Gli ultimi anni hanno arricchito la bergamasca di bei tracciati, nello spirito del “cammino lento”, che non mira a stabilire record sportivi o fisici, ma a incontrare il territorio, le sue caratteristiche, le persone che lo abitano, la sua storia… e a farsi coinvolgere e stupire.
Partenza e arrivo a Bergamo, dalle Grazie a santa Maria Maggiore
Il più noto e ormai affermato di questi percorsi orobici è l’Alta via delle Grazie, (https://altaviadellegrazie.com/home) che punta a riportarci allo spirito originario: per i pellegrini d’una volta era normale – alternative non ce n’erano! - partire da casa con il sacco da viaggio e il bastone e incamminarsi verso la meta, vicina o lontana che fosse, confluendo man mano su percorsi più frequentati e quindi più sicuri e meglio attrezzati per l’ospitalità. Raggiunto il luogo del pellegrinaggio (Roma, Santiago, Gerusalemme, oppure luoghi sacri più vicini), si tornava a casa: stessa strada, stessa fatica, stessi rischi…. Oggi, a parte qualche “pellegrino doc”, la maggior parte si reca senza difficoltà né obiezioni etiche con auto, treni o aerei verso il luogo prefissato per iniziare a camminare.
Partenza e arrivo dell’Alta Via (il nome avverte sull’impegno fisico….) sono due chiese inserite nel cuore (nuovo e antico) di Bergamo: entrambe dedicate a Maria (delle Grazie, quella in città bassa; Maggiore, quella in città alta) sono i due grani alfa e omega di un rosario lungo 271 chilometri che tocca complessivamente 18 santuari mariani collocati nella valle Seriana e sull’alto Sebino, percorrendo una vasta parte del territorio e delle montagne bergamasco.
C’è anche una versione più breve, di 7 tappe e 160 km, per chi ha meno tempo. E una in otto tappe per chi pedala in mtb. Certo, l’itinerario ad anello non è limitato ai soli bergamaschi di città, che potrebbero effettivamente percorrerlo tutto partendo e tornando a casa a piedi. Come una volta, insomma. Ma la sua caratterizzazione urbana permette a chi viene da fuori (e sono sempre di più) di vivere la dimensione di un pellegrinaggio domestico, più vicino alla nostra vita quotidiana, più friendly. E senz’altro di chiara caratterizzazione spirituale.
Il cammino nasce da un’idea di Gabriella Castelli e Giovanni Battista Merelli, prematuramente scomparso: ispirati dall’esperienza personale sul Cammino di Santiago, hanno provato a ricrearne l’atmosfera nei dintorni di casa, tracciando un percorso che tocca ben 18 santuari mariani, di epoche, storie e caratteristiche diverse. Coordinati da un’entusiasta Gabriella Castelli, i promotori hanno previsto un rito di consegna della credenziale alla partenza (dopo la Messa) nella chiesa delle Grazie e una significativa cerimonia all’arrivo per la consegna della Grazia, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Ma a far respirare un’aria di autentico pellegrinaggio è anche la sorprendente capacità dei promotori di attivare una serie di alloggi a “donativo” presso strutture religiose e case vacanze, ma anche presso privati: un’esperienza ben nota a chi ha percorso i cammini di Santiago e altri itinerari caratterizzati fortemente dalla spiritualità, ma scarsamente presente in Italia, soprattutto nel crescente numero di cammini a carattere turistico, culturale, ambientale. Qui, in diverse strutture private o abitazioni si cena con i proprietari; in alcuni locali è offerto il “menù del pellegrino”. E parlando di bergamaschi… si tratta di un mezzo miracolo!
