Tina Anselmi e il “Vangelo civile” della Costituzione

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“Da laico nella città” – Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

Tina Anselmi, figura divisiva
Per la Lega

Pur “riconoscendo come la figura di Tina Anselmi sia di rilevante importanza” la giunta di centro destra di Marcon, un paese non lontano da Castelfranco Veneto, ha deliberato di “esprimere parere non favorevole” alla scelta di intitolare il istituto scolastico che ospiterà i bambini della scuola elementare primaria di primo grado. “Si ritiene opportuno individuare una personalità non avente carattere politico, considerato che l’intitolazione di una scuola dovrebbe avere una valenza soprattutto educativa, piuttosto che ideologica.” Il sindaco, Matteo Romanello, eletto con la Lega ma ora in procinto a passare a Fratelli d’Italia, si è poi lamentato delle vivaci polemiche seguite alla scelta. 

Chi era Tina Anselmi?

“Tina, nome di battaglia Gabriella, anni diciassette, giovane, come tante, nella Resistenza. Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità….». Comincia così la sua autobiografia, da leggere!,  “Storia di una passione politica” (Sperling & Kupfer), curata da Anna Vinci e pubblicata alcuni  anni fa.

Una ragazza del profondo Veneto che giovanissima (nasce nel 1927) scopre nel suo paese cosa è la dittatura e cosa il fascismo e il nazismo volevano portare.

Quando ho scoperto i giovani impiccati, il nipote del medico ucciso, la morte barbara e disumana, ho capito che non potevo rimanere indifferente”.

Entra quindi nella Resistenza, sceglie il nome di Gabriella, come l’arcangelo Gabriele, il messaggero dell’annunciazione: staffetta partigiana, cento chilometri al giorno in bicicletta, la fame e la paura. Finita la guerra,  sindacalista dei tessili, poi sceglie la politica attiva nella Democrazia Cristiana, molto vicina al pensiero di Aldo Moro: per tre volte sottosegretario e poi primo Ministro donna della Repubblica, al Lavoro e alla Previdenza sociale. Vara la legge di “parità di trattamento tra uomini e donne”: una vera rivoluzione per quei tempi, anche se è rimasta incompiuta. Nel 1978, da titolare del dicastero della Sanità, partecipa all’istituzione del Servizio sanitario nazionale, una conquista che oggi viene studiata dagli storici per spiegare il primato italiano di longevità.

La Costituzione, il Vangelo civile

Una donna con la schiena diritta e senso assoluto delle istituzioni, una credente che ha saputo coniugare il vangelo laicamente, senza prediche o orpelli ma traducendolo in una passione per la verità e la giustizia. Che ha cercato sempre di comporre la fede con la laicità dello Stato e della politica e ha cercato di tradurre gli ideali di libertà in progetto di “democrazia compiuta” fatto di dialogo, ascolto, collaborazione tra diversi in vista del bene comune. Che ha fatto della Costituzione il suo Vangelo civile.  

La Costituzione “nata dalla Resistenza”: la citava spesso e la usava come bussola, come punto di riferimento quando doveva prendere decisioni importanti. Come nel 1981 quando le chiesero di presiedere la commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. Un lavoro straordinario – 198 persone ascoltate, centinaia di migliaia di carte – per far luce sul sistema occulto che condiziona la vita nazionale. Il dossier conclusivo è una meticolosa controstoria d’Italia che denuncia gli intrecci fangosi tra politica, apparati militari, servizi segreti, finanza, perfino il Vaticano. 

Un lavoro coraggioso per il quale ha ottenuto più attacchi che ringraziamenti. Un lavoro – questo sulla P2 – che non le sarà perdonato. È sotto il governo Berlusconi che, nel 2004, viene promosso su iniziativa della Ministra Stefania Prestigiacomo un dizionario delle donne italiane. La voce “Tina Anselmi” è un’infilata di cattiverie:  «improbabile guerriera», «furbizia contadina», modello anticipatrice della «futura demonologia politica, distruttiva e futile». Un attacco quanto mai ingiusto e sconsiderato. Anche in questo caso pochi, pochissimi, tra i cattolici di questo Paese faranno sentire la loro indignazione.

Tina Anselmi morirà a Castelfranco Veneto la notte del 1 novembre 2016, a 89 anni. Piero Grasso, allora Presidente del Senato, così la ricorderà in Aula:

Dentro la Democrazia Cristiana e per il Veneto rappresentò un pungolo costante contro ogni affievolimento del senso etico, della testimonianza e dell’azione politica. Fu un personaggio scomodo ed esemplare, fuori dalla logica delle cordate e della cooptazione. Tina Anselmi ci ha trasmesso la fulgida testimonianza di un impegno civile e di una passione etica che rappresenteranno un modello sempre attuale per le Istituzioni repubblicane e per tutti i cittadini, specie per le giovani generazioni a cui spetterà raccogliere idealmente il testimone della staffetta “Gabriella”.

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