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Icone sul legno della guerra

Hubert Kampa dipinge icone mariane nel suo studio a Breslavia, in Polonia. Le tavole su cui realizza le opere sono i coperchi delle casse di munizioni e di armi provenienti da Mariupol, “Città di Maria”.

Hubert Kampa è un iconografo; prima della devastazione di Mariupol realizzava icone secondo i canoni secolari radicati nella devozione passata da Bisanzio a Kiev alla fine del primo millennio.

Le icone: materia che si trasfigura

Nell’antica tradizione preparare un’icona è una liturgia, significa iniziare un percorso “di accostamento a un divino nascosto”.

Tutto il percorso di preparazione rispetta da secoli un preciso canone che cristallizza forme, colori, materiali; preparare un‘icona è un percorso devozionale di preghiera operosa, quasi un “sacramentale”.

La materia che darà forma all’immagine sacra deve subire una metamorfosi. Il legno per la tavola di supporto all’immagine viene “predestinato”: il seme di quell’albero, per quel legno, viene individuato con cura e piantato in una posizione previlegiata, presso acque limpide, in piena luce, dall’alba al tramonto. A suo tempo quel legno maturo, privo di nodi, verrà lavorato e scavato dalla sgorbia con la giusta misura suggerita della temperanza.

Huber Kampa ha scelto per le sue icone legni ben diversi, fuori dal canone, ma dentro la storia, portando alle estreme conseguenze il significato dell’Incarnazione. Con Cristo il divino si è reso presente, totalmente altro e totalmente prossimo; l’icona vuole annunciare: “quello che le nostre mani hanno toccato …”.

Nel canone iconografico, il divino rimane indefinibile, fisso in forme fuori dal reale, ma dentro una materia che pende forma nuova, che si guarda e si tocca. L’icona evoca la perfezione della bellezza che si è fatta carne condividendone conflitti, contraddizioni, ferite e sentimenti.

Il territorio bergamasco conserva un’importante, suggestiva icona, arrivata  a Olera, frazione di Alzano, in circostanze non ancora chiarite e in tempi lontani.

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L’icona di Olera

Madre di dio della Passione – Icona sec. XV – Chiesa parrocchiale di Olera

 

Nella struggente bellezza della rara e preziosa icona conservata ad Olera, coesistono male e bene, annuncio di morte ed epifania di salvezza.
Il Bambino alza lo sguardo verso l’Arcangelo, vede la Croce e un improvviso spasmo di terrore gli sfila il sandaletto che, appeso alla stinga, penzola dalla caviglia. La sua tunica è bianca come il sudario della sepoltura. Lo sguardo dolente della Madre annuncia un doloroso destino.

Molti sono i segni che annunciano il glorioso epilogo. Gli Arcangeli portano gli strumenti della Passione, ma con le mani velate simbolo di adorazione al cospetto della teofania. Il fondo della tavola allude al mistero del divino: è ricoperto d’oro, materia incorruttibile, simbolo di luce e di realtà trasfigurata. La cintura del Bambino è tinta di rosso, segno della divinità che lo resusciterà preparando tempi “altri”

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Le icone di Mariupol

Huber Kampa crea le sue icone seguendo un diverso, nuovo canone; la guerra sconvolge anche culture millenarie, non solo città e popoli.

Cambia il supporto, ma il messaggio resta identico.

Nelle sue icone l’Incarnazione si “tocca” su legno povero (come quello della croce); non simboli, colori, categorie teologiche, ma materia viva passata nelle tribolazioni della storia di oggi.

Il legno che ha portato distruzione e dolore, proprio nella città dedicata a Maria, si converte in “presenza altra”, diventa il volto della “Madre di Dio della Passione” e la violenza della guerra si trasforma in immagine di misericordia, anticipo della definitiva vittoria sul male.

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