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Il Vangelo porta una spirale di vita crescente

libro bibbia

Diciassettesima domenica del Tempo Ordinario. Le immagini suggestive e allusive delle parabole che illustrano le ricchezze del Regno.

Dal tesoro del Vangelo alla dignità umana come tesoro da custodire.
Per i testi liturgici di oggi clicca qui.

 

 

Cosa ci cambia la vita?

La vita avanza come un fiume carsico. Scorre sotto la terra anche quando tutto sembra fermo. Cresce nel silenzio, mentre noi vediamo soltanto il poco, il frammento, la fatica.

Così è il Regno di Dio.  Gesù parla del Regno come di una scoperta. «È simile a un tesoro». Trovato in te cambia per sempre il modo di guardare la vita.  C'è un uomo che inciampa in un tesoro. C'è un mercante che finalmente trova la perla preziosa. E tutti e due, da quel momento, non sono più gli stessi. La vita li afferra. La bellezza li conquista. Una passione li conduce. E tutto ciò che prima sembrava importante si relativizza, viene rimesso al suo posto e così riacquista valore.

Attrazione nella logica dell’accrescimento

Possiamo comprendere la parabola del tesoro e della perla attraverso la più elementare esperienza dell'amore umano. Quando due persone scoprono di amarsi, si accorgono che tra loro è accaduto qualcosa che nessuna delle due può darsi da sola. È apparsa una Presenza, un Terzo, che trasforma il loro rapporto e apre entrambi a una vita più grande. Un sentimento di sorpresa li coglie: «C'è qualcosa tra noi». È forse la scoperta più sorprendente dell'amore. Ma quel "qualcosa" non è semplicemente un'emozione, né la somma di due vite che si incontrano. È la presenza di un “Terzo”. Un mistero che nessuno dei due produce e nessuno dei due possiede. È il tesoro nascosto, la perla preziosa: una Presenza che, proprio mentre li unisce, li apre oltre sé stessi.

L'amore autentico non chiude il due in un cerchio, li apre ad un Terzo. È questo qualcosa d’altro che nell’attrazione dei due si dà in vista del loro arricchimento. Dove ciascuno dei due cresce perché riceve continuamente vita “dall’altro dell’Altro”.  Per questo Etty Hillesum osserva con lucidità:

Questo sembra essere l’ideale per molti: un uomo e una donna che sono esclusivamente l’uno per l’altra, che, nell’amore, si lasciano totalmente assorbire dall’altro. Noi, invece, pensiamo che sia soltanto una limitazione. Così non arriva più alcuno apporto da fuori; ci si nutre a vicenda e questo, a lungo andare, porta comunque ad un impoverimento (Diario, 27 marzo 1942).

È esattamente la logica evangelica del Regno: il tesoro non è semplicemente l'altro, “sei un tesoro”, ma Colui che si manifesta nella relazione tra me e l’altro e la rende feconda. Il Regno di Dio che Gesù annuncia non è un bene che si aggiunge agli altri, ma la Presenza che trasfigura tutti i beni.

Chi trova il tesoro non perde la vita: la ritrova. La gioia precede ogni rinuncia, perché nessuno lascia tutto per il vuoto, ma per una pienezza più grande. Il Vangelo non restringe il cuore: lo dilata. Non sottrae: accresce. La vita cresce per attrazione, non per costrizione. Come il seme. Come il lievito. Come una sorgente che, mentre dona acqua, allarga il suo corso.

Il Regno introduce una dinamica di crescita senza fine: ciò che ricevi diventa dono, ciò che doni ritorna fecondo. L'amore non si consuma in chi ama, ma si moltiplica aprendosi al Terzo che lo abita. Cristo non occupa un posto nella vita: ne diventa il centro gravitazionale, generativo. Tutto rimane — affetti, lavoro, beni, desideri — ma tutto ritrova il suo giusto ordine secondo giustizia.

Oltre il calcolo il dono del discernimento

Per coglierne la portata della parabola evangelica possiamo ora misurarci con la preghiera di Salomone nella prima lettura:

Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti, chi può governare questo tuo popolo così numeroso?.

Salomone avrebbe potuto chiedere ricchezza, successo, potere. Domanda invece un cuore capace di discernere il bene dal male. È l’intento stesso delle parabole. Anche qui la saggezza che Salomone chiede non è un dono che si aggiunge agli altri, è piuttosto quella cosa che consente al re di governare nel bene ogni altra cosa: ricchezza, responsabilità e potere.  Egli chiede un cuore che sappia riconoscere ciò che vale davvero. Il discernimento è la forma più alta della sapienza.

Per questo la tradizione cristiana parla di discernimento. Discernere non significa semplicemente analizzare. Significa ascoltare i movimenti del cuore, riconoscere ciò che conduce alla vita e ciò che la restringe, distinguere ciò che dilata l'umano da ciò che lo impoverisce. È un atto che coinvolge insieme intelligenza, affetti, libertà e coscienza. È dono dello Spirito. Ciò che nominiamo come discernimento è qualcosa di non riducibile ad una qualsiasi forma innovativa di calcolo e conteggio.

