Ventiseiesima domenica del Tempo Ordinario.
Un cuore unificato.
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Una vigna, un padre, due figli
Abbiamo ancora una vigna e abbiamo non più un padrone che cerca operai per la sua vigna, ma due figli ai quali il padre chiede chi è disponibile ad andare a lavorare in quella vigna. Conosciamo bene come queste parabole con una vigna protagonista, parlano della vigna scelta del Signore, sono una riposta parabolica di Gesù ai farisei che vivono una religione del dovere, del merito e del legalismo, che in questo caso fa i conti anche con l’apparire, ma che non diventa azione, salvo il momento in cui il secondo figlio dice di no e poi si pente e va lavorare nella vigna del padre.
Vediamoli questi due figli: il primo dice sì e poi non va, il secondo dice no e poi ci va. Il padre capisce bene che non esiste il figlio ideale, quello che è pienamente coerente, quello con il cuore unificato tra dire e fare. Ma forse tutti noi non siamo uguali a quei due figli? Chi di noi ha un cuore così unificato da saper vivere in maniera coerente il passaggio dalla parola all’agire, dalla verità imparata alla verità agita?
Mi vengono i due figli della parabola del padre misericordioso. Uno che se ne va di casa e poi pentito ritorna, l’altro sempre pronto al dovere, ma che non vuole riconoscere il fratello che torna. Questa è la prima considerazione che voglio fare: non esiste per un padre, nemmeno per quel padre ricco di misericordia, il figlio ideale, abbiamo tutto un poco il cuore diviso. Allora la grande arte della vita spirituale è arrivare all’unificazione del cuore.
Pentirsi per arrivare a unificare il cuore
Forse la parola che aiuta a comprendere la via per arrivare all’unificazione del cuore è pentimento. Non intendo questa parola come senso di colpa, come penitenza da fare per arrivare all’unificazione del cuore, come vita di sacrificio, ma semplicemente come avere la consapevolezza che la vita di ciascuno ha un grande bisogno di cambiare modo di pensare il padre, che non è un padrone che spinge al lavoro, ma un padre che ama i suoi figli e che chiede al nostro cuore di intraprendere un cammino continuo di ritorno a Lui e di purificazione di tutto quanto non aiuta ad uniformare il nostro cuore tra parola e azione.
Qualche giorno prima di morire, i discepoli del grande monaco del deserto, Antonio, si raccolgono attorno a lui per chiedere un’ultima parola da lasciare a tutti loro come testamento. Si aspettano parole grandi invece Antonio dice semplicemente questo: Vorrei ancora un giorno di vita per convertirmi ancora. Ecco che cosa è la via di unificazione del cuore. Un giorno di vita ancora per unificare il cuore tra parola e azione.
“I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio"
Una seconda questione che si apre dentro la lettura di questa parabola sta nella domanda di Gesù: chi ha fatto la volontà del padre e la conseguente risposta impegnativa di Gesù: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Forse la volontà di Dio non è l’obbedienza ad un Dio che ci invita al lavoro nella vigna come un sacrificio da compiere. Forse la volontà di Dio è riconoscere che, se anche sono peccatore, pubblicano, prostituta o operario dell’ultima ora, io posso dare il mio contributo per fare in modo che quella vigna arrivi a dare frutto. E la vigna del Signore da frutti di pace. Allora chi fa la volontà Dio? Chi non si ferma all’apparenza, chi non si ferma all’osservanza della legge, ma chi mette tutto sé stesso con il suo cuore unificato, per dire e agire un regno di Dio che è pace, giustizia, misericordia e perdono.
La parola detta da Gesù per cui pubblicani e prostitute ci passano avanti non è una parola di condanna per chi ha detto sì e poi non ha agito, ma è una parola di misericordia che dice che anche il figlio del no può intraprendere un cammino di crescita, di unificazione del cuore, può intraprendere un cammino di parole e di azioni che realizzano il regno dei cieli, parole e azioni di pace e di giustizia.
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