Daniele Nembrini, esponente di CL e proprietario di istituzioni scolastiche, deve rispondere di accuse pesanti nei suoi confronti. Quando un credente viene accusato nascono molte domande.
Daniele Nembrini, il “padrone” che fa quello che vuole
Quando ho letto, ieri, le notizie degli arresti domiciliari di Daniele Nembrini, mi è scattato un ricordo personale. Correva l’anno 2013. Ero, allora, delegato vescovile per la cultura e le comunicazioni sociali. Su mandato del vescovo e del consiglio episcopale, ero andato nell'abbazia di s. Paolo d’Argon, per una presa di visione delle varie attività che vi si svolgevano. Erano attività gestite in buona parte da Comunione e Liberazione (CL) e, più in particolare, da Daniele Nembrini. Mi sono incontrato con lui e avevo avuto la sensazione di una situazione non chiarissima. Mi aveva urtato, in particolare, la sua pretesa di usare tutti gli spazi, a prescindere dalle esigenze della diocesi, voleva perfino occupare gli spazi che erano destinati a un museo, già deciso anche in accordo con la Regione. Non riuscivo a far valere nessuna ragione: era inflessibile.
Uso tenere un “diario” quotidiano delle mie attività. Avevo scritto appena arrivato a casa. “Mi sono arrabbiato nel vedermi porre di fronte a un aut aut così secco e mi sono lasciato sfuggire un ‘siete furbi voialtri’. A quel punto Nembrini ha perso il controllo e mi ha gridato a voce altissima, alzando minacciosamente il braccio: ‘Fuori!’. E ha aggiunto, alla lettera: ‘Qui io sono padrone per trent’anni e faccio quello che ho voglia’”.
Mi ricordo chiaramente che mi era venuto l’istinto di uno scontro fisico. Dovetti rinunciare anche per problemi di immagine (un prete che dà cazzotti non sta bene) e andarmene. Io, rappresentante del vescovo e in qualche modo della diocesi, venivo cacciato fuori dal convento, proprietà della diocesi, dal signor Daniele Nembrini. Il quale, quindi, si comportava da padrone di casa che faceva quello che voleva in casa non sua.
Il ricordo di ieri e le gravi accuse di oggi
Il ricordo è personale ma non è banale. Daniele Nembrini si sentiva padrone e affermava di voler fare quello che voleva. Chi si sente padrone, infatti, non avverte la necessità di seguire una legge perché lui è la legge. E’ quello che sta succedendo oggi con la rete di attività che è sotto la lente della giustizia. La notizia ha avuto grande rilievo sulla stampa locale e non solo (ne parla anche l’Eco di Bergamo, il quale, però ha giudiziosamente fatto sparire la notizia dal suo sito, mentre resta in apertura del sito del Corriere di Bergamo).
Le accuse sono tante. Cito dal sito del Corriere: peculato, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e bancarotta fraudolenta. Mica male. Si può leggere, appunto, dal Corriere di Bergamo.
Le molte anime di CL e le leggi da osservare
Nella mia battuta nell’amabile incontro di san Paolo d’Argon, di qualche anno fa, avevo semplificato molto. Anche e soprattutto in rapporto alla vicenda Nembrini, va precisato che CL ha molte anime. Per restare a Bergamo, c’è la CL di Franco Nembrini, fratello di Daniele e apprezzato commentatore di Dante nonché responsabile della scuola “La Traccia” di Calcinate, c’è la CL di Ettore Ongis, già direttore dell’Eco di Bergamo e responsabile della scuola IMIBERG del quartiere di santa Lucia, c’è la “Compagnia delle opere” e altro.
Tutto apprezzabile. CL fa molto. Ma non basta fare molto per fare bene. E un credente, in particolare, deve fare bene facendo secondo le leggi, anche per evitare che l’appartenenza alla Chiesa (e a CL) diventi un alibi per farla “da padroni” e snobbare le leggi.
Nembrini è credente, fa parte di CL, CL fa parte della Chiesa. Si può risolvere il problema che nasce dalle notizie di questi giorni dicendo che Nembrini non è CL e CL non è la Chiesa. Non si può, infatti, attribuire a CL quello che ha fatto Nembrini e non si può attribuire alla Chiesa quello che fa CL. Vero. Vero per definire le responsabilità formali. Ma le cose malfatte restano e se è corretto non scaricarle verso l’alto, rimane necessario non cancellarle. Nembrini che ha chiesto e ottenuto, in passato, garanzie e collaborazione alla Chiesa, alla diocesi e al suo gruppo ecclesiale, dovrebbe giustificarsi non solo davanti alla giustizia ma anche davanti alla Chiesa. E dovrebbe soprattutto lasciar perdere ciò che riferiscono quelli che lo conoscono: in questi giorni, di fronte alle accuse, dice di essere come Gesù davanti a Pilato. Gesù pare che fosse innocente, Nembrini pare di no, almeno fino a prova contraria.
Le molte accuse impressionano, infatti, proprio perché sono molte e avrebbero comportato il carcere. Se la sono cavata, lui e la moglie, con i domiciliari. Resta viva la speranza che qualcuno ha già espresso: speriamo che non sia vero niente. Ma qualcuno ha già anche risposto: speriamo che non sia vero niente, certo, ma, ahimè, temiamo che sia vero tutto.
Redazione
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Varinelli
5 commenti
Non sono d’accordo. Non si può sempre pararsi dietro al “non sapevamo”. CL (e la curia di Bergamo in generale) o ha grossi problemi di comprensione della realtà, oppure certe situazioni non le ostacola volontariamente; forse perché spera in un vantaggio per il movimento stesso . Io non credo nella ingenuità del Movimento. E se c’è una parte sana di ciellini, e spero ci sia, questa dovrebbe piantarla di permettere a chicchessia di avere vantaggi economici, politici o godere di salvacondotto grazie al nome di CL. E se non lo fanno, in italiano si chiama favoreggiamento.
Grande don Alberto!
Ampia cultura, straordinaria sensibilità pastorale, indiscussa capacità organizzativa, anche una propensione a una sanguigna schiettezza, (pur sempre domata con rigoroso autocontrollo!).
Quello che mi era sfuggito è quella sottile vena ironica nella denuncia.
Proposta: “direttore dell’Eco”
Ciao Alberto.
Piero. Grumello
Don Camillo menava le mani, ma erano altri tempi 🙂
Se onesto intellutalmente l’autore dell’articolo dovrebbe fare due fondamentali correzioni aldilà del soggetto indagato.
Per ciascun cittadino la presunzione è di innocenza non di colpevolezza “fino a prova contraria”
Gli arresti domiciliari sono una misura decisa da un Giudice che l’ha ritenuta equa non una scorciatoia.
Tutto ciò richiamando la Costituzione
dell’articolo, palesemente, anche se dietro ad un aureola di imparzialita’, considera l’imputato gia’ accusato, ma non solo lui, CL, vero obiettivo dell’articolo. CL fa molto, ma nell’allegato, quindi e’ meglio che CL (ed i cattolici impegnati, non i ciarlatani) non d’acciaio piu’ niente. Una bella chiesa in soffitta (perché ogni cosa che si fa e’ soggetta prima o poi all’incriminazione (magari in questo caso e’ vero, ma non e’ certo una regola.
Siamo ancora al ’92 ed alla Chiesa delle sreghe