Prendete una parola dal suono rassicurante, quasi burocratico, e svuotatela di ogni barlume di umanità. Benvenuti nel laboratorio politico della destra identitaria europea, dove il termine "remigrazione" – che un tempo descriveva il legittimo e volontario ritorno in patria di studenti e lavoratori – è diventato il nuovo edulcorato sinonimo di espulsione di massa.
Non si tratta di una sfumatura linguistica, ma di un vero e proprio manifesto ideologico che, partendo dalla Germania e cavalcando le onde del trumpismo nostrano, sta contagiando l'Italia. Nelle nostre piazze c'è chi raccoglie firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che fa capo al comitato "Remigrazione e riconquista". Dietro lo specchietto per le allodole di parole chiave come "sicurezza" o "tutela dei giovani", l'obiettivo reale è uno solo: trasformare il migrante nel nemico pubblico numero uno, il virus che minaccia la purezza della patria.
L'ossessione dell'identità (e la bugia del collasso economico)
Il pilastro logico di questo comitato si riassume in un dogma indiscutibile: l'immigrazione di massa sarebbe un cataclisma per i popoli. Peccato che la realtà, quella ostinata che se ne frega della propaganda, racconti una storia diametralmente opposta. I dati parlano chiaro:
- Il motore del PIL: In Italia, cinque milioni e mezzo di immigrati non stanno "sostituendo" nessuno, ma stanno letteralmente tenendo in piedi la baracca. Parliamo di due milioni di lavoratori, 600mila imprese e oltre un miliardo di euro di contributi netti versati allo Stato.
- Il welfare che non crolla: A conti fatti, la bilancia tra quanto lo Stato spende per l'accoglienza e quanto incassa grazie ai migranti è ampiamente in attivo.
- Scuole e culle: Senza i 940mila studenti di origine straniera, migliaia di classi avrebbero già chiuso i battenti a causa del nostro inverno demografico.
Eppure, si continua a gridare all'invasione che "compromette l'identità nazionale". Ma quale identità? Quella statica e polverosa di un museo abbandonato? L'identità di un popolo è un organismo vivo che si arricchisce nell'incontro. Chiudersi a riccio significa solo condannarsi all'atrofia culturale e all'invecchiamento precoce.
Il tradimento dei valori (anche cristiani)
C'è una contraddizione difficile da ignorare. Chi invoca le radici cristiane dell'Europa per sostenere la remigrazione finisce per allontanarsi da una parte significativa del magistero cattolico contemporaneo. I pontefici degli ultimi decenni, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Papa Francesco e Papa Leone XIV, hanno più volte ricordato che le migrazioni sono una realtà da accompagnare con umanità e responsabilità, tutelando la dignità delle persone senza rinunciare alla legalità. Ridurre il migrante a una minaccia permanente significa adottare una prospettiva che difficilmente trova fondamento in questo insegnamento. La proposta di legge sulla "remigrazione" non è altro che un nostalgico e pericoloso tentativo di invertire la rotta della storia. Ma la sovranità appartiene al popolo, e il popolo cambia, evolve e si rigenera anche attraverso chi sceglie l'Italia come nuova casa. Il resto è solo propaganda intrisa di paura, buona per raccattare qualche voto, ma pessima per governare il futuro.
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Rocchetti