La coscienza non è un algoritmo più raffinato

Oggi questo dono diventa ancora più prezioso. Viviamo nell'epoca dell'intelligenza artificiale.

Le macchine elaborano, calcolano, prevedono. Ma nessun algoritmo può discernere. Può riconoscere schemi. Non può riconoscere il bene. Può elaborare probabilità. Non può assumersi una responsabilità. Può classificare un volto. Non può guardarlo.

La coscienza non è un algoritmo più raffinato. È il luogo dove libertà, verità, affetti e responsabilità si incontrano davanti al bene.  Per questo Papa Leone XIV richiama con forza la necessità di educare il discernimento, custodendo tempi di silenzio, studio, confronto e perfino un salutare "digiuno dall'intelligenza artificiale", perché il cuore umano non venga sostituito dall'efficienza del calcolo (Magnifica Humanitas, 140). Il futuro di una persona non è mai calcolabile. Ogni uomo abita sempre la possibilità.

Dovè l’insuperabile su cui investire?

Papa Leone ricorda che nessun sistema di calcolo può sostituire una coscienza che discerne. Il rischio non è soltanto tecnologico: è credere che tutto possa essere misurato. Così la sapienza viene sostituita dall'efficienza, la relazione dalla prestazione, il giudizio dal punteggio (MH, 140).

Ma il futuro di una persona non è mai calcolabile. Là dove un algoritmo vede una probabilità, Dio continua a vedere una possibilità. Una ferita può diventare sorgente. Un errore può aprire una conversione. Per questo abbiamo bisogno di silenzio, di preghiera, di tempi in cui maturi il cuore. Il discernimento cresce lentamente, come il seme nel campo (MH, 140).

Proprio questo intreccio di istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedeltà quotidiane mantiene viva la speranza. L'umanità, magnifica e ferita, non deve essere sostituita né superata. Può accogliere le innovazioni che alleviano le sofferenze e aprono nuove possibilità, purché non rinneghi ciò che la rende sé stessa: la capacità di relazione e di amore (MH, 126).

La bellezza di Dio è il tesoro della vita. Ed è una bellezza che non umilia l'uomo, ma lo fa fiorire. Il tesoro su cui investire è la vita umana nella sua interezza, è ogni persona nel suo essere immagine dell’Unico e in relazione ad altri, suoi simili. Si compra il campo. Si trova il tesoro. Ma non si compra mai l'uomo. Nessuna persona può diventare merce. Ogni volta che un essere umano viene venduto, sfruttato, ridotto a strumento, viene lesa la dignità dell’uomo e il Vangelo viene tradito. Papa Leone ricorda che la lotta contro ogni forma di tratta e di schiavitù moderna appartiene al cuore stesso della fede (MH, 177). Cristo ci insegna a contemplare nel volto di ogni uomo una «magnifica umanità» (MH, 233), chiamata alla pienezza della vita (MH, 1). La tecnica può alleviare molte sofferenze. Ma non può sostituire il cuore. L'umanità non deve essere superata, bensì custodita, perché solo l'uomo sa amare, perdonare, generare relazioni (MH, 126). Là dove si riconosce dietro ogni volto una persona da amare e non un dato da elaborare, lì è il tesoro del Regno. La fede in Gesù custodisce un tesoro che nessuna economia e nessun potere possono misurare: la dignità inviolabile di ogni persona.

Lo scrigno aperto del Regno

Il futuro di una persona non è mai completamente prevedibile. Dio stesso continua a sorprendere la storia attraverso ciò che appare improbabile. Il discernimento cresce nella durata, come il seme nel campo. Non nasce dalla velocità della risposta, ma dalla pazienza della maturazione (MH, 140).

Così Gesù ritrae il volto dello scriba divenuto discepolo del Regno. Lo scriba del Regno «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Sono le cose nuove che consentono non solo di custodire, ma di trasmettere la Tradizione generando vita lasciando che la Scrittura continui a farsi carne dentro la storia. Molte volte sappiamo ripetere bene parole antiche. Più difficile è trovare parole nuove che rendano nuovamente vivo il Vangelo per gli uomini del nostro tempo. Il discepolo non è il custode di un archivio. È il servitore di una sorgente.

Continuiamo a generare vita

Sì! questo tesoro lo abbiamo in vasi di creta. Fragili siamo noi. Fragile la Chiesa. Fragile il cuore umano. Eppure, Dio continua a deporre dentro questa creta il suo oro vivo. Molto rimane nascosto. Molto germina nel silenzio. Nessun atto d'amore va perduto. Nessuna fedeltà è inutile. Ogni gesto di bene continua a circolare nel mondo come forza segreta di risurrezione.

Il tesoro più che scrigno è un grembo. Come Maria custodiamo nel cuore questo tesoro, perché il Vangelo continui a mostrare al mondo la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio (MH, 245).

 

Tesoro

Inciampo.
Non in una pietra.
In una luce.

E vendo
il poco
che mi trattiene.

Per una perla.
Per un volto.
Per il Regno.

Da allora
non possiedo.
Fiorisco.

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