Alcuni giorni fa abbiamo scritto su questo blog un articolo relativo all’importanza dell’attribuzione del nome, specialmente per quelle persone che muoiono in mare nel tentativo tragico di raggiungere l’Europa. Ritorniamo sul tema dopo aver ricevuto due comunicazioni da parte di lettori che hanno avuto accesso al testo del blog.

Dalla Ocean Viking, nave di salvataggio di SOS Mediterranee
Eravamo appena ripartiti da Civitavecchia, avevamo appena salutato i 15 ragazzi che avevamo soccorso e portato finalmente in un luogo sicuro e stavamo preparando la nave per tornare in mare. C’era quel sollievo che accompagna ogni sbarco, la consapevolezza che quelle vite, almeno quelle, erano salve. Ogni persona aveva nome e cognome e poteva costruire la sua nuova vita e affermare la sua identità. Poi abbiamo saputo che il nostro aereo Albatros aveva avvistato 11 corpi in mare. Pochi giorni fa eravamo proprio in quello stesso mare, l’avevamo scrutato con i binocoli cercando una barca, un segnale, un punto all’orizzonte. Ma non li abbiamo trovati. 11 persone di cui non conosciamo il nome, non conosciamo la storia, non sappiamo chi li stesse aspettando”.

Dall’inizio dell’anno, oltre 872 persone sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo centrale. E mentre si parla del calo degli arrivi in Europa, troppo poco si parla di chi in Europa non arriverà mai.

Da due amici, Alice e Angelo Vescovi che abitano a Palosco
Il nome non indica solo un’identità ma anche una relazione. In fondo il nome che noi portiamo non ci serve. Ci serve quando entriamo in relazione. In un mondo dove vi fosse una sola persona, a questa persona portare un nome o un altro non avrebbe alcuna importanza. Il nome che porto indica la mia relazione con gli altri e, soprattutto, il mio riconoscimento da parte degli altri. E l’umanità è tale perché è relazione, noi sappiamo di essere uomini perchè siamo in relazione con gli altri. Ancora (immaginando per assurdo) un mondo dove un bambino riuscisse a vivere senza incontrare mai un essere umano, crescendo non saprebbe mai di essere un uomo, perché non si vedrebbe e non si riconoscerebbe negli altri. Questo mondo che non pone attenzione ai nomi, che non vuole sapere di ricordare questi nomi, ci mostra la poca attenzione se non la negazione della relazione profonda che esiste tra gli esseri umani. Accanto l valore dell’identità, va ricoperto il valore della relazione tra noi esseri umani”
