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La presenza e l’attesa dell’Avvento

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Il Vangelo della prima domenica d’Avvento richiama i giorni di Noè, un tempo di uomini inconsapevoli e ignari, incapaci di vigilanza e attesa.
Tutte le Letture del giorno sono un appello alla pace, a lasciare le contese tra nazioni, i litigi e le gelosie della quotidianità, le “opere delle tenebre”. Il cuore è invitato a restare sveglio, chiamato all’amore e all’incontro, lì dove il Signore viene, ogni giorno.

 

1 (totale lunetta)
Storie di Noè, 1436-1440 circa, affresco trasferito su tela, cm 215 x 510, Santa Maria Novella

 

Gli affreschi di Paolo Uccello

Il chiostro dell’ex convento di Santa Maria Novella a Firenze ha assunto la denominazione di “Chiostro verde” per via del colore dominante usato negli affreschi, quasi monocromi, eseguiti sulle pareti nel ‘400 da Paolo Uccello.

I dipinti, ora trasferiti su tela, raffigurano vari episodi della Genesi, tra cui la storia di Noè.

Nella pittura di Paolo Uccello convivono stilemi tardo gotici con la nuova maniera e ricerca rinascimentale; si trova l’eleganza lineare di alcuni profili femminili e la solida e monumentale espressività di figure che ricordano Donatello e Masaccio.

L’artista inventa soluzioni compositive e spaziali sorprendenti, affiancando nella lunetta la scena tempestosa del diluvio, che sta sulla sinistra, e quella della recessione delle acque e l’uscita dei sopravvissuti, sulla destra.

L’arca è specularmente raddoppiata - con grandi pareti simmetriche di legni e travature oblique - in un’unica immagine che racchiude i due diversi momenti e tempi della storia.

 

2 parte sinistra, il Diluvio
Il Diluvio
3 parte destra, la Recessione delle acque
La Recessione delle acque

Qui la prospettiva non è strumento di definizione ordinata e logica dello spazio ma costruisce piuttosto un irrazionale e onirico luogo di spaesamento e angoscia, uno spazio smisurato di vertigine e paura. Lo sguardo è spinto in profondità in un vortice che enfatizza la tensione drammatica.

Anche l’uso quasi esclusivo dell’ocra rossa e della terra verde conferisce alla scena e alle presenze un aspetto allucinato, nel concitato affollamento di donne e uomini che lottano rabbiosi e si dibattono spaventati per salvarsi e non essere sommersi, e nella descrizione di una natura piegata e spezzata sotto il turbine del vento e dell’acqua.

Moltissimi i particolari, le invenzioni, le figure che paiono fantasmi: un uomo a cavallo con la spada - l’animale tiene a stento la testa fuori dall’acqua - combatte con un uomo di profilo che brandisce un grande bastone, un giovane prova a emergere, sputa uno zampillo d’acqua, un altro cerca di salvare i propri piatti dorati mentre affonda, un uomo vuole trovare scampo in una botte, al centro, in primo piano, una donna avvinghiata a un uomo, di schiena; la coppia cavalca un bufalo semisommerso, una figura s’aggrappa all’arca, un albero è scosso dal vento, ovunque pioggia dirotta e rami spezzati che volano via nella tempesta.

Le immagini che ricordano terribili drammi contemporanei

Cadaveri scorciati di uomini e bambini annegati richiamano alla mente terribili drammi contemporanei.

 

4 (particolare bambino)
Un bambino (particolare)

Una densità di presenze invade la scena in pose studiate con cura ad incastrarsi quasi l’una con l’altra (come l’uomo in primo piano col bastone e quello dietro appoggiato all’arca, l’uno complementare all’altro).

Sulla destra Noè si affaccia dall’arca ricevendo la colomba col suo ramo d’ulivo, una grande monumentale figura (papa Eugenio IV, Cosimo il Vecchio, ancora Noè?) si staglia ieratica mentre le mani di un disperato che affonda gli afferrano le caviglie.

C’è poi l’ossessione del pittore per la prospettiva anche nella virtuosistica rappresentazione dei mazzocchi, i tipici copricapi fiorentini sfaccettati: uno sulla testa della donna di spalle in primo piano, un altro caduto sulle spalle dell’uomo col bastone.

 

5 (mazzocchio)
Il “mazzocchio” (particolare)

Questi affreschi che raffigurano un diluvio furono parzialmente sommersi e rovinati dall’alluvione dell’Arno che nel 1966 invase le strade di Firenze.

La descrizione di Vasari

Nei suoi scritti Vasari descrive così gli affreschi:

… fece il Diluvio con l’arca di Noè, ed in essa con tanta fatica e con tant’arte e diligenza lavorò i morti, la tempesta, il furore de’ venti, i lampi delle saette, il troncar degli alberi, e la paura degli uomini, che più non si può dire. Ed in iscorto fece in prospettiva un morto al quale un corbo gli cava gli occhi, ed un putto annegato, che per aver il corpo pieno d’acqua fa di quello un arco grandissimo. Dimostrovvi ancora vari affetti umani, come il poco timor dell’acqua in due che a cavallo combattono, e l’estrema paura del morire in una femmina e in un maschio che sono a cavallo in su una bufola [bufala], la quale per le parti di dietro empiendosi d’acqua, fa disperare in tutto coloro di poter salvarsi: opera tutta di tanta bontà ed eccellenza, che gli acquistò grandissima fama (…).

Fecevi anco il sagrifizio con l’arca aperta, tirata in prospettiva, (…) e nell’aria si vede Dio padre che appare sopra al sagrifizio che fa Noè con i figliuoli; e questa di quante figure fece Paolo in questa opera è la più difficile; perché vola col capo in scorto verso il muro, ed ha tanta forza, che pare che il rilievo di quella figura lo buchi e lo sfondi…

 

6 (Dio e l'arcobaleno)
Dio e l’arcobaleno (particolare)

La presenza e l’attesa

Impressiona l’invenzione di questo Dio benedicente (che compare nelle scene dipinte sotto la lunetta): scorciato, rovesciato all’ingiù ad accompagnare con il suo arco quello dell’arcobaleno della promessa, dell’alleanza e della pace.

Il richiamo alla vigilanza, all’attesa viva e fiduciosa, attraversa tutta la Scrittura. In essa leggiamo che “Noè era uomo giusto e integro e camminava con Dio”.

Con l’Avvento si apre un tempo per riconoscere più profondamente quella presenza che accompagna i nostri giorni: ogni istante è abitato dal mistero della presenza del Signore; la sua incarnazione si dice in ogni incontro.

Sono nostri i drammi di chi compie il viaggio pericoloso e difficile, nostre le paure e le cattiverie del mondo. Ci spingono ad invocare il cielo sulla terra e una nuova creazione: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”; ma lo spirito già attraversa la terra col suo respiro.

Una colomba aleggiava sulle acque della creazione; Noè s’affaccia dall’arca per ricevere la colomba che reca il ramo d’ulivo, diventata nella memoria degli uomini l’immagine della pace.

A conclusione del periodo d’Avvento ancora una colomba sigillerà il nuovo patto e la nuova creazione quando Gesù, al Giordano, uscirà dalle acque rivestito dallo Spirito e dal vangelo. L’immagine dell’uomo.

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