La famiglia ha bisogno della scuola
La famiglia ha bisogno della scuola, anzitutto perché chi cresce, giovane vita, deve potere allargare e approfondire le esperienze del mondo e della vita. Quella vita che in famiglia può sempre trovare, poi, racconto, raccoglimento, intreccio con le vite di genitori e fratelli ed anche alcune “prove pratiche” di responsabilità e di cura.
La famiglia ha bisogno della scuola perché le vite giovani che vi crescono si trovino con altre e diverse vite, arricchiscano le visioni e gli incontri, e anche si ritrovino nelle domande e negli sguardi pieni di novità e di ricerca di senso, quelli che segnao la propria generazione.
La famiglia ha bisogno della scuola per conoscere di nuovo i suoi piccoli di donna e di uomo
La famiglia ha bisogno della scuola perché altre donne e uomini e adulti, capaci e preparati, spesso madri e padri anche loro, consegnino memorie, esperienze, linguaggi e abilità costruite dall’umanità e dalle tradizioni nel tempo. E, in una “zona franca”, aiutino ad essere ricercatori ed iniziatori, ad immaginare e a costruire insieme.
La famiglia ha bisogno della scuola per conoscere di nuovo i suoi piccoli di donna e di uomo, che ora segnano il loro cammino. Per lasciarli andare e riaccoglierli nel respiro di case dalle quali partono, escono, sono avviati. Case nelle quali tornano si reincontrano e nelle quali sono riaccolti e riaccolgono. A volle arricchiti, a volte provati: comunque accolti.
La scuola può far respireare le famiglia e le vite che vi crescono
La scuola può far respirare le famiglie e le vite. La scuola ha bisogno di ogni famiglia per saper incontrare, ascoltare e riconoscere le vite piccole e giovani che vi si raccolgono venendo da storie diverse. Sono storie di parole, di pensieri, di emozioni e di memorie che la scuola renderà trama per tessere con le discipline, le tecniche, le didattiche, un sapere per la vita. E percorsi di ricerca, di conoscenza, di esperienza.
La scuola ha bisogno di ogni famiglia perché le sue esperienze e le sue pratiche – di lavoro e di responsabilità, di cura e di presenza civile, di comunicazione e di ospitalità – diano anche riferimenti e contributi per la ricerca e lo studio. E siano racconto e testimonianza della bellezza, dei legami fecondi, della vita comune, di un pensare bene.
La scuola ha bisogno di ogni famiglia per costruire, insieme...
La scuola ha bisogno di ogni famiglia per costruire, insieme, un’attenzione sollecita, trasparente e delicata al crescere delle possibilità e delle identità delle figlie e dei figli che le sono affiati, al loro fronteggiare le sfide e le fatiche, al loro respirare la libertà e l’impegno. Per farne figli e figlie della speranza, della promessa.
La scuola ha bisogno di ogni famiglia per verificare e approfondire valori e obbiettivi, per costruire progetti ed esperienze educative e formative nei territori, nelle economie, nelle trame sociali . E riuscire così a stendere trame di sostegno reciproco, di riconoscimento, di inclusione, tra famiglie, tra scuole, tra comunità.
Le famiglie possono dare vita e racconto alle esperienze di scuola
Le bambine e i bambini, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno della famiglia e della scuola perché un sapere della vita, e non solo un bagaglio di conoscenze e di tecniche, si costruisca nelle relazioni, in storie condivise, nella storia comune. Nella comunità.
Restando ben radicati nella realtà e, insieme, prendendone le distanze per studiarla e immaginarla. Avendo un tempo e un posto tutto per sé, e vivendo spazi, incontri e storie con altre e con altri. Dialogando e curando in fraternità e filialità, e partecipando, confrontandosi e cooperando in socialità e riconoscimento.
