Elezioni 01/Come voto e perché. Per l’Europa e per il comune di Bergamo

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Nei giorni scorsi Franco Pizzolato scriveva su questo Blog: “Chi devo votare?” La domanda mi ha molto fatto riflettere, perché nei venti anni passati, non ho mai avuto dubbi: ho sempre votato PD. Perché?  Per diversi motivi

Il PD, il mio “partito ideale”

Innanzi tutto per la sua storia: era nato dall’antica idea di Berlinguer e di Moro del “Compromesso storico”, che voleva mettere insieme due partiti, che, nelle loro diversità, rappresentavano un popolo di elettori attratti idealmente dalla Buona Politica, intesa come servizio del Bene Comune. Era il Partito di Veltroni, che con il suo Codice Etico intendeva mettere da parte l’uso della Politica come strumento di affermazione o, peggio, di arricchimento personale, conformemente ai principi della “Questione morale”, sollevata poco prima degli anni di Mani Pulite.

Per me, cristiano cattolico, impegnato a tradurre nel proprio lavoro i principi di trasparenza, di rispetto delle persone e dei diritti di ciascuno, di competenza e di disponibilità, era quello il partito ideale, soprattutto per il tema, che mi ha sempre coinvolto, della “lotta alle disuguaglianze”, che non consideravo solo un tema “etico”, ma un tema di progresso economico e sociale del Paese. 

Dunque il PD, come “veicolo” per mettere a disposizione del sociale le mie competenze professionali e di vita.

La mia eresia: considerare più le idee che l’appartenenza politica

Ho portato avanti nel PD questo impegno per molti anni, dalla sua nascita fino all’anno scorso, quando, con evidenza, mi sono accorto che ero considerato “fuoco amico”, perché, come cristiano, portavo avanti le mie idee senza badare “all’appartenenza di corrente”. Se questo, da una parte veniva considerato a volte come motivo di stima in altre occasioni, ultimamente, è stato motivo di “scandalo”: ho sottoscritto una dichiarazione di tipo lib-lab a sostegno di Elena Carnevali da parte di un gruppo di imprenditori e professionisti indipendenti.

Insomma, da cristiano, mi sento molto vicino ai principi costituzionali così come sono enunciati in particolare dagli arti. 3 e 4.

Per il comune di Bergamo

Non ho mai votato a destra, così anche quest’anno voterò Elena Carnevali, che fra l’altro conosco personalmente da molti anni come persona libera e  appassionata alla Politica come servizio. La voterò dunque, ma non dalla lista del PD e neppure dalla lista Gori, ma dalla sua lista indipendente, per marcare il mio dissenso e soprattutto la mia delusione verso un partito divenuto schiavo da una parte delle sue divisioni interne e dall’altra delle ambizioni personali dei maggiorenti, che cercano visibilità all’ombra di chi detiene il potere di decidere. 

Penso che Elena sarà eletta sindaco, e mi congratulerò con lei, ne sarò orgoglioso, la appoggerò convintamente, ma avrà un grande lavoro da fare, da una parte per “riconoscere” iil supporto ottenuto da una coalizione variegata e dall’altro soprattutto per resistere alle pressioni degli interessi economici di gruppi attratti dagli investimenti in programma per “Porta Sud”, che ammonteranno a circa un miliardo di Euro. 

Anziché trasformare l’ex-scalo merci in un grande “bosco urbano”, già è stato decisa la realizzazione di un Centro Direzionale, moderno, con grandi edifici ed un grande consumo di suolo (non si sa quanto se pure inferiore a quello stabilito nei piani precedenti il nuovo PGT).

Elena si troverà a gestire una trasformazione epocale del Comune di Bergamo: lo saprà fare senza farsi condizionare dagli interessi delle lobbies?

Sarà questo il suo vero banco di prova.

Per l’Europa

Per quanto riguarda la Politica Estera ed il voto alle Europee, più che per il partito voterò per le persone: in particolare per Simonetta Flaccadori, per il suo impegno per una politica seria di accoglienza dell’immigrazione, per Caterina Avanza, seriamente impegnata da anni nelle commissioni europee per portare avanti programmi concreti di sviluppo dell’Europa e non per usare il seggio come strumento di visibilità e per Giuseppe Zollino, per essere la massima personalità italiana competente in tema di transizione energetica (senza un nucleare avanzato e del tutto sostenibile non è possibile raggiungere la neutralità climatica nel 2050 e tanto meno a Bergamo, città pilota, nel 2030: nel frattempo la nostra industria paga l’energia a costi molto superiori a quelli di Francia, Germanie, Spagna, ecc. ed allora non lamentiamoci dei bassi salari e continuiamo a pagare bollette esorbitanti per il gas…)

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