In questi ultimi anni abbiamo raggiunto la convinzione che gli accordi internazionali di disarmo, pace e limitazione delle armi nucleari sono diventati carta- straccia, buona per farne origami.
La diplomazia fuori gioco e i diritti internazionali negati
La diplomazia sembra fuori gioco di fronte alla prepotenza dei potenti della terra e ai loro giochi truccati che ci raccontano di false sicurezze, protette dagli armamenti. E così siamo arrivati a sostenere che solo il riarmo può garantire la pace mondiale.
Anche l’Ucraina, nel 1994, aveva firmato il Memorandum di Budapest con Stati Uniti, Regno Unito e Federazione Russa, basato sulla richiesta di non proliferazione delle armi nucleari. Abbiamo visto come quel Memorandum non sia stato rispettato e neppure firmato, se non dall’Ucraina stessa. Con l’invasione della Russia che è venuta qualche anno dopo, tutto è precipitato in un crescendo di invasioni e disconoscimento dei diritti internazionali.
Alla Biennale il messaggio dell’Ucraina
Alla Biennale di Venezia il Padiglione dell’Ucraina lancia un appello di attenzione non solo verso la situazione della nazione occupata, ma risveglia un monito a tutte le realtà internazionali che assistono alla caduta delle garanzie di sicurezza.

E lo fa esponendo la figura di un origami gigante, ritagliata dalla carta (in origine) ed ora realizzato in cemento con le stesse caratteristiche della tecnica di origine giapponese. Rappresenta la figura di un cervo, animale fragile, pacifico e libero, contrapposto ai simboli bellici del potere militare.
Il viaggio del cervo, animale fragile e pacifico
Il progetto intitolato “Security Guarantees” si articola in due sedi: la scultura è visibile sulla Riva Cà di Dio all’Arsenale, mentre in Campo della Tana il padiglione espone materiali d’archivio e la documentazione del viaggio del “cervo” tra i paesi europei. All’origine, la scultura - opera dell’artista Zhanna Kadyrova - era stata posta sui resti di un jet sovietico destinato al trasporto di armi nucleari nella città di Petrovsky nella regione di DonetsK. Con l’arrivo degli invasori russi, la scultura è stata smontata e posta in sicurezza, in attesa di intraprendere un lungo viaggio tra gli stati europei, per poi approdare a Venezia.
La Commissaria del padiglione ucraino ha affermato, in occasione dell’inaugurazione, che il monumento è simbolo non solo della situazione magmatica del suo paese ma è anche testimonianza dei tanti ucraini che, come la scultura, hanno dovuto abbandonare il loro martoriato paese.

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