Dalla Valle Canonica alla Val di Scalve: la Via Decia
Un’altra più recente novità è La Via Decia - il cammino dei boschi di ferro (www.laviadecia.it/), un filo di quiete che si dipana in cinque tappe e 95 chilometri di sentieri, ad annodare due valli, la Valle Camonica e la Valle di Scalve, e due province: Bergamo e Brescia. Un viaggio lungo il corso del fiume Dezzo – Decio per gli antichi romani - attraverso ettari ed ettari di bosco. Variazioni infinite di verde, di giallo, di rosso, come il trascorrere delle stagioni. Un’immersione nel paesaggio che è al contempo un salto nella memoria: dalle millenarie miniere di ferro all’Antica Repubblica di Scalve, dal Disastro del Gleno (il percorso è nato nel 2023, a cent’anni dalla tragedia) all’eccidio fascista dei Fondi di Schilpario.
Voluta dalla sottosezione CAI della Valle di Scalve, che ha saputo raccogliere intorno al progetto numerosi altri partner pubblici e privati, la Via Decia apre ai cercatori di bellezza questa porzione incontaminata e ancora poco conosciuta delle Alpi lombarde, all’ombra del massiccio della Presolana. È esempio - oltre che di valorizzazione turistica dolce, in contrasto con faraonici e devastanti progetti centrati sullo sviluppo dello sci - anche di cammino inclusivo, per portatori di handicap (anche con joelette) o di fragilità psicologiche.
Sulle orme del santo patrono: la Via di Sant'Alessandro
A chiudere la rassegna, un altro recentissimo ingresso (è del 2025) nel novero dei cammini, a cavallo tra Bergamo e Milano: si tratta della Via di Sant’Alessandro (https://viadisantalessandro.it/): i promotori che già avevano creato il Cammino di San Giovanni Battista, 53 km in tre tappe da Melzo al Santuario di San Giovanni al Calandrone (Merlino) - hanno voluto disegnare un percorso che porta il pellegrino a rivivere la storia del milite tebeo Sant'Alessandro nella sua fuga dal carcere e dalla condanna a morte: oggi nel panorama contemporaneo dei grattacieli di Milano fino a Bergamo alta, attraversando terre ricche di storia, chiese e castelli, coltivazioni industriali, navigli, centrali elettriche e fiumi come l’Adda - varcato a Concesa – e il Brembo.
Il martirio di Sant’Alessandro è entrato e ha plasmato il nostro territorio nei millenni, lasciandoci ovunque testimonianze, al punto che il martire è diventato patrono della città e della diocesi. Il percorso di circa 88 km, con tappe facilmente personalizzabili, fa riscoprire non solo la sua storia di fede, ma anche bellezze architettoniche antiche e moderne e una natura sorprendente.
Il moscato di Scanzo e il Cammino del Vescovado
Della serie dei “cammini brevi” fa parte anche il Cammino del Vescovado, (https://camminodelvescovado.it/) inaugurato nell’ottobre 2022, dopo il Covid. Si tratta di un percorso ad anello con al centro la capitale del moscato Scanzorosciate, lungo oltre 50 km, tra suggestivi paesaggi, antichi boschi e borghi. Un cammino laico che tuttavia non può prescindere dai luoghi di culto che lambisce, dalle chiesette in cima a colli panoramici, ai santuari che ricordano eventi miracolosi, alle parrocchiali che custodiscono opere d’arte. Tre giorni sono sufficienti ad attraversare questo affascinante tratto di Lombardia collinare, meno noto della regione insubrica che si stende fra i più blasonati laghi della Lombardia occidentale. Trattandosi di un itinerario fra l’alta pianura e i primissimi rilievi prealpini di carattere collinare, ogni stagione ne consente il cammino, e ogni stagione offre opportunità paesaggistiche interessanti.
… e Ultreja!
E tanti altri ce ne sono, più o meno indovinati, più o meno caratterizzati, più o meno supportati da strutture e servizi (per un pubblico di camminatori, va detto, sempre più esigente e sempre meno “alla mano”). Ma la rete, le numerose pubblicazioni, le app, i racconti di viaggio, il passaparola… mettono in condizione qualunque camminatore, viandante, pellegrino, escursionista… di scegliere il percorso che più “gli parla”. E che meglio può ascoltare. Zaino in spalla, dunque, scarpe ai piedi, occhi e orecchie e aperte e… Ultreja!