Il mese di agosto è da deserto. Deserto liturgico. Nel senso che le vacanze contribuiscono ad accentuare il processo di spopolamento delle messe domenicali. Il prete, volenteroso e formale, celebra comunque con i suoi pochi, talvolta pochissimi fedeli. I “clienti”, anche i più assidui, stanno facendo le vacanze e quelli che ci sono o sono i pochi che non partono o sono quelli che sono già partiti, o sono quelli che partiranno tra poco.
Queste messe sono, in qualche modo, una sfida. Una sfida a pensare e, forse, a decidere. “La messa è sempre la messa”, si sente dire spesso a giustificazione di queste liturgie. Ma è difficile dire che una messa con la chiesa piena è la stessa di quella con una decina di persone sparpagliate qua e là. La messa è un segno, si dice, perché è un sacramento, cioè “segno efficace della grazia”, come detta il catechismo. Ora, un segno di duecento persone non è lo stesso di un segno di venti persone. D’altronde tutti “sentono” che il primo “parla” di una comunità viva, il secondo di una comunità sfinita. Oltre tutte le possibili considerazioni teologiche.
Perché, anche se la messa “è sempre la messa” una messa povera annuncia una comunità che si sta spegnendo. Allora, le nostre messe “povere” del mese di agosto non ci potrebbero ricordare che tutta la Chiesa di un tempo sta finendo? Certo, terminato agosto, qualcosa riprende. Ma riprende solo qualcosa. E, a proposito, che cosa dovevo rispondere all’amico bancario che mi dice: “Ma don, ieri, domenica, alla messa eravamo una trentina di persone e io ero il più giovane”? L’amico ha 45 anni.
Forse però ci si può affidare a un paradosso. Può darsi che queste piccole comunità ci stiano preparando a una situazione che, tra non molto, sarà probabilmente tutta così. Le messe saranno tutte “povere”. E non solo le messe (le confessioni sono non povere ma poverissime già da molto tempo). Ma si può essere cristiani vivi anche se si è solo in venti. La grande sfida, dunque, non è ricostruire una Chiesa che non c’è più, ma come essere cristiani nella Chiesa che c’è ancora, e in quella che ci sarà, in forme molto diverse rispetto al non lontanissimo passato.
Ecco la sfida. E vuoi vedere che le messe quasi spopolate di agosto, potrebbero essere ricordate, in futuro, come un piccolo laboratorio di quello che doveva arrivare?
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Gervasoni