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Il corpo che “racconta”. Cicatrici e rughe

Il “Corriere" dà notizia di una singolare iniziativa del fotografo Niccolò Zorza.
Le cicatrici sono il segno indelebile di lotte passate e di passate vittorie.
Le rughe sono segni costruiti dal corpo e che dicono, semplicemente, che siamo vecchi

Le grandi sofferenze lasciano un segno

Leggo la notizia sul Corriere. “L’iniziativa del fotografo Niccolò Zorza per ‘raccontare le persone partendo dalle loro ferite”. “Sull’avanbraccio di Rebecca c’è una cicatrice che ricorda i tagli che si infliggeva. (…) Sul petto di Stefania c’è una cicatrice che parte dal torace e arriva all’ombelico, ricorda il suo cuore malato e le operazioni che ha affrontato (…). Daniele ha subìto un’amputazione alla gamba sinistra, conseguenza drammatica di un incidente stradale (…). E poi Mattia, il petto squarciato da una faglia per asportagli il tumore che si annidava dentro (…)”. 

Idea decisamente geniale. L’articolo – di Jacopo Stormi – insiste sulle molte, diverse sfide che i protagonisti hanno ingaggiato con il male, la sventura, la sfortuna per essere quello che sono. E le cicatrici sono lì a testimoniare le lotte ingaggiate e le vittorie riportate. Il fascino di quei segni sta nel fatto che sono scritti, indelebilmente, sul corpo dei protagonisti. 

Le cicatrici e la propria storia personale. Le rughe

L’articolo suggerisce anche un altro tema legato a questa singolare iniziativa. Le cicatrici sono soprattutto un ricordo, ricordo di qualcosa che è stato: una specie di storia condensata in un segno, un’incisione della pelle. Il corpo è, visto così, un libro aperto che racconta una storia, la nostra storia. O meglio: che costringe a raccontarla, perché il segno è muto, chiede una parola che lo spieghi, che lo racconti, appunto. Semmai, di suo, il segno dice che nella nostra vita è successa una sofferenza. E quindi, prima che mi si racconti una storia, so che si tratta di una storia dolorosa. Curioso, inquietante che un segno non dato dalla nascita, provocato dopo, sia lì a testimoniare che abbiamo dovuto attraversare una sofferenza. Il nostro corpo è interessato a raccontare o, come si diceva, a far raccontare i nostri dolori. 

Per questo un altro segno che il nostro corpo spesso offre agli sguardi di tutti è molto più rassicurante, quasi consolante: le rughe. La rughe spesso assomigliano alle ferite e viceversa. Ma hanno, di loro, che è stato il corpo stesso a imprimersele. Si è affaticato, si è ripiegato su di sé e la pelle ha seguito i movimenti del corpo, si è dotata di qualche piega che prima non aveva. Le rughe sono lì a dire, semplicemente, che siamo vecchi, che la pelle sente la stanchezza e si affloscia, come il corpo tutto.

Siamo molto preoccupati dei nostri vestiti, di come far apparire il nostro corpo, di come “farci vedere”. Non si sarebbe la moda e non ci sarebbe buona parte del nostro lavoro e dei nostri mercati se non ci fosse questa preoccupazione. 

Ma, prima di tutti i vestiti e di tutti i mercati, il corpo dice, con il suo linguaggio inequivocabile, due cose semplicissime: che ci è capitato di soffrire e che ci è capitato anche, con il passare degli anni, di invecchiare. 

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