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Camminando s’apre cammino/9

Ad anello, coast to coast, sui crinali… I cammini differenziano la loro offerta

cammini pellegrinaggi

 

Nell’ambito dell’amplissima e crescente offerta di cammini (46 quelli riconosciuti ufficialmente, tra i 100 e i 150 quelli finora inventariati), si sta creando anche una differenziazione per tipologie, che va incontro alle diverse esigenze dei camminatori.

 

 

Grandi itinerari da tre settimane o più

Da un lato ci sono i grandi itinerari da tre settimane o più, che richiedono allenamento e organizzazione e tanto tempo a disposizione, a meno di farli a puntate, un tratto all’anno. Sopra tutti svetta (è il caso di dire) il Sentiero Italia, con i suoi 8.000 km percorribili a sezioni nell’arco di più stagioni, anche perché diverse tratte sono fuori gioco d’inverno. Si tratta di un tracciato ideato nel 1983, camminato per la prima volta negli anni Novanta e rimasto a lungo in disuso, finché nel 2019 il CAI centrale non lo ha ripreso in mano, ritracciandolo, dotandolo di tracce GPS e punti tappa, per renderlo di nuovo percorribile. Quasi 500 tappe che attraversano 20 regioni, 16 Parchi Nazionali e altrettanti Siti Unesco, 60 tra Parchi e Riserve Regionali, con pochissimo asfalto e moltissima montagna. Da Muggia, il comune più a sud del Friuli-Venezia Giulia, a Santa Teresa di Gallura, nel nord-est della Sardegna. Un percorso non per tutti, ma dal fascino indiscutibile.

Lunghezze di tutto rispetto presentano il Cammino di San Giorgio in Sardegna, che sfiora i 500 km in 25 tappe; la Via dell’Etruria che collega Pisa, Volterra e Chiusi in 410 km e 20 tappe; il Cammino della Pace che va da L’Aquila a Monte Sant’Angelo in 520 km e 29 tappe e il Sentiero della Pace, che segue la linea del fronte della  Grande Guerra, dal passo del Tonale al Passo Fedala (540 km suddivisi in 28 tappe); il Cammino Minerario di Santa Barbara, con partenza ed arrivo in Iglesias (Sardegna), che attraversa in 500 km e 30 tappe uno straordinario scenario che unisce patrimonio geologico e di archeologia industriale con giacimenti, scavi, gallerie, alle spettacolari spiagge e monumenti storici di cui la Sardegna è ricca.

Sono percorsi, come molti altri più brevi, che privilegiano il paesaggio e il contatto con la natura, oltre che le tracce storiche che caratterizzano il territorio attraversato. Per molti altri, basta il nome per capire il riferimento culturale: dalle vie del sale a quelle dei gessi, dal cammino di Dante alle vie della lana e della seta, dalla via del tratturo alla Grande traversata elbana….

Cammini coast to coast

Alcuni di questi itinerari hanno fisionomie particolari. Ad esempio, i cammini coast-to-coast, che uniscono due mari attraversando la penisola: Nei punti più stretti in Calabria e Puglia: la Calabria “Kalabria” Coast to Coast collega Soverato a Pizzo in 55 km; la Rotta dei Due Mari unisce Adriatico e Ionio in Puglia per 126 km, da Polignano a Mare a Taranto. Ma Italia coast to coast (www.italiacoast2coast.it)  collega Portonovo, nei pressi di Ancona sul mare Adriatico a Orbetello, sulla costa tirrenica.

Un percorso di 410 km che attraversa in 18 tappe zone ricche di riferimenti spirituali (Assisi), artistici (Orvieto) e soprattutto di sconosciuti piccoli borghi, laghi, fiumi. Emozionante il passaggio per le “vie cave”, scavate nel tufo dagli Etruschi.

Cammini “ad anello"

Una tipologia crescente di cammini è quella “ad anello”: partono e arrivano nello stesso punto, con grande comodità del camminatore che non deve risolvere problemi logistici a volte complessi, perché i tracciati superano monti e valli e portano, anche se a poche decine di km dal punto di partenza, in località spesso non collegate dai mezzi di trasporto. Il Cammino Balteo compie un giro di quasi 350 km attorno alla Valle d’Aosta toccando oltre 40 comuni; l’Alta Via delle Grazie – su cui torneremo - offre una variante lunga da 273 km e una corta da 161 km partendo da Bergamo e ritornandoci. Il Cammino dei Ribelli, che prende il nome  dalle tante figure di “resistenti” nella storia, permette di scoprire la selvaggia Val Borbera, tra Piemonte e Liguria, con un anello di 130 km e 7 tappe.

Ad anello anche Il Cammino dei borghi silenti, che tocca in Umbria 13 piccoli borghi medioevali immersi nella natura selvaggia e solitaria dei Monti Amerini: 90 km in 3-5 tappe. Il Cammino dei Briganti ripercorre nella Marsica, al confine tra Abruzzo e Lazio, le strade attraversate dalla Banda di Cartore per sfuggire all’esercito piemontese. L’itinerario prevede un anello di 110 km suddivisi in 7 tappe con inizio a Sante Marie, nei pressi di Tagliacozzo in provincia dell’Aquila. Il Cammino dei Forti (120 km in 5 tappe) parte e arriva a San Severino Marche, toccando le strutture difensive di numerosi comuni, un tempo rivali tra di loro.

Il Cammino delle Terre Mutate

Ma questa parzialissima rassegna non può non chiudersi su quello che si può considerare il primo cammino solidale d’Italia. Il Cammino delle Terre Mutate (https://camminoterremutate.org/) che in 250 km e 14 tappe porta da Fabriano a L’Aquila, si snoda lungo il sistema di faglie che per decenni ha sconvolto e “mutato” l’Appennino Centrale, attraversando i luoghi colpiti dal terremoto tra il 2009 e il 2017.

E proprio per questo nel luglio scorso, a dieci anni dai terremoti del 2016-17, è stato riproposto un cammino collettivo, “un viaggio a passo lento attraverso i territori dell’Appennino centrale colpiti dal sisma. Un cammino fatto di persone, relazioni e storie che continuano a trasformarsi”. L’itinerario ha origine, infatti, dalla “Lunga marcia per L’Aquila” organizzata per la prima volta nel 2012, come segno di solidarietà ma anche di protesta per l’immobilismo seguito al terremoto del 2009. Dal successo della manifestazione è nata l’idea di creare un percorso permanente, che favorisse la conoscenza del territorio e della sua situazione post terremoto, e anche contribuisse con il supporto economico a far rivivere queste terre, dove gruppi di giovani, associazioni, enti locali si battono per una ricostruzione che aiuti la popolazione a restare. O a tornare. Si attraversano città e paesi di grande interesse (Fabriano, Norcia, Castelluccio, L’Aquila…) oltre che due parchi nazionali (Monti Sibillini e Gra Sasso-Monti della Laga) e si incontrano i paesi diventati simbolo della devastazione e della speranza di rinascita (Campi, Arquata del Tronto, Accumuli, Amatrice).

“Il Cammino nelle Terre Mutate non è un cammino come gli altri - spiegano i promotori - È un atto concreto di partecipazione. Significa attraversare questi luoghi con attenzione, ascoltare chi li abita, osservare ciò che è cambiato - e ciò che ancora aspetta di cambiare. Esprime a pieno il senso del camminare come atto politico, inteso come profonda partecipazione - anche con il proprio corpo - a quel che succede sulla terra: in questo caso, la ricostruzione delle terre colpite dal sisma”.

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