Vivere bene la famiglia e la scuola, ed anche uscirne, vivere oltre ed altro
Le bambine e i bambini, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di vivere bene la famiglia e la scuola, ed anche di uscirne, di vivere anche oltre ed altro, perché la loro è una comunità da fare, una comunità a venire. Han bisogno di vivere aggregazioni e associazioni, oratori e CRE, esperienze sportive ed espressive, momenti di cura prestata; anche momenti di sosta, di silenzio, di incanto.
La bambine e i bambini, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di ereditare e di superare. Di cogliere lasciti, indicazioni e di sapere avviarsi, di iniziare.
Sono figlie e figli (anche gli adulti di famiglia, e quelli a scuola lo sono) della vita, dei sogni e dei cammini tracciati del passato e della speranza di futuro che si fa impegno e coltivazione.
Anche gli adulti di famiglia e quelli che “fanno scuola” si ricordino il loro essere figli e figlie della vita.
Bisogno di infanzia
La comunità dei viventi ha bisogno dell'infanzia, della vita giovane, della scuola. La comunità dei viventi continua a nascere in ogni famiglia, in ogni nascita di vita nuova.
L'esperienza della scuola è un'esperienza di tenerezza, di ridiffusione della tenerezza nelle comunità, nelle relazioni, nella natura. Tenerezza di pensiero, conoscenza cura ritessuta continuamente, anche a partire da passaggi difficili e conflittuali, e nella esperienza pratica dell' incontro, del confronto, dell'approfondimento.
Sostenibilità e attenzione ai beni comuni sono la cornice di questa "oasi della parola" che è la scuola
Sostenibilità, attenzione ai beni comuni, all'ambiente, alla giustizia ed alle possibilità di vita nel presente del futuro (nel futuro che si gioca nel presente) sono nella cornice di questa "oasi della parola" che è la scuola. Per bambine e bambini ragazzi e ragazze l'incontro che avviene con le persone adulte che han cura di loro può avere la forma di un mondo che accade, che avviene. Che apre al nuovo, e a narrazioni biografiche - e familiari , e comunitarie - libere da vincoli, impedimenti, predestinazioni, fragilità che possono diventare handicap ed esclusioni.
A scuola il mondo e la comunità dei viventi non si danno subito, solo, quasi esclusivamente come oggetti di spiegazione, descrizione, giudizio.
Sono cose amate, sentite offerte, osservate, che han valore . Piene di attese e di vulnerabilità; quindi chiedono cura e responsabilità. Forza, strumentalità, freddezza, calcolo possono essere capaci di ferita , di ingiustizie, di non rispetto.
La bambina che cura l'insalata
Chi conosce e ciò che è conosciuto nascono insieme come conoscenza, conaissance, co-nascita. Il mondo è pieno di visioni che attendono occhi. La bambina che a scuola cura l'insalata, è attenta alla luce e all'acqua giuste, e le chioccioline le toglie e per loro cerca luoghi adatti; l'insalata poi la pulirà con altri e la vivrà come condivisione in mensa.
La scuola, e le famiglie, certo le comunità, hanno bisogno delle vite in infanzia e giovinezza. Anzitutto perché sono queste che fanno presagire la farfalla e il suo volo mentre il bruco rischia di vedere solo la fine e di sentirne il timore! Poi perché quelle vite, se bene curate, ascoltate e colte nel loro valore proprio, se bene accompagnate al fiorire possono rappresentare una “generazione di riparatori”, di rigeneratori, di tessitori.
“Viene giù la piena!”, avvisa l’adulto. “Ma i salmoni saltano!”, gridano i bambini
Repair, in inglese, ci rinvia al riparare danni e sofferenze, ma anche al riconciliare, perdonare e chiedere scusa. Al riaprire la vita.
Oggi, in un mondo di fragilità, spesso di rotture e fratture, di tristezze e solitudini serve chi abbia cura tenera, sappia sognare e vedere quel che nasce, senta prossimità e sensibilità. Sappia pensare e insieme sentire, cercare altro e cercare oltre.
“Viene giù la piena!”, avvisa l’adulto. “Ma i salmoni saltano!”, gridano i bambini.