Significativi particolari in due grandi immagini del Crocifisso.
Uno è il dipinto di Giovan Battista Moroni che si trova ad Albino.
L'altro è l'uomo dolente, sconfitto, crocifisso di Santa Maria Maggiore
Il colore della Resurrezione
Nella chiesa di San Giuliano ad Albino è conservato un dipinto di Giovan Battista Moroni che rappresenta l’agonia di Cristo in croce contemplata dai Santi Bernardino e Antonio da Padova.
Moroni blocca la scena nel momento - come raccontato dai Vangeli - della massima luce che diventa tenebra: “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra” (Mt 27, 45); “Venuto mezzogiorno si fece buio su tutta la terra” (Mc 15, 33); “… era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò…” (Lc 23, 44).
Il Crocifisso domina il paesaggio vasto e profondo. La luce si incupisce nelle lontananze e nel variare delle luci. Un faro luminoso sfora il cielo tempestoso per proiettarsi sul corpo di Cristo, in particolare sul perizoma mosso dalla brezza che squassa la terra.
Proprio il colore del perizoma - aranciato di abbagliante cangiantismo in un’atmosfera di dramma - suscitò molti interrogativi e qualche perplessità nella critica storica. Venne spiegato come elemento emozionale molto apprezzato nella devozione controriformista: “Un brivido assaliva certamente il riguardante quando l’occhio, alzandosi, si imbatteva nel violento contrapporsi dell’imprevedibile giallo del perizoma del Crocifisso al diffuso verde-grigio dell’atmosfera” (Mina Gregori).
Forse questo irrompere di colore gioioso in un clima di morte vuole significare molto di più: l’annuncio di una prossima festa dove vincerà la vita.
L’oro della divinità
In un altro corpo di uomo dolente, sconfitto, crocifisso - il grande Cristo in croce di Santa Maria Maggiore - è emerso un indizio interessante.
Con l’ultimo restauro, dall’attenta rimozione di strati aggiunti di colore, sul perizoma è emersa una originaria preziosa bordatura in oro, cancellata, forse dal tempo, forse da differenti accostamenti al tema della Passione.
Anche in questa opera d’arte la presenza di oro sembrerebbe contrastare con la derelitta miseria del condannato, scarnificato e butterato: già il perizoma, solennemente drappeggiato, restituisce l’idea di un deferente coprire nudità con drappi regali; è l’anticipo di una rivelazione: “Il velo del tempio si squarciò’ in due…allora il centurione che gli stava di fronte…disse: veramente quest’uomo era figlio di Dio” (Mc 15, 39).
Antica arte suggestivamente fedele ai testi evangelici.