritte nella storia, però, non basta accompagnarli; dobbiamo accompagnarli come testimoni di una vita piena e bella, per cui, mentre li ascolto e li accompagno, due sono le domande che gli pongo: stai trovando tracce di vera gioia nella tua vita? Cosa stai facendo per gli altri?
Sarà che spesso ho l’impressione che molto del loro fare è centrato sull’io, ma soprattutto che gli manca gioia. E se una volta qualcuno sfuggiva dai preti per non sentirsi chiedere: “Sei andato a messa? Ti sei confessato?”
Ecco, semmai mi eviteranno perché gli chiedo se sei contento e per chi stai vivendo.
Meno cattolici ma più ecumenici
Non vi è solo una frattura della memoria, ma pure una frattura nei cristiani.
È uno sfogo, non una condanna. È un pensiero che non nasce di certo dalla convinzione di essere superiore ma dal desiderio di autenticità.
Come possiamo pensare di essere testimoni del vangelo alle nuove generazioni se gli unici cristiani a farsi sentire in piazza come nel web, soprattutto perché scorretti e prepotenti, sono certi bigotti iper religiosi? Potrei dire che vi è una frattura nella Chiesa, che ringrazio essere cattolica e chiamata a camminare insieme. Ma vorrei che ci fosse uno scisma: che un nuovo Lefebvre se li prenda tutti e ci alleggerisca la mente e il cuore per dare più spazio alla possibilità di lasciarci rinnovare dallo Spirito. Mi chiedo se devo essere prete per certi cristiani... che sembra siano preoccupati di tenere a bada i sensi di colpa: meglio stare in strada con i ragazzi e i giovani, quelli che dicono di non credere... perché neppure io credo a certe idolatrie e superstizioni rivestite di cristianesimo antico.
Nuovi cristiani, forse meno cattolici ma ... più ecumenici, perché ci sarebbe da fare un sacco di cose con i pensatori di ogni confessione... quante cose potremmo fare insieme nell’evangelizzazione!
I giovani parlano un'altra lingua
Non è insignificante la proposta cristiana, forse ne è incomprensibile il linguaggio.
Se davvero ci mettessimo in ascolto delle storie di chi incontriamo, in particolare dei giovani, credo che ci accorgeremmo che non solo la pratica religiosa, così come la morale, raramente sono una questione per loro, ma noteremmo che parliamo un’altra lingua. Il nostro linguaggio ormai è un linguaggio specifico e di nicchia, per cui bisogna ascoltare e seminare la Parola con
il loro linguaggio. Come fece san Cirillo, così anche noi dobbiamo inventare un nuovo alfabeto capace di far intendere il vangelo.
Ecco perché cerco di trovare un vangelo adatto a chi incontro, alla sua storia oggi, un vangelo magari da ritradurre per lui, ma che sia per lui... consapevole che lo Spirito sa suggerire.
Ma c'è una parola "per te"
Ti propongo un vangelo, un brano, una parabola... cosa rispondi?
Questo, non con l’intento di fare dei bravi credenti, ma di far scoprire che c’è una parola per te, c’è un Dio che chiama proprio te. Forse dovremmo toglierci dalla testa l’idea di avere schiere di credenti pronti a combattere per Cristo, ma riconoscere folle di discepoli che cercano (a volte come pecore senza pastore), ma cercano. E quante volte mi sembrano come quel giovane Samuele a vagare nella notte a cercare la fonte di quella chiamata che sentono dentro, bisognose di qualcuno che sia testimone e consigliere.
Ma, il punto è che molto probabilmente restano cercatori, o meglio, tutti noi restiamo cercatori, senza arrivare a dare una risposta: meglio cercatori disposti a convertirsi che credenti ipocriti... E se anche non professeremo in molti il nostro credo, l’importante è non smettere di essere cercatori del suo volto...